Yasujiro Ozu, un maestro del cinema da riscoprire: quali sono i suoi migliori film?

Yasujiro Ozu, un maestro del cinema da riscoprire: quali sono i suoi migliori film?
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Spesso identificato come il più importante regista di sempre, e osannato come un maestro dai principali autori mondiali attualmente attivi, primo fra tutti Martin Scorsese, Yasujiro Ozu è certamente una figura di spicco nella storia del cinema.

Autore di innumerevoli pellicole, tutte realizzate per la casa di produzione Shochiku, quasi a dimostrazione del ligio rigore che caratterizzava (e caratterizza ancora oggi) la sua poetica, Ozu è stato, a differenza di suoi contemporanei come Kenji Mizuguchi o Akira Kurosawa, ancorato uniformemente ad un solo genere cinematografico, il cosiddetto 'gendaigeki', il dramma giapponese con ambientazione contemporanea. Più nello specifico si è sempre interessato al allo 'shomingeki', un sotto-genere tipico del gendaigeki nel quale ci si focalizzava principalmente sulla gente comune, sulla loro quotidianità, sulla vita di tutti i giorni.

Il suo cinema incredibilmente piano, dolente e interessato all'inevitabilità del cambiamento, che regola non solo il mondo ma soprattutto i rapporti tra gli individui (spesso i protagonisti dei suoi film sono genitori e figli, o mariti e mogli), può dividersi principalmente in due 'tempi': il primo, tra gli anni '30 e '40, e che attraversò anche la Seconda Guerra Mondiale, era un cinema più libero, nel quale la messa in scena osava spesso e volentieri notevoli movimenti nello spazio, e dal quale emergono alcuni film importanti come Figlio unico, Sono nato ma ..., C'era un padre e Fratelli e sorelle della famiglia Toda.

La sua fama, e l'impatto che avrebbe avuto sulla storia del cinema, si devono tuttavia al suo 'secondo cinema', quello della maturità stilistica che iniziò a formulare dalla fine degli anni '40 e i primi anni '50 e che avrebbe caratterizzato il resto della sua produzione: macchina da presa sempre bassa, movimenti di camera totalmente assenti, dissolvenze sparite, primissimi piani aboliti, alla ricerca di un rigore che, progressivamente, ridusse il suo lessico filmico all'essenziale. In questi anni arrivarono alcuni dei più grandi capolavori di ogni tempo, da Viaggio a Tokyo a Tarda primavera, da Fiori di equinozio a Buongiorno, da Il gusto del sakè a Tardo autunno: opere che avrebbero definito l'universo stilistico e poetico di uno degli autori più influenti della storia del cinema, il cui marchio si sarebbe impresso anche sul cinema di Paul Schrader, tra gli altri.

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