The Weinstein Company: la migliore opzione sarebbe adesso la bancarotta?

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Che Eric Schneiderman, procuratore generale dello Stato di New York, sia l'uomo che guiderà verso la tanto temuta bancarotta la The Weinstein Company? Beh, a quanto pare il destino della compagnia nell'occhio del ciclone a causa degli abusi del suo co-fondatore, Harvey Weinstein, si starebbe avviando verso questo specifico viale del tramonto.

È infatti ormai da ottobre che la società ha cercato di allontanare lo spauracchio del Chapter 11 della legge fallimentare statunitense, cercando di trovare alternative in prestiti da società di private equity o perseguendo una vendita della società e della sua libreria di oltre 300 film, in parte ingombrante.

Il passato week-end un accordo di vendita con un gruppo di investitori guidato da Maria Contreras-Sweet è stato così vicino dall'avvenire che Schneiderman avrebbe addirittura presentato una lawsuit di domenica, in via del tutto eccezionale, fatto davvero raro. Al momento il procuratore insisterebbe per una vendita in modo che venga donato un compenso alle vittime di Harvey Weinstein e versate le dovute sanzioni finanziare dalla società per aver coperto la condotta deplorevole del suo co-fondatore.

Lo stesso Schneiderman ha dichiarato in conferenza stampa lunedì: "Se gli acquirenti saranno seriamente intenzionati a comportarsi nel modo più giusto sia da dipendenti che da vittime, allora l'accordo potrebbe sistemare davvero i problemi della compagnia". Eppure gli investitori non sarebbero intenzionati a soddisfare le richieste di rimborsi e penalità del procuratore generale, tanto che una fonte vicino all'accordo lo darebbe adesso per morto e "tutt'altro che resuscitabile".

Data poi la richiesta di Schneiderman di porre la TWC sotto costante supervisione per garantire che non si presentino più malsane condotte sessuali, ogni acquirente dell'ultima ora intenzionato a un accordo per salvare la compagnia dalla bancarotta sarebbe comunque minacciato dalla prospettiva di continue interferenze esterne. In aggiunta, dei cinque film della compagnia in produzione nel mentre delle accuse, solo Paddington 2 aveva un valore medio-alto (20 milioni di dollari), mentre gli altri come The Current War e Hotel Mumbai non raggiungerebbero neanche la soglia media, tanto che qualcuno considererebbe il fatto di venderli "come un privilegio per perdere ancora più soldi".

Insomma, la bancarotta sarebbe divenuta improvvisamente l'opzione migliore per la The Weinstein Company, dato che da un mero punto di vista transizionale, vendere la società per bancarotta offrirebbe al rialzo le proprietà dell'azienda, senza pretese o interessi, fattore che economicamente sarebbe più lucroso per Bob Weinstein e Glasser.

Vada come vada, il valore di uno studio un tempo prestigioso ha subito comunque un altro duro colpo.

FONTE: THR
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