The Lighthouse, il regista torna sul rapporto sul set con Robert Pattinson

The Lighthouse, il regista torna sul rapporto sul set con Robert Pattinson
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Con il suo primo film, The Witch, nel 2015 Robert Eggers è stato premiato come miglior regista al Sundance. Subito dopo gli è stata offerta l'opportunità di lavorare nel cinema mainstream, cosa che ha fatto capire al regista "quanto fosse instabile, strano e sciocco il settore". La sua carriera continua ora con The Lighthouse.

Presentato lo scorso anno a Cannes, e girato in bianco e nero in 35 mm con un formato dalle proporzioni quasi quadrate, il film - ricco di scene scioccanti - è uscito negli Stati Uniti e tra gennaio e febbraio arriverà in gran parte dell'Europa (per l'Italia, invece, non c'è ancora una data certa).

Robert Eggers è tornato recentemente a parlare di The Lighthouse in un'intervista al quotidiano The Guardian. Ha definito il suo film, che nella trama ha elementi riconducibili a Herman Melville ed Edgar Allan Poe, "esagerato e grottesco in ogni suo aspetto. È così che l'ho progettato, volevo fare un film in cui Freud e Jung mangiassero furiosamente i popcorn."

The Lighthouse può essere definito un'allegoria sul conflitto generazionale, con un giovane personaggio (Robert Pattinson) che si ribella al vecchio tiranno (Willem Dafoe). "Cerco di rimanere chiuso nella mia cella alchemica, il più lontano possibile dal presente" ha scherzato Eggers. "Ma ogni tanto io e mio fratello [co-sceneggiatore] ci dicevamo: Perché stiamo facendo un film su questi due tizi? E dopo la prima bozza ci siamo detti: Ok, ok, in realtà stiamo illustrando il problema."

La realizzazione è stata più complicata del previsto. "Immaginavo delle difficoltà, ma è stato peggio! Eravamo isolati in questa piccola comunità di pescatori in mezzo al nulla, stavamo impazzendo."

Qualche tempo fa Robert Pattinson aveva raccontato di aver scelto il progetto perché cercava un ruolo strano, e di essere stato a un passo dal prendere a pugni il regista durante le riprese. "Rob e Willem, se guardi alle loro scelte di carriera, prediligono le cose difficili. È quello che cercano. Non sapevo volesse prendermi a pugni quel giorno, perché è molto professionale. Anzi, il supervisore al guardaroba mi ha detto che era pronto per un altro ciak, se fosse stato necessario."

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