Roma, Alfonso Cuarón: "Se possibile provate l'esperienza del film in sala"

Roma, Alfonso Cuarón: 'Se possibile provate l'esperienza del film in sala'
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Il regista è tornato negli ultimi tempi a parlare della sua ultima opera, Roma, pellicola che presto verrà rilasciata sul servizio di streaming Netflix a partire dal 14 dicembre. Al centro del dibattito, oltre alla fonte da cui il filmmaker ha attinto la sceneggiatura del film, la diatriba tra distribuzione in sale e sulla piattaforma a pagamento.

Nel corso di un evento tenutosi a Londra, Alfonso Cuarón ha rivisitato il processo di scrittura del lungometraggio che ha conquistato il Leone d’oro alla 75ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. A detta del cineasta messicano la sceneggiatura era basata su tre solidi pilastri inamovibili:

Il primo riguarda il personaggio di Cleo, basato sulla donna che mi ha cresciuto, sono parte della sua famiglia; il secondo ha a che fare con il processo, lo strumento doveva essere il ricordo; il terzo si concentrava sull’utilizzo del bianco e del nero”.

Il progetto per Cuarón è sempre stato pensato dunque come un’opera intima, profondamente personale, non a caso contiene elementi autobiografici che più volte sono stati da lui discussi nel corso delle molteplici interviste alle quali è intervenuto. Questo suo racconto così privato è stato da lui composto nell’arco di sole tre settimane:

Ho finito lo script e non l’ho più letto di nuovo e nessuno l’ha mai fatto, né gli attori, né la crew, nessuno ha letto la sceneggiatura, l’unica persona che l’ha fatto, l’unica, è stato il mio socio David Linde della Participant, il quale ha detto ‘Beh, ho bisogno dello script per via dell’assicurazione, altrimenti non posso finanziarlo’. Gli ho risposto ‘Sì, ma dovrai leggerlo solamente tu!’ e lui fa ‘Ok, mandami una bozza’ e, pur sapendo che lui non parla lo spagnolo, gliene invio una scritta in quella lingua.

Non ho mostrato il testo ai miei vecchi collaboratori come Alejandro Gonzáles Iñárritu, Guillermo Del Toro, Pawel Pawlikowksi o mio fratello Carlos perché sapevo che mi avrebbero dato stupendi consigli che mi avrebbero fatto deviare. Ho voluto semplicemente preservare la purezza di queste memorie e il modo in cui erano accadute”.

Per Cuarón questa è stata anche la prima opportunità di collaborare con il gigante dello streaming Netflix. Il regista ha espresso gratitudine per l’azienda, in particolare per come gli abbia permesso di lavorare. Questa partnership, tuttavia, non è stata vista di buon occhio dall’industria di settore, non a caso Cinépolis, una delle più grandi catene di multisale cinematografiche operanti nell’America Latina, ha distribuito Roma in un numero limitato di sale proprio nello Stato in cui è nato Cuarón. Sul punto è intervenuto lui stesso esprimendo il suo pensiero:

Nessun film che realizzo è pensato per essere visto con un telefono. Se qualcuno sceglie di vederlo in questo modo è una sua scelta ma spero che la gente che ha a cuore l’arte di fare cinema voglia vederlo sul grande schermo. Come spero che accada, se potete per favore andate a vedere Roma al cinema.

Quello di cui stiamo facendo parecchia esperienza con le piattaforme non è necessariamente cinema; è qualcosa di più connesso con la TV. È una cosa diversa quella, è fantastica, è una grande cosa, mi diverto a guardarle e anche se mi perdo in una soap o in una serie non è per il suo valore cinematografico. Mi perdo nella storia e in un certo senso tutto questo sta diventando un mezzo per pigri lettori. Non voglio demonizzare comunque il mondo delle serie, mi divertono, ne sto scrivendo anche una”.

Negli ultimi tempi è intervenuto sull’argomento anche Ted Sarandos, chief content officer di Netflix, il quale ha ribadito che l’azienda non è in conflitto con nessuno, tantomeno con gli operatori delle sale cinematografiche. Questo, tuttavia, non comporta per Sarandos che la distribuzione su Netflix non possa aiutare ad allargare la platea degli spettatori, specie se si considera che molto spesso le copie prodotte di un lungometraggio non raggiungono i punti più disparati del Paese. Il discorso del chief content officer tende quindi a puntare sulla qualità del prodotto anziché sul mezzo utilizzato per la visione, il quale dovrebbe servire semplicemente quale canale di diffusione che nulla toglie alla qualità del contenuto.

Voi cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti!

Roma, nel frattempo, ha portato a casa ben tre candidature ai Golden Globes 2019 nelle categorie di miglior regista, migliore sceneggiatura e miglior film straniero. La cerimonia di premiazione avrà luogo il prossimo 6 gennaio 2019.

FONTE: Deadline
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Roma

Roma
  • Distributore: Netflix
  • Genere: Drammatico
  • Regia: Alfonso Cuaròn
  • Interpreti: Marina de Tavira, Marco Graf, Yalitza Aparicio, Daniela Demesa
  • Sceneggiatura: Alfonso Cuaròn
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