Roberto Benigni, ecco perché il Leone d'Oro a Venezia fa discutere

Roberto Benigni, ecco perché il Leone d'Oro a Venezia fa discutere
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La scelta della Biennale di assegnare a Roberto Benigni il Leone d'Oro alla carriera durante la prossima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia è destinata a far discutere e, mentre vi scriviamo, già le prime polemiche hanno cominciato a fioccare. Ma da cosa deriva tutto ciò?

Roberto Benigni è senza dubbio uno dei personaggi più discussi dello spettacolo italiano da ormai quasi mezzo secolo: sin dai suoi esordi il comico toscano si è presentato come un personaggio divisivo, capace di farsi amare da alcuni e odiare da altri... Riuscendo però, nel corso della sua carriera, ad attirarsi le critiche anche di chi l'aveva idolatrato!

Il Benigni che va dagli esordi al pre-La Vita è Bella è volgare, sboccato, senza freni inibitori: gli spettacoli del tour TuttoBenigni e film come Berlinguer ti Voglio Bene, grazie anche a quel personaggio indimenticabile che è il Cioni Mario, resero il nostro un vero manifesto dell'artista di sinistra lontano da compromessi, capace di essere un elemento di rottura in quel circo spesso imbolsito e liturgico che è il mondo dello spettacolo italiano.

Dicevamo dell'essere di sinistra, perché nell'analizzare l'epopea Benignana è praticamente impossibile scindere l'artista dagli ideali politici: quegli stessi ideali che lo portarono in breve tempo a essere inviso al pubblico schierato più o meno verso destra, in particolar modo durante gli anni dell'ascesa di quel Silvio Berlusconi costantemente bersagliato dall'attore di Non ci Resta che Piangere.

Qualcosa, però, ad un certo punto cambia: il trionfo agli Oscar di La Vita è Bella fa da spartiacque nella carriera del nostro, che da quella clamorosa serata hollywoodiana tornò carico tanto dei complimenti dei suoi colleghi d'oltreoceano quanto delle critiche anche piuttosto feroci dei suoi connazionali, poco convinti da quell'interpretazione relativamente fiabesca del dramma della Shoah e dalla voglia di ingraziarsi gli americani con quel tanto discusso finale.

Dai primi anni 2000 in poi, dunque, Benigni diventa un corpo estraneo anche per quella sinistra che tanto bene gli aveva voluto: l'attore sembra aver perso la verve e la cattiveria che lo contraddistinguevano nei decenni precedenti, la sua satira è meno pungente e le sue performance più innocue, tra una lettura di Dante e una della Costituzione. Il colpo di grazia, infine, arriva con l'appoggio al referendum costituzionale indetto nel 2016 dal governo Renzi: un dietrofront che i fan di vecchia data non riescono a perdonare ad un artista che fino a qualche anno prima si faceva portavoce di una sinistra parecchio lontana da quella espressa dall'allora Presidente del Consiglio.

Insomma, tra ideali politici traditi e vena artistica in fase calante (il post-La Vita è Bella del Benigni regista è fatto di film dimenticabili, tra un La Tigre e la Neve e un Pinocchio), l'uomo che prendeva in braccio Berlinguer non si trova certo in una posizione facile in quanto a simpatie del pubblico: il Leone d'Oro a Venezia, dunque, sembra l'occasione adatta per il definitivo rendez-vous con fan delusi e detrattori storici.

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