Ridley Scott rivisita Black Hawk Down: "Spero di non essermi sbagliato"

Ridley Scott rivisita Black Hawk Down: 'Spero di non essermi sbagliato'
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Nel 2001 l'infaticabile Ridley Scott, piuttosto che godersi il successo scaturito da Il Gladiatore (2001), usciva al cinema con Hannibal e Black Hawk Down, due film diversissimi oggi entrambi considerati cult.

In occasione della riedizione in 4K del film bellico candidato a cinque premi Oscar, incluso quello per la miglior regia a Scott (nel 2002, la seconda consecutiva dopo quella per Il Gladiatore), l'autore si è seduto con Deadline per rivisitare il film incentrato sulla terribile e sanguinosa battaglia di Mogadiscio.

Qui sotto vi riportiamo gli estratti più salienti dell'intervista:

DEADLINE: Hai raccontato di soldati in battaglia fin dal tuo primo lungometraggio, The Duellists del 1977, e spesso e volentieri sei tornato sui personaggi militari e sulle guerre, esplorando diverse epoche e contesti storici con Gladiator, Robin Hood, G.I. Jane, Kingdom of Heaven, e, naturalmente, Black Hawk Down. Hai scoperto che l'essenza stessa della guerra è immutabile nel corso dei secoli? O la sua natura è più sfuggente?

SCOTT: No, penso che la stupidità della guerra sia sempre la stessa. Nessuno è un vincitore. Ogni vincitore di ogni guerra scopre sempre di aver perso qualcosa. Ironia della sorte, stavo controllando delle cose l'altro giorno per motivi tecnici, e mi sono imbattuto in The Duellists su Netflix e sono rimasto assolutamente sbalordito nel vedere quanto sia così squisitamente attuale. Non riguardo mai i miei vecchi lavori ma mi sono preso dieci minuti, e mi sono incazzato perché dopo due ore ero ancora lì: il motore del film funziona ancora all'interno della stessa equazione sulla follia e la stupidità della guerra. Guerra tra due uomini, in quel caso, che combattono per un motivo così futile che alla fine nessuno dei due riesce più a ricordare.

DEADLINE: Sembra una piacevole sorpresa, come un regalo di San Valentino dal tuo passato.

SCOTT: È stato grandioso, si. La cosa sorprendente di queste piattaforme streaming è che, in un modo o nell'altro, cercheranno di pubblicare un prodotto nella sua forma migliore possibile. Spesso i film vengono rovinati a causa delle anteprime, perché poi vengono 'aggiustati'. Non c'è niente di peggio di un'anteprima per diminuire l'effetto originale di un film."

DEADLINE: Immagino che questo accada più spesso di quanto io non immagini ...

SCOTT: Beh, si, che ne dici di ogni singola fottuta volta? Andando avanti con gli anni mi sono sempre più gradualmente allontanato dai miei film, perché se ripeti una battuta 20 volte allora smette di essere divertente. [...] Cerco di mantenermi il più possibile lontano dal progetto una volta che l'ho girato. Il punto è ottenere un montatore eccellente, così che non sia costretto a partecipare ad un montaggio. Quello che succede quando ci si siede nella stanza del montaggio è che ti senti stanco, e inizi a tagliare tutto a causa della stanchezza. Quindi quello che devi fare è tenere le distanze".

DEADLINE: Quindi preservare quel distacco - o forse separazione è una parola migliore - aiuta il regista a mantenere la sua capacità di una nuova valutazione?

SCOTT: Sì, separazione è una buona parola perché il montatore viene pagato per dare vita alla roba che il regista ha girato, e a quel punto quando il film è montato il regista è una specie di vergine, okay? Puoi notare le cose che vanno e quelle che non vanno e correggere il montatore e lui dirà 'oh cazzo hai ragione' e allora insieme potete sistemare il film definitivamente. Ora, parte di questa equazione è astratta, ovviamente, è una variabile, perché ci sono molti registi fottutamente folli e un sacco di pessimi montatori, quindi è un procedimento che non è possibile applicare a tutti.

DEADLINE: Sono di più i registi folli o i pessimi montatori?

SCOTT: Diciamo che è come nello sport. Ci sono delle buone squadre, delle squadre di media classifica e altre che sono terribili.

DEADLINE: Quando io e te abbiamo parlato in passato, sono rimasto affascinato dalle tue opere e dall'integrazione dei tuoi storyboard con il tuo processo di realizzazione di un film. Ne hai disegnati anche per Black Hawk Down o, dato che c'erano delle vere riprese video dell'area del raid e delle sue conseguenze, ti sei basato su quelle?

SCOTT: No, ho tutti i miei storyboard al sicuro in un caveau. Quelli per Black Hawk Down saranno alti qualcosa come sei pollici [quindici centimetri, ndr], e quando so che sto facendo un film ... sto preparando un film in questi giorni, e la cosa si sta ripetendo ... cerco sempre di avere il miglior sistema di percezione possibile. Disegno molto, tantissimo, sia molto bene che molto velocemente, posso letteralmente disegnare ogni singola inquadratura del film che voglio realizzare così da averle davanti ai miei occhi su una lavagna. una pagina a dispersione come una reazione istintiva a quello che ho intenzione di fare per una scena e la espongo in una vera lavagna. In quel caso riempii tre muri di lavagna. [...] Cose del genere per me sono di vitale importanza perché fondamentalmente quando iniziano le riprese ho già tutto il film sia nella mia testa che filmato su carta.

DEADLINE: Il cast del film era già impressionante al momento del rilascio, ma se possibile ripensandoci ora col senno di poi è ancora più impressionante. La maggior parte di quegli attori ha avuto delle carriere importanti. Puoi parlare un po' del cast e della tua visione riguardo ad esso?

SCOTT: Avevo visto Eric Bana in Chopper e Russell Crowe aveva garantito per lui. Non sono riuscito a trovare il suo agente, quindi lo chiamai direttamente. Mi presentai e gli chiesi se voleva fare un film con me e lui disse si e basta. Non sapevo perché, ma l'ho identificato come un personaggio specifico, un tipo tranquillo che si adattava perfettamente a lui. Ha interpretato una persona realmente esistita, anzi credo che quella persona sia ancora viva oggi. Fu un vero eroe, perché tornò indietro per scoprire dove erano rimasti i tre corpi dei suoi compagni e li nascose, individuò il punto e avvertì le forze alleate che in quel modo poterono entrare per recuperare i corpi. In modo da rispettare il codice 'Leave no man behind'. Comunque, è interessante notare che, se non sbaglio, questo sia stato il primo film di Tom Hardy.

DEADLINE: A volte il piano migliore è quello di riportare tutti sul bus della squadra e tornare a casa tutti interi. È una reazione che sospetto che molti spettatori abbiano avuto a Black Hawk Down.

SCOTT: Sì, sai, il film venne proiettato alla Casa Bianca, quindi ovviamente partecipai a quello screening per curiosità. Il presidente [George W. Bush] non era presente, ma c'erano Donald Rumsfeld e Dick Cheney. Non è che abbiano voluto scambiare troppe parole, hanno detto qualcosa tipo 'un buon film' e poi se ne sono andati. Ma c'erano anche molti soldati lì. E se ricordi, al momento degli eventi reali accaduti a Mogadiscio, Clinton si era appena insediato e aveva fatto rientrare gran parte dell'esercito americano. Ai soldati quella cosa non andò mai giù, perché se fossero stati nel pieno delle forze avrebbero potuto terminare il lavoro che erano stati mandati a fare in principio, e cioè eliminare questo tipo [Mohamed Farrah Aide] perché stava praticando il genocidio. Erano lì per un motivo e volevano portare a termine il loro compito. Quindi voglio credere che la ragione per cui si trovavano lì fosse giusta. Spero di non essermi sbagliato.

Per altri approfondimenti sul cinema di Ridley Scott, recuperare i nostri speciali Everycult su Blade Runner e Everycult su Alien.

FONTE: Deadline
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