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Oltre all'inaspettato trionfo di 1917 nelle categorie Miglior Film e Miglior Regia e all'uscita a mani vuote di The Irishman, a sorprendere di più della cerimonia di premiazione dei Golden Globes 2020 è stato il selvaggio, dissacrante, irriverente e caustico monologo di Ricky Gervais, per la quinta volta host della serata.

Accompagnata da diverse polemiche legate a un tweet considerato dagli esponenti della woke culture americana di natura transfobica e per questo preso di mira e attaccato duramente via social, l'ennesima esperienza da presentatore dell'attore e stand-up comedian britannico era attesa al varco e non ha certo deluso. Gervais è da sempre un comico che sceglie di prendersi grandi rischi in nome di un'irriducibile libertà di satira, dunque scrivendo e portando in scena battute molto pesanti e assolutamente scorrette, che in pochi al giorno d'oggi oserebbero pronunciare in una vetrina tanto importante come quella dei Golden Globes.

Lui lo ha fatto e non ha risparmiato davvero nessuno. Ha subito iniziato con lo scandalo legato a Felicity Huffman, arrestata per corruzione: "La limousine con cui sono arrivato ha una targa fatta da lei". Cominciano i primi brusii in platea, dove c'è sicuramente qualche amico o conoscente della collega. Alcuni ridono, molti altri no, come Tom Hanks che storce naso, bocca, occhi e ogni altra parte del viso. Gervais zittisce tutti ironicamente.

Passa poi subito agli executive e ad altri produttori importanti di Hollywood, che a suo avviso hanno una cosa in comune: "La paura di Ronan Farrow", che per chi non lo sapesse è il giornalista figlio di Mia Farrow e Woody Allen che ha svelato per primo nel 2017 gli abusi sessuali perpetrati da Harvey Weinstein sul New Yorker. Dice Gervais: "Sta venendo a prendervi". Le risate sono più sincere, adesso. Restando in tema, passa ai film "sulla pedofilia": "Surviving R. Kelly, Leaving Neverland, I Due Papi". La faccia di Jonathan Pryce alla battute sul film che lo vede protagonista è davvero scocciata, per non dire sconcertata.

Poi tocca alla HFPA (Hollywood Foreign Press Association). L'host dice che sono stati molti gli artisti di colore ad essere snobbati, quest'anno, ai Golden Globes: "Non potete farci niente: sono dei veri razzisti". Poi si indica da solo: "Sono qui a presentare per la quinta volta, fate voi". Anche nell'In Memoriam: "Anche lì non è diverso: sono principalmente dei bianchi".

Si passa anche a The Irishman con grandi leggende come Robert De Niro, Al Pacino e "Baby Yoda": "Ah no, scusate", dice poi Gervais: "È solo Joe Pesci". E poi parla degli attacchi di Martin Scorsese ai cinecomic, che ricordiamo ha definito "parchi giochi e non cinema": "Sono d'accordo con lui", spiega: "Solo che non capisco cosa ci faccia lui nei parchi a tema. Non è alto abbastanza per le montagne russe e le altre attrazioni". Scorse è divertito. De Niro di più. Continua Gervais: "È piccolino". Le risate prorompono.

Tocca a C'era una volta a Hollywood e a Leonardo DiCaprio: "Davvero lunghissimo. DiCaprio è andato alla premiere del film e alla fine, quando è finita, la sua ragazza era troppo vecchia per lui". Leonardo ride sguaiatamente e accetta con fair play la battuta, sicuramente più di altri.

Non si risparmia poi neanche con il flop e le recensioni negative di Cats, ridendo prima del film ("una recensione ha detto che Cats è la cosa peggiore successa ai gatti dopo i cani"), e poi di James Corden e Judi Dench, dato che quest'ultima ha difeso apertamente il film: "Ha detto che il suo era un ruolo che era destinata a interpretare". Gervais si blocca e ride: la battuta è pesante e ammette 'non posso dirla". Si ricompone e ovviamente la dice: "Certo, perché la cosa che ama di più è rotolarsi sul tappeto, alzare la gamba e leccarsi la f**a". La telecamera zooma sul volto divertito e sconvolto di Gwyneth Paltrow mentre tutti ridono. Chris Evans soprattutto.

È il turno di Apple, entrata a novembre nel mondo delle piattaforme streaming. Dalla compagnia di Cupertino passa anche ad Amazon e Disney e al parterre di attori presenti, generalizzando per assurdo e partendo dal particolare, da The Morning Show, definendolo "uno show incredibile che parla di dignità e della cosa giusta da fare": "Se non fosse che è stato sviluppato da una compagnia che possiede delle fabbriche sfruttatrici in Cina. Dite tutti si esservi svegliati ma le compagnie per cui lavorate non le vedete? Voglio dire, Apple, Amazon, Disney. Se l'ISIS decidesse di aprire un suo servizio streaming chiamereste il vostro agente, ne sono sicuro".

E alla fine una stoccata finale sui discorsi politici e l'ipocrisia di Hollywood legandosi proprio al discorso di Apple & company: "Se vincete un premio, questa sera, non usate questo palco come piattaforma per un discorso politico. Non siete in alcuna posizione di superiorità per dare una lezione al pubblico, su niente. Non conoscete nulla del mondo reale. Molti di voi hanno trascorso meno tempo tra i banchi di scuola di Greta Thunberg. Quindi, se vincete, salite sul palco, accettate il premio, ringraziate il vostro agente e il vostro dio e andatevene a 'fanculo".

Sette minuti di spettacolo.

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