Il processo ai Chicago 7, quanto fu grave la condotta del giudice Hoffman nella realtà?

Il processo ai Chicago 7, quanto fu grave la condotta del giudice Hoffman nella realtà?
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"You are a shande far die goyim" dice Abbie Hoffman al giudice del processo ai Chicago Seven, Julius Hoffman. "Sei motivo d'imbarazzo per gli ebrei" afferma. Il giudice è uno dei personaggi cruciali anche del film di Aaron Sorkin ma come si comportò realmente nella vicenda giudiziaria raccontata in Il processo ai Chicago 7.

Incaricato di presiedere il caso dei Chicago Seven, il giudice Julius Hoffman avrebbe segnato per sempre in maniera negativa la sua carriera mostrando evidente antipatia nei confronti degli imputati. Fino a quel momento i suoi casi più importanti erano il processo del 1960 contro il boss mafioso Tony Accardo, accusato di evasione fiscale, e un caso di frode del 1966 che si riferiva ad una presunta cura miracolosa contro il cancro.

Hoffman mostrò i suoi pregiudizi sin dall'inizio del processo ai Chicago Seven, disprezzando quattro avvocati difensori e incarcerandone due. Ignorando totalmente i potenziali giurati progressisti. Non che gli imputati fossero esenti da colpe nel rapporto con il giudice, a cui venne affibbiato il nomignolo dispregiativo di Mr. Magoo, con Abbie Hoffman che lo chiamò 'Julie' e mandò un bacio alla giuria. Gli imputati trascorsero i mesi del processo bivaccando in aula, certamente non aiutandosi davanti ad un giudice pregiudizievole.
Il comportamento degli imputati, tuttavia, era generato dalla palese mancanza di neutralità del giudice, che per tutto l'arco del processo ha avallato a senso unico le tesi dell'accusa. Proprio come accade nel film di Sorkin, dove il giudice è interpretato da Frank Langella.

Su Everyeye potete leggere la recensione di Il processo ai Chicago 7 e le dichiarazioni di Eddie Redmayne sul film di Sorkin.

FONTE: Vulture
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