Predator: Jean-Claude Van Damme spiega i motivi del licenziamento

Predator: Jean-Claude Van Damme spiega i motivi del licenziamento
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Una delle più grandi star dei cinema action e cosiddetti 'picchiaduro', Jean-Claude Van Damme, ha rilasciato un'intervista a The Hollywood Reporter, nella quale ha ripercorso alcuni passaggi della propria carriera. Tra i vari argomenti trattati anche il presunto licenziamento dal set del primo film del franchise Predator.

Nel film Jean-Claude Van Damme avrebbe dovuto indossare proprio i panni dell'alieno cacciatore. Ma qualcosa andò storto e negli anni si sono alimentate anche diverse leggende metropolitane sulla questione:"Mi dirigo in questo posto, dove mi mettono addosso dei bastoncini e iniziano a colarmi qualcosa di bollente sul corpo. Mi piace respirare, sai? Ad un amico accanto a me dissi:"Amico, non ce la farò".

L'allontanamento di Van Damme sarebbe quindi dovuto al processo di realizzazione dell'alieno, nonché dell'utilizzo del suo costume, con problemi respiratori annessi. Oltre ad una limitata mobilità che gli impediva di eseguire determinate acrobazie. A quel punto Jean-Claude Van Damme decise di parlare con il produttore, Joel Silver:"Joel mi chiese di saltare e sapevo che sarebbe stato un problema. Gli dissi 'Questo è impossibile, Joel. Penso che avremo un problema'. A quel punto mi sostituì".
Nel corso dell'intervista Jean-Claude Van Damme ricorda anche gli inizi della carriera, quando appena arrivato negli Stati Uniti conobbe Chuck Norris e lavorò come buttafuori al suo locale di Long Beach.
Jean-Claude Van Damme ha girato svariati film d'azione.


Un'altra leggenda metropolitana riguarda il suo rifiuto di partecipare al primo film de I mercenari, progetto ideato da Sylvester Stallone, perché contrario a perdere un duello con Jet Li. Van Damme era semplicemente troppo impegnato sul set di un altro film, ma partecipò al sequel.
Ha confermato invece di aver scatenato l'ira del regista di Street Fighter, de Souza, per aver interrotto una scena piuttosto complicata:"Non ricordo bene ma è da me fare una cosa del genere, perché se al ciak sento qualcosa che non va penso che poi tutto non risulterebbe credibile. Quindi meglio bloccare".
Infine il grande equivoco con l'entourage del presidente russo, Vladimir Putin:"Arrivai in questa casa agghindato in maniera casual, con un beauty-case contenente burro di cacao, filo interdentale e altre cose. Lo misi sotto la sedia. A quel punto entrò Putin con dozzine di uomini della sicurezza. Mi scusai per il mio abbigliamento ma lui si tolse la giacca e si rimboccò le maniche per mettermi a mio agio. In seguito mi allontanai per prendere la borsa ma non feci in tempo a raggiungerla che mi ritrovai venti ragazzi della security a circondarmi. Pensavano avessi una pistola. Sono davvero rapidi".


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