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Per i molti che l'abbiano visto in sala, Matrix Resurrections potrebbe esser stato accolto come un sequel evitabile. Ma dietro all'operazione di ripescaggio rimane saldamente al comando una delle Wachosky, Lana, che con questo film potrebbe aver lanciato una sfida interpretativa, soprattutto nell'ottica della sua storia di donna transgender.

Da quando è arrivato nelle sale, si è parlato molto e in ogni dove della riuscita di questo sequel complesso, nonché del senso stesso del secondo finale che Lana Wachoski ha voluto donare alla trilogia originale senza però la collaborazione con la sorella Lilly. Due registe con un’estetica multiforme e personalissima, che oltre a condividere uno stesso mestiere e un gran numero di produzioni che si sarebbero trasformate in veri e propri cult, hanno condiviso anche un lungo e complesso percorso di vita: quello della transizione.

La prima a rendere pubblica la sua transizione fu Lana, sulla quale erano iniziate a circolare voci già ai tempi della trilogia di Matrix, ma che non avrebbero trovato conferma prima del 2008, in concomitanza con l’uscita di Speed Racer. Per quanto riguarda Lilly invece, di due anni più giovane rispetto alla sorella, la regista ha fatto coming out come donna transgender nel 2016. Ora, nonostante la spiegazione del finale di Matrix Resurrections e i molteplici, infiniti piani interpretativi che si potrebbero discutere a partire da questo quarto capitolo, un approccio in particolare potrebbe rivelarsi vincente, facendo tesoro di una sfera privata che è sempre stata centrale per le due registe.

Sotto tutto il rimbombo del discorso metacinematografico con cui il quarto capitolo ha cercato di “giustificarsi” e divertire i fan meno convinti, si potrebbe nascondere un film dalle istanze transgender. Questa la visione del nostro Edoardo Ferrarese, di cui potete ascoltare le parole e leggere qui un approfondimento su Matrix Resurrections. Sono molti gli aspetti che ritornano in questa linea interpretativa. Innanzitutto il tema delle seconde opportunità, di una nuova vita da ricominciare dopo aver compiuto il passo. Ma anche e soprattutto il ribaltamento di genere che si attua fra Neo e Trinity, dove il confine fra maschile e femminile si assottiglia e l’eroina guadagna terreno rispetto all’Eletto, oltre a gridare al mondo (e al marito fittizio) la propria indipendenza.

Altro grande tema ricorrente in Matrix è poi il fatto di non essere letteralmente nel proprio corpo, come la comunità transgender insiste a spiegare a chi continui a parlare di “cambio di sesso”. Non v’è alcun cambio, quanto la necessità di riappropriarsi del proprio corpo reale, come risvegliandosi da un incubo, da una finzione, da una costrizione impostaci da una società che si fa prigione. In questo, la battaglia di Neo e Trinity si configura molto simile a quella di Lana e Lilly e della comunità transgender tutta. Un’interpretazione che raggiunge il suo apice proprio nel finale – senza spoiler – quando sentiamo per bocca di Trinity una dichiarazione a viva voce, nei confronti dell’autorità costituita, di non incasellabilità di genere. Libera dalla costrizione del proprio corpo fittizio, come ha avuto il coraggio di esserlo Lana. Voi avete visto il film? Cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti!

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