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Martin Scorsese v Marvel: "Sono film che non si prendono alcun rischio"

Martin Scorsese v Marvel: 'Sono film che non si prendono alcun rischio'
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Dopo le dichiarazioni al vetriolo lanciate da Martin Scorsese alla Marvel, il regista - attualmente in sala con The Irishman - è tornato sull'argomento spiegando meglio le proprie argomentazioni in merito alla sua visione.

Il regista è tornato sullo spinoso argomento Marvel e film da franchise in un lungo profilo dedicatogli dal New York Times, che sicuramente alimenterà ancora il dibattito attorno all'argomento e speriamo scatenerà qualche riflessione più sensata in merito alle precedenti parole dichiarate. Scorsese ha ammesso di non aver avuto l'occasione di guardare per intero un film dei Marvel Studios; il suo malcontento è rivolto principalmente alla formula standard con cui viene prodotto questo genere di pellicole.

"Qualcuno ha detto che alcuni film di Hitchcock si somigliassero tra loro, e forse è vero, lo stesso Hitchcock se l'era chiesto. Ma la somiglianza di questi film da franchise oggi è un'altra cosa. Molti degli elementi che definiscono il cinema per come lo conosco io sono presenti nei film della Marvel. Ciò che non è presente è il mistero, la rivelazione o un sincero pericolo emotivo. Nessun tipo di rischio. Le immagini sono realizzate per soddisfare una specifica serie di esigenze e sono progettate su variazioni di un finito numero di temi".

Scorsese, che compirà 77 anni questo mese, è consapevole che la sua età lo metta in un'area opposta e lontanissima dalle nuove generazioni di spettatori che invece apprezzano questo tipo di pellicole, chiamando appunto in causa il gap generazionale, e si è pure preso il tempo per lodare il lavoro di alcuni storyteller della Marvel.

"Molti film da franchise sono realizzati da persone dotate di un notevole talento artistico. Lo puoi vedere sullo schermo. Il fatto che quei film non mi interessino è una questione di gusto personale e temperamento. So che se fossi più giovane, se avessi raggiunto la maturità in questi ultimi anni, avrei potuto essere eccitato da questi film e forse avrei persino voluto realizzarne uno per conto mio. Ma sono cresciuto nella mia epoca e ho sviluppato un senso dei film - di cosa fossero o potrebbero essere - lontano dall'universo Marvel così come è lontana la Terra da Alpha Centauri".

Scorsese non ha visto film come Iron Man, Black Panther o Guardiani della Galassia, ma considera questo tipo di film come operazioni interscambiabili tra loro.

"Nel nome questi film sono dei sequel ma nello spirito sono dei remake e ogni cosa in loro è ufficialmente scandagliata perché non può essere diversamente. Questa è la natura dei franchise cinematografici moderni: ricerche di mercato, pubblico collaudato, prodotto verificato, modificato, rivisto e rimodificato fino a quando non è pronto per il consumo. Un altro modo per dirlo sarebbe che sono tutto quello che i film di Paul Thomas Anderson, Claire Denis, Spike Lee, Ari Aster, Kathryn Bigelow o Wes Anderson non sono. Quando guardo un film di uno di questi cineasti, so che vedrò qualcosa di assolutamente nuovo e mi porterà in aree di esperienza inesplorate o addirittura inimitabili. Il mio senso di ciò che è possibile nell'arte del raccontare storie con immagini in movimento e suoni verrà ampliato".

L'approccio dei film da franchise, puntualizza Scorsese, distrugge tutto ciò che lui ama nel cinema.

"C'è intrattenimento audiovisivo in tutto il mondo e poi c'è il cinema. Di tanto in tanto si sovrappongono ma sta diventando sempre più raro. E temo che il dominio finanziario dell'uno venga utilizzato per emarginare e persino sminuire l'esistenza dell'altro. Per chi sogna di fare film o ha appena iniziato, la situazione in questo momento è brutale e inospitale per l'arte. E il semplice atto di scrivere quelle parole mi riempe di terribile tristezza".

Su queste pagine potete recuperare le precedenti dichiarazioni del regista, che dal 4 novembre al 6 novembre sarà nelle sale italiane con il suo The Irishman, prima di approdare su Netflix il 27 novembre prossimo.

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