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È stata la mano di Dio, qual è la vera storia dietro il film di Sorrentino?

È stata la mano di Dio, qual è la vera storia dietro il film di Sorrentino?
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Con il suo ultimo film, Paolo Sorrentino è riuscito a mettere d'accordo tutti. Pubblico e critica, estimatori e detrattori. Perché in È stata la mano di Dio, anche chi non amava il troppo estetismo del regista ci ha letto la volontà di fare un film che sentisse davvero suo: più sobrio di tecnica, ma sincero nella storia (vera) che racconta.

Quando venne annunciato il titolo del nuovo film di Paolo Sorrentino e il legame diretto che avrebbe intessuto con Napoli e il suo più grande beniamino calcistico, molti si convinsero che protagonista sarebbe stato proprio Diego Armando Maradona. Citavano all’epoca le principali testate, prima di vedere il trailer di È stata la mano di Dio: “Paolo Sorrentino farà un film su Maradona”. Per chi ha avuto modo di vederlo, è ovvio l’errore di valutazione. Ma solo parzialmente.

Perché Maradona è stato sì centrale nella vita di Sorrentino come lo è in quella del giovane Fabio Schisa (Filippo Scotti): un fratello e una sorella più grandi e due genitori amorevoli, oltre a una pronunciata passione per il cinema che vorrebbe si traducesse in lavoro, un domani. Non fosse già palese, la storia di Fabio è la storia di Paolo, nato e cresciuto nel Vomero con un’adolescenza fondamentalmente felice, fino all’evento che ne spezzerà la giovinezza e segnerà la sua vita. Vi diremmo che stanno per seguire spoiler, se non fosse che l’evento è già noto nel trailer.

Durante un weekend nella casa di villeggiatura di Roccaraso, i genitori di Fabio muoiono intossicati per una fuoriuscita di monossido di carbono. Fabio rimarrà a Napoli per veder giocare Maradona, cosa che lo salverà. Parallelamente, racconta Sorrentino su È stata la mano di Dio: “A me Maradona ha salvato la vita. Da due anni chiedevo a mio padre di poter seguire il Napoli in trasferta, anziché passare il week end in montagna, nella casetta di famiglia a Roccaraso; ma mi rispondeva sempre che ero troppo piccolo. Quella volta finalmente mi aveva dato il permesso di partire: Empoli-Napoli. Citofonò il portiere. Pensavo mi avvisasse che era arrivato il mio amico a prendermi. Invece mi avvertì che era successo un incidente. Papà e mamma erano morti nel sonno. Per colpa di una stufa. Avvelenati dal monossido di carbonio”.

L’evento insomma combacia in tutto e per tutto, ma non finiscono qui i parallelismi. Anche scene apparentemente simboliche come l’assenza costante della sorella sono dettate dal ricordo di Paolo: “Daniela era davvero così. Io la ricordo sempre chiusa in bagno. Era tanto più grande di me e per me era bellissima. Proprio perché era sempre davanti allo specchio del bagno“. Fino a quella scena finale con Ciro Capano, regista qui interpretato proprio da Antonio Capuano, colui che introdusse per primo Sorrentino nel mondo del cinema e gli fece da mentore. E qui lo esorterà, in un certo senso, a fare questo film: “La tieni qualcos’a dicere? La tieni qualcos’a raccuntà? E dimmella!”. Finalmente l’ha detta: trovate qui la nostra recensione di È stata la mano di Dio, dal 15 dicembre anche su Netflix. L’avete visto? Ditecelo nei commenti!

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