Luis Sepúlveda, il ricordo di D'Alò: 'La Gabbianella e il Gatto doveva avere un sequel'

Luis Sepúlveda, il ricordo di D'Alò: 'La Gabbianella e il Gatto doveva avere un sequel'
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Quando dici Luis Sepúlveda, in Italia, dici anche La Gabbianella e il Gatto: il film del 1998 tratto dal racconto dello scrittore cileno Storia di una Gabbianella e del Gatto che le Insegnò a Volare è rimasto nel cuore di tanti adulti e bambini, così come in quello del regista Enzo D'Alò.

D'Alò collaborò a stretto contatto con Sepúlveda per la scrittura del film, tanto da riuscire anche a coinvolgere lo scrittore stesso nel doppiaggio di uno dei personaggi (era sua, infatti, la voce del Poeta narratore della storia).

Il regista stesso ha dunque voluto ricordare quei giorni in occasione della scomparsa di Sepúlveda: "Ci divertimmo molto. Lui fece il poeta, aveva una voce bellissima. Poi in sede di doppiaggio per coerenza scegliemmo doppiatrici, per la bambina e per la gatta, con lo stesso accento spagnolo, in modo da costruire un piccolo nucleo familiare immigrato ad Amburgo. È stato molto bravo, preciso, professionale. Era una persona stupenda, oltre al personaggio c'era una persona forte e profonda che poteva dare molto".

D'Alò ha poi parlato dell'idea di dare un seguito alla storia di Fortunata e Zorba: "C'era sempre rimasta l'idea di scrivere una Gabbianella - Il ritorno, ma tutti e due volevamo che fosse qualcosa di diverso dal classico sequel. Ragionavamo senza fretta. Volevamo qualcosa che sorprendesse il pubblico, che desse importanza a un nuovo film. Una volta era anche venuto un'intera giornata a Barcellona per lavorare insieme. Si pensava a qualcosa di generazionale: un ritorno della gabbianella come mamma, che prendesse in qualche modo il posto di Kengah: la gabbianella doveva tornare e restituire qualcosa ai gatti del porto. E se nel primo film i gatti l'avevano aiutata ad acquisire la coscienza di sé e volare via, cercavamo un modo perché stavolta lei li aiutasse a risolvere i problemi. Tante bellissime ipotesi, scritte su due taccuini che avevamo io e lui, e che resteranno tali per sempre".

FONTE: Repubblica
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