Leaving Neverland: è guerra fra il regista del documentario scandalo e la famiglia Jackson

Leaving Neverland: è guerra fra il regista del documentario scandalo e la famiglia Jackson
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Sarà anche stato accolto dal plauso universale della critica Leaving Neverland, documentario scandalo di Dan Reed che dimostrerebbe le accuse di pedofilia ai danni di Michael Jackson, ma la famiglia del Re del Pop non l'ha presa esattamente di buon grado.

Il film è stato infatti definito dagli eredi di Jackson "il tipo di esagerazione da tabloid", con lo stesso Reed accusato di essere "un opportunista".

Ora il regista ha risposto alle accuse durante un'intervista concessa in esclusiva al The Hollywood Reporter: "Il mio film è un documentario di quattro ore fatto da un documentarista di inchiesta, con alle spalle anni di carriera ed esperto nel raccontare storie complesse. E questa è una storia complessa" ha affermato Reed, che poi ha aggiunto. "Chiunque abbia una qualche conoscenza di quella forma di narrazione riconoscerebbe che il film è un documentario in tutto e per tutto. Un documentario di quattro ore è un tabloid? Nel film non parlo della figura di Michael Jackson, ma della storia di due famiglie nelle quali la figura di Michael Jackson è un elemento di sfondo. Non cerco mai di caratterizzare Michael Jackson, non faccio commenti su Michael Jackson, non è un film su Michael Jackson ... Il film è un resoconto di abusi sessuali, di come si verificano gli abusi sessuali e poi di come le conseguenze di come gli abusi sessuali si manifestano più avanti nel corso della vita di chi quegli abusi sessuali li ha subiti."

Il film segue due accusatori del Re del Pop - Wade Robson e James Safechuck - mentre raccontano la loro relazione con la star: Robson, ora 36enne, nel corso del documentario svela di essere stato molestato da Jackson dai 7 ai 14 anni e racconta il presunto abuso con particolare attenzione ai dettagli grafici. Safechuck, che da bambino è apparso insieme a Jackson in una iconica pubblicità della Pepsi, dichiara invece di essere stato abusato sessualmente dal cantante all'età di 10 anni.

Lunedì la famiglia di Jackson ha rilasciato una dichiarazione, affermando che "non possiamo starcene semplicemente in silenzio mentre viene perpetrato questo linciaggio pubblico, con gli avvoltoi e altri personaggi che non hanno mai avuto niente a che fare con Michael parlano di lui calunniandolo. Il film si basa su accuse prive di fondatezza che presumibilmente sarebbero accadute oltre 20 anni fa e le tratta come un dato di fatto comprovato."

A queste parole, Reed ha replicato: "Li capisco, hanno un patrimonio molto prezioso da proteggere. Ogni volta che qualcuno fa partire una canzone di Michael Jackson, le loro casse si riempiono un altro po'. Non mi sorprende che siano usciti dal letargo per combattere in difesa dei loro beni."

Il regista, inoltre, ha difeso a spada tratta la sua opera. "Ogni singolo documentario che ho realizzato è stato esaminato a causa dei tipi di argomenti trattati, argomenti che spesso comportano storie che la gente non vuole raccontare", ha affermato. Reed, che ha realizzato quattro film con la HBO, tra cui i Three Days of Terror del 2016 e The Charlie Hebdo Attacks, dice che non crede che la famiglia Jackson abbia visto il film. "Dalle loro dichiarazioni sospetto che non abbiano neppure visto il film, semplicemente sono affermazioni poco coerenti."

Oltre alle accuse della famiglia Jackson, il regista è stato inondato da e-mail di fan adirati, alcune contenenti persino minacce di morte. I due accusatori protagonisti del documentario hanno dovuto lasciare il Sundance Film Festival affiancati da guardie del corpo. "Alcuni dei messaggi di posta elettronica che mi sono arrivati sono dei copia e incolla, perché abbiamo trovato una pagina web che spiega alle persone cosa fare per protestare contro Leaving Neverland."

Leaving Neverland dovrebbe essere trasmesso da HBO nel mese di marzo.

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