Roman Polanski risponde alle accuse di stupro: "Calunnie da società neo-oscurantista"

Roman Polanski risponde alle accuse di stupro: 'Calunnie da società neo-oscurantista'
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Come promesso in una precedente intervista, il regista Roman Polanski ha risposto alle nuove accuse di violenza sessuale arrivate da un'attrice francese che si è dichiarata vittima di un crimine che sarebbe accaduto oltre quarant'anni fa.

Per Polanski gli atti che gli vengono imputati non sono mai accaduti, e lo ha comunicato nel corso di un'intervista esclusiva pubblicata da Paris Match: usando parole come calunnia, sabotaggio e neo-oscurantismo (per definire l'intera società) il regista sostiene che è “molto comodo accusare quando i fatti sono prescritti e non ci sarà una procedura per discolparmi”.

Oggi, a 86 anni, Polanski dichiara: “Ho avuto la fortuna di vivere in una società infinitamente più libera, non avremmo mai immaginato di vedere gruppi di manifestanti davanti ad un cinema o ad un museo per vietare una proiezione o una mostra. Oggi è assurdo. Il capo di McDonald’s viene licenziato perché ha avuto una relazione consensuale con un’impiegata, un ministro della difesa invece si dimette perché, quindici anni prima, ha messo la mano sul ginocchio di una giornalista. Si mettono in causa l’evoluzione, l’esistenza dei due sessi, i vaccini, il fatto che la Terra sia rotonda; siamo piombati in una sorta di neo oscurantismo. In quegli anni, nella mia casa di montagna a Gstaad, dove sono stato spesso dopo la morte di Sharon Tate nel 1969, ci ritrovavamo con amici e amici di amici, in un’atmosfera molto gioiosa. Avevo parecchie ragazze, è vero, non solamente storie di una notte o per il sesso, alcune sono rimaste amiche per la vita”.

Quanto alle recenti accuse di Valentine Monnier:

“Non ricordo niente di quello che racconta, perché è falso. Lo nego categoricamente. Dice che un’amica l’aveva invitata a passare qualche giorno da me, ma guarda caso non si ricorda quale amica! È facile accusare quanto tutto è prescritto da decine d’anni e si sa che non ci potrà essere una procedura giudiziaria a discolparmi. Mi accusa di averla picchiata, ma io non picchio le donne. Dice che le avrei chiesto, “Do you want to fuck?”, ma perché in inglese? Cita come testimoni due persone che oggi sono morte, molto comodo. Infine anche un terzo testimone, che però il giornale non è riuscito a rintracciare, oltre a Elizabeth Brach, mia vicina, che non si ricorda che Valentine abbia parlato di stupro. Infine c’è un ulteriore vicino, che tiene a mantenere l’anonimato, oltre a qualche testimone ancora più indiretto che un tribunale avrebbe rigettato ma che quel giornale [sta parlando di Le Parisien, ndr] riproduce senza riserve. È una storia aberrante”.

Infine il regista espande il suo discorso a tutta la società:

"Se si può condannare qualcuno con un tweet, allora è peggio del maccartismo, quando almeno c’era una commissione d’inchiesta. La caccia alle streghe è preferibile, perché nel medioevo avevano diritto a un processo, per quanto sbrigativo. Oggi si rovinano reputazioni, carriere e vite semplicemente con poche parole. Quanti innocenti ci sono nel mazzo? Ci sono senz’altro accuse giuste, ma non si cerca più di distinguere il vero dal falso. Weinstein in persona ha dissotterrato il mio passato in occasione della campagna Oscar 2003, quando aveva due film in lizza contro Il pianista. Il suo ufficio stampa mi definiva ‘stupratore di bambini’".

Polanski non si sottrae neanche dai noti fatti relativi al 1977, quando a Los Angeles fu accusato, e condannato, per aver fatto sesso con la minorenne Samantha Geimer.

Mi dichiarai colpevole per un rapporto illecito con una minore, quello che ho fatto è profondamente deplorevole, l’ho scritto anche a Samantha, con cui mi mantengo in contatto ancora oggi. Ogni volta che lanciano una nuova menzogna contro di me, tornano a lei, quando originariamente il procuratore aveva proposto un accordo proprio per evitarle un processo, la famiglia non voleva che il suo nome fosse reso pubblico. Invece è filtrato e, da quel momento, vive l’inferno. Sono anni che chiede che vengano ritirate le accuse contro di me, ha scritto più volte al procuratore che il trauma che le causa il circo mediatico è molto peggiore di quello che le feci subire io. Ma nessuno ne tiene conto. Nel 1977 ho commesso un errore e la mia famiglia ne paga il prezzo dopo quasi mezzo secolo”.

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