Francis Ford Coppola: tutti i film per riscoprire lo stile di un genio del cinema

Francis Ford Coppola: tutti i film per riscoprire lo stile di un genio del cinema
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Nel parlare del cinema e dello stile di Steven Spielberg, abbiamo già avuto modo di citare i 'movie brats', i 'ragazzacci' che tra la fine degli anni '60 e tutti i '70 rivoluzionarono Hollywood con il loro approccio: il 'leader' di questa generazione fu in più di un senso Francis Ford Coppola.

Come Spielberg, più di Spielberg e diversamente da Spielberg, Coppola ha saputo, o ha provato, tra fallimenti e vittorie, a rappresentare un ideale punto d'incontro tra la dimensione industriale e la dimensione autoriale della Nuova Hollywood, con un occhio attento, ambizioso e pronto al rischio sul piano della produzione e un altro affamato e dedito alla sperimentazione visiva, alla ricerca espressiva e allo sviluppo delle tecnologie. Del resto la lunga gavetta nella casa di produzione di Roger Corman, nella quale 'imparò il mestiere' e si occupò di ogni aspetto della lavorazione di un film, di pari passo alla passione cinefila che lo avrebbe spinto al restauro del Napoleon di Abel Gance e alla produzione di film non hollywoodiani (come quelli di Wim Wenders e Akira Kurosawa), ben rappresentano le due facce coppoliane.

Il cinema di Francis Ford Coppola è fortemente influenzato dal cinema d'autore europeo, al quale ha guardato per tutta la sua carriera: dopo i primi film, tra i quali spicca il minimalista Non torno a casa stasera (1969), che nella miglior tradizione della New Hollywood segue i canoni dell'on-the-road per raccontare la nuova America alle nuove generazioni, vince subito un Oscar con la sceneggiatura di Patton generale d'acciaio, diretto da Franklin J. Schaffner (1971), al quale segue subito il successo de Il padrino (1972), vincitore di tre premi Oscar e grande successo al botteghino nell'epoca pre-blockbuster, per il quale operò da vero apripista: film dall'andamento classicheggiante e dai toni shakespeariani, quello di Coppola è un progetto ad ampio budget che anticipa l'ambizione per una messa in scena megalomane, tra affresco storico pieno di immagini in chiaroscuro e narrazione metaforica costretta in inquadrature fisse.

Oltre alla saga de Il padrino (tornata recentemente in auge con una director's cut del terzo episodio: a questo proposito, recuperate la recensione de Il padrino Coda - La morte di Michael Corleone) film come La conversazione (Palma d'Oro a Cannes), Un sogno lungo un giorno, I ragazzi della 56esima strada, Rusty il Selvaggio e Dracula di Bram Stoker 'tradiscono' l'ambizione sperimentale e il fascino che le nuove tecnologie esercitano su Coppola, che agisce seguendo un gusto particolare per l'invenzione visiva ma anche soddisfacendo il proprio attaccamento alle vecchie tecniche del cinema classico, aspetti che ribadiscono la sua natura ambivalente di produttore avanguardista e studioso del cinema delle origini.

Tra dissolvenze estreme, sovrimpressioni, un impressionante implemento del sonoro e un uso espressionista del colore, il film che più di tutti racchiuse l'esperienza del cinema coppoliano rimane però Apocalypse Now, sua seconda Palma d'oro a Cannes: opera ossessiva alla quale l'autore sarebbe tornato ossessivamente nel corso di tre diversi decenni (realizzando tre diverse versioni: l'originale, la seconda Apocalypse Now Redux e la terza Apocalypse Now Final Cut), l'epico war-movie rappresenta il perfetto punto di incontro le ambizioni letterarie del Francis Ford Coppola autore e quelle industriali del Coppola produttore, capace di mettere in scena sequenze di assoluta e impressionante spettacolarità in una cornice narrativa astratta, quasi surreale e onirica, che si interroga sui più profondi abissi dell'anima umana.

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