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Don't Look Up, parlano 4 esperti di clima: "Un trionfo, i cineasti non l'hanno capito"

Don't Look Up, parlano 4 esperti di clima: 'Un trionfo, i cineasti non l'hanno capito'
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È già diventato il terzo film più visto di sempre su Netflix, eppure ha spaccato in due la critica Don't Look Up, che ha accusato Adam McKay di essere stato prolisso e didascalico. Ma quattro esperti di clima, intervistati dal Guardian, si sono detti davvero entusiasti di quanto il film rispecchi la realtà e le loro esperienze.

Leonardo DiCaprio stava per finire congelato dopo aver salvato due cani sul set di Dont Look Up, tuffandosi in un lagio ghiacchiato. Noi invece, se non diamo ascolto al film e alle migliaia di altri che ci stanno gridando in ogni modo che il tempo sta scadendo, in fatto di riscaldamento globale, finiremo tutti arrosto. Generalmente elogiato dal pubblico, il film ha invece spaccato in due la critica, forse per la troppa prolissità con cui insiste sul problema del clima, dei media, del capitalismo e in generale per le critiche che rivolge ai vip che hanno ispirato Dont Look Up. Per alcuni però, l’intento (giustamente) allarmista di McKay, dichiarato anche in più di un’intervista, è il grande pregio del film.

Lo è per esempio per quattro esperti di clima che il Guardian ha voluto ascoltare per sentire cosa ne pensassero, da cui sono uscite quattro recensioni vere e proprie, ma dal lato di chi si è visto voltare le spalle da vent’anni sulla questione climatica. In primis Fiona Harvey, che non ha trovato affatto esagerata la caratterizzazione di DiCaprio e della Lawrence, collegandola anzi ai parziali fallimenti della Cop26, il recente incontro nazionale sul clima. Queste le sue parole: “Quando gli scienziati del film hanno prima lottato per divulgare i loro dati in termini sobri e misurati, e poi hanno iniziato a urlare parolacce e agitare le braccia su un’apocalisse imminente, ho annuito. Sì, è così che ci si sente, e no, nessuno ascolta, non finché non è troppo tardi”.

Su questo si è trovata d’accordo anche Nina Lakhani: “Il film ha utilizzato con successo l’impatto, scientificamente indiscutibile, una cometa che distruggerà il pianeta, per tracciare parallelismi con l'imminente apocalisse dell'emergenza climatica. Il modo in cui Kate Dibiasky è ritratta come una donna isterica sfrenata, risuonerà familiare a molte scienziate e attiviste del clima le cui conoscenze cruciali sono state messe da parte”. Sul fatto che, come è tornata a dire la Harvey, “il film non sia affatto sottile, motivo per cui gli scienziati del clima lo hanno apprezzato più di alcuni critici cinematografici”, si è espresso invece Damian Carrington: “Ho amato Don't Look Up, sia come intrattenimento che come parabola sulla crisi climatica. Ma il film è stato stroncato da molti critici, con l'accusa principale di essere pesante, schietto e troppo ovvio. Ma è proprio questo il punto”.

Molto in disaccordo invece Ketan Joshi: “Dobbiamo confrontarci con i difetti più profondi di questo film. Stranamente assente è un chiaro analogo dell'industria dei combustibili fossili: Rylance vuole sfruttare la ricchezza mineraria della cometa, ma non sta pilotando l'asteroide a scopo di lucro. Il film spreca ore su culto delle celebrità, algoritmi, meme e privacy dei dati. Ma i veri cattivi della crisi climatica non sono i cittadini distratti da Ariana Grande e Twitter. Sono i capi dell'industria dei combustibili fossili”.

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FONTE: The Guardian
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