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Cuties, Netflix e la regista rispondono alle accuse: " È denuncia, non sessualizzazione"

Cuties, Netflix e la regista rispondono alle accuse: ' È denuncia, non sessualizzazione'
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Nelle ultime ore una vera e propria tempesta mediatica ha travolto Cuties, nuovo film Netflix accusato di sessualizzare le sue attrici e, in senso più ambio, le bambine. Ma la regista Maïmouna Doucouré e la piattaforma streaming non sono d'accordo e anzi rispondono alle accuse spiegando il vero significato della pellicola.

"Cuties è un commento sociale contro la sessualizzazione dei bambini", ha detto un portavoce di Netflix ai microfoni di Variety. "È un film premiato e una storia potente sulla pressione che le giovani ragazze subiscono sui social media e più in generale dalla società in crescita. Incoraggiamo chiunque abbia a cuore queste importanti tematiche a guardare il film".

La Doucouré ha invece commentato: "Capisco che le persone che hanno dato il via alle accuse non hanno ancora visto il film e spero che lo facciano adesso che è stato distribuito. [...] Sono ansioso di vedere la loro reazione quando si renderanno conto che siamo tutti dalla stessa parte in questa lotta contro l'iper-sessualizzazione dei bambini".

La regista ha poi raccontato come nacque l'idea per il film e l'approccio che si si aveva sul set nei confronti delle attrici e di alcune scene. La Doucouré immaginò Cuties dopo aver partecipato a una festa di quartiere a Parigi, dove vide "danzare in un modo molto esplicito dal punto di vista sessuale" un gruppo di giovani ragazze sul palco, scena riprodotta anche dalle protagoniste del suo film.

"Decisi di parlare con loro per capire se fossero consapevoli e coscienti di quello che stavano facendo", ha detto la Doucouré. "In seguito ho incontrato più di cento preadolescenti che mi hanno raccontato le loro storie. Ho chiesto loro cosa pensavano della loro femminilità e di come venisse percepita nella società di oggi. Volevo sapere quale pensavano dovesse essere l'immagine che davano di sé in un momento in cui i social media sono così importanti e hanno accesso a così tante informazioni ed immagini".

"Ho creato un clima di fiducia tra me e i bambini durante le riprese", ha aggiunto: "Ho spiegato loro tutto quello che stavo facendo e le ricerche che avevo fatto prima di scrivere questa storia. Sono stata molto fortunata che i genitori di queste ragazze fossero anche loro attivisti, eravamo tutti dalla stessa parte. Alla loro età hanno già visto più volte questo tipo di danza ed atteggiamenti, oggi qualsiasi bambino con un telefono può trovare queste immagini sui social media. Abbiamo anche lavorato con uno psicologo infantile per tutta la durata delle riprese e sta tutt'ora lavorando con i bambini, perché voglio essere sicura che possano affrontare con serenità i prossimi passi della loro carriera".

FONTE: indiewire
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