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Cosa significa il finale de La donna alla finestra? Spiegazione del film con Amy Adams

Cosa significa il finale de La donna alla finestra? Spiegazione del film con Amy Adams
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La donna alla finestra di Joe Wright, interpretato da un cast ricchissimo composto da Amy Adams, Gary Oldman, Anthony Mackie, Wyatt Russell, Brian Tyree Henry, Jennifer Jason Leigh e Julianne Moore, è disponibile da venerdì 14 per tutti gli abbonati alla piattaforma di streaming on demand Netflix.

Basato sul romanzo omonimo di A.J. Finn, La donna nella finestra è una chiara riproposizione della trama de La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock, riletta però in chiave psicologica: la protagonista, agorafobica, è rintanata nel suo appartamento per via di un profondo trauma - la morte di suo marito e di sua figlia causata da un incidente d'auto mentre lei era alla guida - e considerata la sua condizione di instabilità mentale il film - e gli altri personaggi - si divertiranno a mettere continuamente in discussione le sue interpretazioni degli eventi.

Ma alla fine del film, dopo che il cattivo viene ucciso e la storia di Anna definitivamente confermata, la narrazione compie un balzo in avanti di nove mesi. In questo modo gli spettatori scoprono che, oltre che dalle ferite fisiche, la protagonista è guarita finalmente anche dalla sua agorafobia. Questo cambiamento, passato anche dalla catartica lotta con il killer avvenuta sul tetto (e quindi fuori di casa) si spiega con l'accettazione da parte della donna dell'origine del suo trauma - aver causato la morte della sua famiglia - che per tutto il corso del film aveva cercato di celare anche a se stessa.

La scena finale de La donna nella finestra, in cui Anna dice addio alla casa che era diventata la sua prigione, sia fisica ma soprattutto psicologica, suggerisce che la sua agorafobia era legata non tanto da una paura del mondo esterno, quanto dal timore di perdere la connessione spirituale con aveva con suo marito e sua figlia: in quell'appartamento, infatti, poteva continuare a fingere che la sua famiglia fosse ancora viva ma altrove e comodamente raggiungibile tramite una semplice telefonata. Fuori da quelle mure, da quelle finestre, la verità da accettare era un'altra.

Il cambiare casa è interpretabile come un atto di perdono verso se stessa, dopo il quale Anna è finalmente liberata.

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