Cinque film per capire il cinema di Zack Snyder, da 300 a Justice League

Cinque film per capire il cinema di Zack Snyder, da 300 a Justice League
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Qual è lo stile di Zack Snyder e come funziona il suo cinema? Da 300 al recente Justice League, proviamo a capire le tematiche e i tratti caratteristici del suo lavoro attraverso cinque opere che hanno segnato la sua carriera.

Parlando del cinema di Zack Snyder non si può fare a meno di ricordare le sue origini, che lo classificano in quella categoria di registi 'visuali' arrivati al cinema dopo una lunga gavetta nel mondo della pubblicità e dei videoclip musicali (che tornano spessissimo nelle famose sequenze dei titoli di testa dei sui film), dove la prima cosa che conta è l'immagine. Da quest'ottica il cinema di Zack Snyder diventa immediatamente riconoscibile come un cinema fondato sulle immagini, nel quale la trama non è mai la forza motrice ma sempre un complemento, un fine per giustificare la messa in scena di momenti, situazioni e soggetti.

Ciò è particolarmente evidente già a partire da 300, il secondo lungometraggio del regista tratto dall'omonimo fumetto di Frank Miller: e il fumetto è in un certo senso una delle basi di partenza del cinema snyderiano, il cui obiettivo sembrerebbe quello di ricreare sullo schermo lo stile plastico e 'fermo' delle vignette dei fumetti, il cui immobilismo arriva nel suo cinema tramite l'uso preponderante degli slow-motion, spessissimo esasperati alla massima potenza. Per quanto potenzialmente divisivo (oggi pochi registi sono considerati o dei geni assoluti o dei pessimi sopravvalutati come lo è Snyder) 300 può vantare uno stile visivo unico e immediatamente riconoscibile nel vasto panorama dei blockbuster hollywoodiani, mentre i successivi Watchmen e la trilogia composta da Man of Steel, Batman vs Superman: Dawn of Justice e il recente director's cut di Justice League stabiliscono un forte interesse per il deismo, il mito e il tema del superuomo sempre rapportata ad una realtà fantastica ispirata al mondo dei fumetti e dei supereroi.

Il suo è comunque un cinema che non teme l'ambizione e l'esperimento, come testimoniano anche i minutaggi esagerati e ambiziosi dei suoi progetti, gli aspect-ratio azzardati, l'uso del bianco e nero o di palette cromatiche poco sgargianti e in forte controtendenza rispetto alla media e l'implemento di focali inedite, (come testimoniato dal nuovo Army of the Dead), tutti elementi pensati per conferire ai propri film dei look particolari e sempre diversi.

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