Chi è Michael Cimino: il regista maledetto di Hollywood e il legame con Clint Eastwood

Chi è Michael Cimino: il regista maledetto di Hollywood e il legame con Clint Eastwood
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Dire New Hollywood significa pensare immediatamente ai vari Steven Spielberg, Francis Ford Coppola, Robert Altman, Martin Scorsese, ma c'è un nome che per anni è stato messo in disparte e che merita di essere rivalutato: quello di Michael Cimino.

In questi giorni sulla bocca di tutti grazie alla nuova edizione de I cancelli del cielo proposta da Ray Play, Michael Cimino è il poeta maledetto di una generazione d'autori che ha cambiato il cinema americano moderno, il suo modo di mettere in scena e di pensare i film: il più estremo fra loro, fu anche il primo ad essere dimenticato - o per meglio dire 'allontanato' - a causa del suo ego spropositato e della sua megalomania autoriale, che lo portava a pretendere un controllo ossessivo su ogni singolo aspetto della produzione (controllo che gli è stato progressivamente tolto da I cancelli del cielo in poi).

La stampa americana gli ha remato contro praticamente da sempre, senza aspettare quei fragorosi insuccessi che ne avrebbero decretato la fine: nelle recensioni dei suoi film venne accusato di ogni cosa, e nel corso degli anni fu omofobo (per Una calibro 20 per lo specialista), poi fascista (per Il Cacciatore), poi comunista (per I cancelli del cielo), un razzista (per L'anno del dragone), un falso revisionista (ai tempi de Il siciliano) e perfino un sostenitore della violenza domestica (per Ore disperate). Il suo ultimo film, Verso il sole (disponibile su Amazon Prime), fu additato di parteggiare per la cultura new age ai danni della scienza.

Insomma fu tutto e non fu niente Michael Cimino, che al contrario di Scorsese, Coppola e compagnia non era mai stato neppure un cinefilo: gli unici autori del passato coi quali sentiva una sorta di vicinanza erano Visconti, Kurosawa e Ford, ma non aveva mai studiato cinema e da Yale era uscito con un Master in pittura, architettura e storia dell'arte.

Fu un grande ammiratore di Clint Eastwood, per il quale aveva scritto nel 1973 la sceneggiatura di Una 44 magnum per l'ispettore Callaghan e che nel 1974 diresse nel suo film d'esordio Una calibro 20: Clint, protagonista di quel film, concesse al giovane ambizioso solo tre giorni per convincerlo che era effettivamente lui l'uomo giusto per dirigerlo, e a termine di quel 'periodo di prova' lo promosse con quello che è forse l'unico giudizio possibile sul cinema di Cimino: "Tu hai il dono dell'immensità, ragazzino".

Come al solito, Clint Eastwood aveva capito tutto prima di tutti.

Per altre letture recuperate il nostro Everycult su I cancelli del cielo.

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