Accordo Disney-Fox: la Cina può davvero mettere a repentaglio la trattativa?

Accordo Disney-Fox: la Cina può davvero mettere a repentaglio la trattativa?
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Sembrava tutto definito, dopo l'approvazione da parte dell'Antitrust americana e degli azionisti Disney e Fox ma, a quanto pare, il gigante Cina potrebbe costituire l'ultimo "intoppo" dopo Comcast per l'accordo tra la Casa di Topolino e l'azienda di Murdoch, vediamo perché.

Il Presidente cinese Xi Jinping potrebbe davvero bloccare l'accordo di una vita, quello tra Bob Iger e Rupert Murdoch. Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter gli investitori temono che Pechino possa attuare un processo di antitrust per "ripicca" nei confronti delle altissime (e ancora in crescita), tasse imposte dal Presidente Trump.

Nonostante l'accordo Disney/Fox sia ormai entrato nelle fasi interne di finalizzazione, gli investitori tengono il fiato sospeso perché la Cina non ha ancora dato l'approvazione a questa fusione. Il Presidente Trump sta intensificando la sua guerra commerciale al gigante Cina e, a quanto pare Pechino si sta dando da fare per "vendicarsi". Molti investitori statunitensi sono convinti che la Cina voglia ricorrere all'uso del processo di approvazione antitrust in modo da ostacolare le ambizioni dei giganti aziendali americani.

Ovviamente l'accordo che salta subito agli occhi è il gigantesco deal Disney/Fox che movimenterà cifre impensabili: 71,3 miliardi di dollari la cui scadenza è il 19 ottobre. Adams Lee, un avvocato dello studio legale Harris Bricken a Pechino ha dichiarato:

"Il discorso è che la Cina considererà tutte le opzioni disponibili per rispondere alle tariffe di Trump, incluso l'uso delle leggi antitrust cinesi per colpire accordi che sono percepiti come aventi un forte legame con gli Stati Uniti. Quindi è una possibilità molto reale che l'accordo Disney-Fox possa essere visto dalle autorità cinesi come un potenziale bersaglio da colpire."

Sebbene infatti sia già stato dato il via libera sia dagli azionisti che dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, l'accordo Disney-Fox richiede anche l'approvazione antitrust da parte di un certo numero di regolatori nazionali dislocati in tutto il mondo. E la crescita massiccia del mercato economico cinese conferisce grande voce in capitolo a Pechino, che potrà quindi esercitare una notevole influenza. Un esempio? Il produttore americano di chip Qualcomm si è visto negare l'acquisizione di una società olandese di semiconduttori - per 44 miliardi di dollari - a luglio proprio perché la Cina ha rifiutato di regolare la transazione.

L'agenzia antimonopolistica cinese, l'Amministrazione Statale per la Regolamentazione del Mercato, non ha mai commentato pubblicamente la transazione proposta. Invece, sta lasciando semplicemente correre l'orologio senza estendere l'autorizzazione. L'azione - o la mancanza della stessa - è stata interpretata come una risposta alla guerra commerciale di Trump.

La Cina inizialmente era riuscita a far pareggiare i conti con le tariffe previste da Trump - 50 miliardi di dollari inizialmente - ma quando poi la Casa Bianca ha "schiaffeggiato" la nazione con una ulteriore aggiunta del 10% su altri 200 miliardi di dollari in beni cinesi il mese scorso, Pechino è stata costretta a diventare "creativa" per il semplice fatto che non importa abbastanza beni dagli Stati Uniti per farli corrispondere ai prelievi interni.

Conseguentemente tagliare le gambe all'accordo tra Disney e Fox segnerebbe una notevole escalation da parte cinese. E potrebbe causare una serie di ripercussioni grazie all'alto livello di visibilità dell'affare. Stanley Rosen, un professore della USC specializzato in industrie culturali cinesi ha detto:

"Una decisione cinese minerebbe tutti i possibili argomenti in grado di persuadere gli americani sul fatto che una guerra commerciale è fuorviata e unilaterale, scaricando tutta la colpa su Trump."

La Cina ha anche lavorato per far capire al mondo che è una convinta sostenitrice della globalizzazione, in contrasto con la politica di "America first" di Trump. Rosen spiega:

"Ma se i cinesi si oppongono a questo accordo invieranno un messaggio che farebbe tremare non solo le multinazionali americane, ma anche quelle europee e questo avrebbe di certo un notevole effetto sugli investitori e su quelle aziende che stanno progettando di fare affari in Cina."

Non ci resta che attendere qualche altro giorno per vedere in che modo questa situazione si risolverà e se potremo effettivamente tirare il famoso "sospiro di sollievo" su un accordo che, almeno in previsione, potrebbe portare giovamento ad alcuni dei franchise cinematografici più in voga del momento.

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