Zombieland: Double Tap, in un'apocalisse zombie l'essenziale è divertirsi

A dieci anni di distanza dalla geniale commedia Benvenuti a Zombieland, tornano Tallahassee, Witchita e compagni in un'altra scatenata avventura.

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Insieme a L'alba dei morti dementi di Edgar Wright, il divertente, ritmato e geniale Benvenuti a Zombieland di Ruben Fleischer resta ancora oggi una delle migliori commedie a base di zombie mai realizzata. Una revisione in chiave comica e leggera del genere horror dedicato ai morti viventi, firmata a quattro mani dai sagaci e dissacranti Rhett Reese e Paul Wernick (Deadpool). Zombieland è un titolo che invecchia bene come il whisky grazie a un certo equilibrio delle parti, dalla solida e virtuosa regia di Fleischer stesso (resta il suo progetto più riuscito), passando per la scrittura pruriginosa e demente della storia e dei dialoghi, fino ad arrivare alle interpretazioni degli attori, da Woody Harrelson a Emma Stone uno migliore dell'altra.

Dato il successo di pubblico e critica, si è a lungo tentato di riportare sia sul piccolo che sul grande schermo il mondo post-apocalittico di Zombieland, ovviamente sempre con Tallahassee, Witchita, Columbus e Little Rock protagonisti, fallendo però puntualmente.

Problemi legati agli impegni delle star, a un mancato investimento, alla poca fiducia delle produzioni, eppure a dieci anni esatti di distanza dall'uscita del primo film, Reese e Wernick sono riusciti a costruire un sequel che ha soddisfatto la Columbia Pictures e anche l'intero cast originale, tanto da riunire insieme l'intero gruppo creativo del cult del 2009 per Zombieland: Double Tap, seconda toccata di una saga che dal primo trailer ufficiale sembra avere ancora molte carte da giocare.

Crescere

Il decennio passato nella vita reale peserà anche nel film. I tre protagonisti principali non sembrano onestamente invecchiati di una virgola, a parte qualche ruga d'espressione in più, e il mondo è ancora un disastrato parco divertimenti abbandonato dove l'attrazione principale è uccidere gli zombie, dunque a indicarci visivamente il tempo passato è l'ormai non più piccola Abigail Breslin, cresciuta e ormai donna. Nel gruppo, al primo impatto, è proprio lei l'elemento più straniante, tanto che persino Tallahassee non riesce ad abituarsi all'idea di non vederla più come una bambina. Lei glielo dice in modo diretto, durante un dialogo alla Casa Bianca (base operativa del gruppo) dove Harrelson è vestito da Babbo Natale: "Vorrei che la smettessi di chiamarmi ragazzina".
Il fatto che non esista più una società civile non impedisce al tempo di passare e alle persone di maturare, affrontare le stesse problematiche di un mondo ancora sano: cuori infranti, leadership, paura del confronto e sì, anche la complicata adolescenza, mostro che sta divorando dall'interno Little Rock.
L'intera sequenza mostrata all'inizio sembra proprio essere quella d'apertura, con l'arrivo del gruppo a Washington e "l'insediamento" alla Casa Bianca, conquistata a suon di sparatorie e mosse di wrestling contro il presidio involontario di un'orda di zombie.
Non è chiaro quanto tempo passeranno lì ma è certo che la trama prenderà il via soltanto quando Little Rock deciderà di abbandonare Witchita, Columbus e Tallahassee per intraprendere la strada dell'emancipazione insieme a un nuovo sopravvissuto, che dal trailer sembra proprio essere una sorta di hippie.

Da una parte c'è dunque la necessità di partire e vivere la propria avventura, scoprire il mondo con le proprie gambe, che è poi tipico dei più giovani, se vogliamo una fase della crescita, mentre dall'altra c'è l'amore della famiglia e la paura di perdere una persona cara che spingono il personaggio di Emma Stone a costringere gli altri compagni a partire per recuperare Little Rock. Da qui inizia questo secondo viaggio a Zombieland, popolazione sconosciuta, quantità di cadaveri ambulanti elevata, noia non pervenuta.

Ci vedo doppio?

In questo modo la storia sembra smezzarsi: da una parte la storyline legata alla Breslin e al nuovo ragazzo, mentre dall'altra la missione di Tallahassee e dei restanti compagni per riprendere Little Rock. Sulla prima, a dire il vero, le informazioni (nonostante il trailer) sono pochissime, visto che ci viene presentato soprattutto l'incipit della sua nuova avventura, del resto del gruppo vengono invece presentati diversi passaggi interessanti, specie riguardo ai nuovi incontri on the road. Particolarmente simpatica e stralunata sembra la new entry Madison, interpretata da Zoey Deutch. Già in fase pre-produttiva, il regista Ruben Fleischer ne parlava come di un personaggio "a cui il pubblico si affezionerà facilmente", cosa che dopo il primo trailer non facciamo fatica a credere. Solo le dinamiche relazionali impostate nel filmato sembrano già ironiche e curiose e Madison una di quelle ragazze un po' superficiali sopravvissute quasi per sbaglio o per fortuna, sempre distratta e un po' assente. Già il fatto che appelli comunque Tallahasse come "Paul Blart" facendolo innervosire dà spazio a siparietti che non vediamo l'ora di vedere.
Non sembra mancare anche una bella impostazione action con diversi virtuosismi e passaggi adrenalinici e ricercati. A tal proposito è interessante l'idea di far evolvere gli zombie e suddividerli in categorie. Ci sono così gli Homer (i più stanchi e scemi), gli Hawking (i più intelligenti) e infine i Ninja, di gran lunga i più pericolosi, forse perché combattivi, agili e difficili da abbattere.

Zombieland vive però soprattutto dei rapporti tra i protagonisti, dei contrasti interni al gruppo, in Double Tap anche del confronto con altri sopravvissuti, che a ben guardare sono la loro copia sputata. Dopo la presentazione del personaggio di Rosario Dawson (forse interesse amoroso di Tallahassee), verso la fine del trailer assistiamo all'arrivo di due new entry che sembrano il ricalco caratteriale (voluto!) dei protagonisti interpretati da Harrelson e Jesse Eisenberg. L'uomo con il cappello e il cinturone di proiettili intorno al busto è interpretato da Luke Wilson e ha lo stesso fare passivo-aggressivo di Tallahassee (già da sbellicarsi quando si guardano in faccia a vicenda e si ripetono "I don't like you. At all!").

Da dietro il Monster Truck spunta poi fuori Thomas Middletich vestito come Columbus, per altro con lo stesso sguardo tra il vispo e l'innocente che caratterizza il personaggio. È come se Reese e Wernick avessero voluto creare delle figure sosia in modo da mettere in piedi una terapia di gruppo post-apocalittica dove affrontare di petto personali criticità comportamentali ed emotive. Ed è inutile che Witchita, sorpresa e divertita, dica "sto per caso avendo le allucinazioni?": da qualche parte spunterà fuori anche il suo, di doppio, a quel punto il quadro sarà davvero completo. Purtroppo bisognerà aspettare ancora un po' per tornare in questo parco divertimenti cinematografico la cui riapertura è stata a lungo rimandata. Un paio di mesi in più, dopo dieci anni, non sono poi così tanti, dopotutto.

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