Zack Snyder, da fan-boy a filmmaker: la carriera del regista di Justice League

Alla scoperta di uno dei registi più mainstream e criticati della sua generazione, amato e odiato in egual misura ma con una precisa idea di cinema.

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Oggi si parla di Zack Snyder. Non che siano mancate possibilità di farlo in questi ultimi cinque anni, periodo che lega a doppia corda la carriera del regista all'Universo Esteso DC, ma adesso vogliamo provare a raccontarvi brevemente la vita, lo stile e il rapporto con il grande pubblico di uno dei registi più criticati e mainstream della sua generazione. Figlio del Connecticut, Snyder crebbe nelle cittadina di Riverside e si appassionò già in età adolescenziale alle arti figurative, specie alla pittura, grazie alla madre Marsha Manley. Proprio quest'ultima lo ispirò ad approfondire questa sua passione che divenne poi motivo di studio per Snyder, tanto che proseguì questo percorso anche una volta intrapresa la strada da filmmaker, iscrivendosi alla Heatherley School of Fine Art. Dopo aver terminato gli studi all'accademia, continuò a dedicare parte del suo talento alla pittura, proseguendo a formarsi presso l'Art Center College of Design di Pasadena. Conclusa anche questa esperienza, però, Zack decise di gettarsi a tempo pieno nella regia, iniziando con piccoli lavori che andavano dai videoclip musicali di artisti quali Morrisey, Peter Murphy o Soul Asylum fino a svariati spot pubblicitari, specie dedicati alle automobili. E in questo contesto vogliamo ricordare il famosissimo commercial "Bubi" della Citterio che vedeva protagonista Sylvester Stallone. Grazie a questo e ad altri spot, Snyder inizia a ricevere numerosi premi in ambito pubblicitario, che lo avvicinano ben presto ai grandi studios hollywoodiani e a una carriera a tutto tondo in ambito cinematografico.

Da L'Alba dei morti viventi a Sucker Punch

Prima di esordire alla regia del suo primo lungometraggio, Zack Snyder fonda insieme alla sua seconda moglie, Deborah Johnson, la casa di produzione Cruel and Unusual Films, fungendo da produttore non accreditato dei suoi stessi film. Soffermandoci un secondo sulla vita privata del regista, prima di convolare a nozze con la Johnson, Snyder è stato sposato anche con Denise Weber, con la quale ha avuto ben quattro figli. Dopo il divorzio, si frequentò per diverso tempo con la produttrice Kirsten Elin, dalla quale ebbe altri due figli, fino al secondo matrimonio con la Johnson, con la quale decise di adottare altri due bambini. In totale fanno 8 figli da tre relazioni differenti, il che lo rende uno dei registi più "prolifici" al mondo. Tornando però allo Snyder regista, dopo aver fondato la Cruel and Unusual Films scelse finalmente il progetto che lo avrebbe introdotto nel mondo dei grandi: il remake de L'alba dei morti viventi, capolavoro e pietra miliare del cinema horror firmato da George R. Romero. Costato 26 milioni di dollari, il film ne incassò oltre 100 al box office mondiale, previa presentazione fuori concorso al Festival di Cannes. C'era già la voglia di stupire sul piano visivo, ma si perse completamente la velata critico-sociale fatta da Romero, anche se il remake venne accolto in modo mediamente positivo dalla critica internazionale, tanto che al momento su Rotten Tomatoes (aggregatore di valutazioni) è il film di Snyder con la percentuale più alta (75%). Lo stile visivo e la regia non passano inosservati, tanto che viene chiamato dopo un anno a dirigere 300, adattamento cinematografico dell'amatissia graphic-novel firmata da Frank Miller e dedicata alla Battaglia delle Termopili. Con un uso massiccio di CGI e Green Screen, Snyder ricrea la stesse atmosfere dell'opera a fumetti, introducendo nelle splendide scene d'azione uno dei suoi futuri cavalli di battaglia: il rallenty, utilizzato però in 300 in modo innovativo e ricercato, tra accelerazioni repentine e assenza di stacchi nell'azione, così da donare continuità alla sequenza e regalare uno spettacolo impressionante. Non c'è bisogno di ricordare quanto 300 abbia influenzato il cinema action dal 2007 in avanti, ma oltre a questa sostanziale influenza, il film ebbe anche un riscontro al box-office di tutto rispetto, con un incasso globale di 456 milioni di dollari.

Snyder è ormai conosciuto in tutto mondo e i suoi primi due film apprezzati da un schiera di fan, tanto che il progetto che sceglie come proseguo della sua carriera è tra i più travagliati e discussi dell'intero settore. Snyder vuole portare finalmente al cinema Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbson, l'opera anti-supereroisitica per eccellenza, fulcro di destrutturazione morale della figura superomistica dei fumetti. Un compito arduo che però Snyder porta a termine in modo eccellente in quanto a fedeltà visiva, da vero e grande fan-boy, in uno spettacolo immaginifico e distopico di grande fascinazione, anche se la critica appoggia il distacco di Moore dall'opera, a suo avviso "lontano dal significato finale del suo lavoro". Il film, purtroppo, si rivela un mezzo-flop commerciale, con un incasso complessivo di soli 185 milioni di dollari a fronte di un budget di 100. È però con Watchmen che Snyder divide definitivamente il pubblico: schiere di fan restano infatti entusiaste del suo lavoro ed elevano il suo stile a visionario, mentre altri si allontanano definitivamente dal regista, considerato un semplice fan-boy senza verve, incapace di strutturare adeguatamente una sceneggiatura alla quale mettere al servizio lo spettacolo. E dopo una breve ma interessante incursione nel mondo dell'animazione con Il regno di Ga'Hoole - La leggenda dei guardiani, il buon Zack decide di mostrare quanto in realtà la sua "visionarietà" possa essere centrale in un film, producendo, scrivendo e dirigendo Sucker Punch, film d'azione dalle ambizioni mastodontiche immerso in un mare di effetti speciali. Questa è forse l'opera più "snyderiana" di tutta la sua fimografia, la più completa e la più complessa, da molti considerata una delle sue migliori produzioni.

Nel mondo DC

Elevato ormai alla massima potenza il suo stile proprio con Sucker Punch, il regista deve adesso scegliere il proseguo della sua carriera, fatta di alti e bassi ma con una schiera di appassionati al seguito fedele e attenta alle decisioni prese. Conoscendo forse la passione e la fedeltà di Snyder, Christopher Nolan lo chiama per discutere di un nuovo film dedicato a Superman da lui prodotto, con una narrazione in parte proprio nolaniana ma dal cuore snyderiano, tutto muscoli e azione martellante. Ecco arrivare quindi L'Uomo d'Acciaio, titolato così per seguire l'esempio de Il Cavaliere Oscuro, forse con l'intento di prendere le distanze da quella cornice troppo fumettistica che adorna gli eroi DC e distante dall'idea di Nolan di supereroe cinematografico. I primi trailer sorprendono sinceramente l'audience, che all'uscita del film nelle sale si ritrova però tra le mani un prodotto effettivamente superbo sul piano della pura azione, con degli scontri viscerali di impatto sinceramente mostruoso, ma dalla sceneggiatura colma di lack, opera di un David Goyer al suo peggio. Poco male però, perché il film viene accolto comunque discretamente dalla critica internazionale, lasciando campo libero alla Warner per sviluppare il tanto atteso Universo Cinematografico DC e riunendo insieme tutti i super della famosa casa editoriale. Anche al box office, infatti, L'Uomo d'Acciaio si comportò egregiamente, anche se leggermente sotto le aspettative dello studio, portandosi a casa 668 milioni di dollari a fronte di un budget di per sé molto elevato di 225 milioni. Poi finalmente l'annuncio nel 2013: Superman e Batman si sarebbero scontrati in un adattamento (col senno di poi molto libero) de Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller. Hype e fomento iniziarono allora a scorrere potenti tra i fan, che da tanto aspettavano di vedere insieme i due grandi super della DC al cinema, ma il risultato finale fu fin troppo snyderiano per molti. Condito da tematiche socio-filosofiche troppo prominenti, tra riferimenti cristologici e una lunghezza azzardata, Batman v Superman: Dawn of Justice fu una delusione per svariati appassionati ma al contempo un'enorme conferma del talento e della visione di Snyder per altri. Nelle sue mani c'era il destino di Batman & Co. al cinema, tanto che gli fu affidata la curatela proprio del DCEU, come venne da quel momento in poi chiamato l'Universo DC.

Purtroppo il dissenso dell'audience mainstream si fece presto sentire: Snyder non era un regista ben visto da troppi fan DC e piaceva ancora meno agli appassionati Marvel, comunque fetta importante di pubblico, e così ecco che ad affiancare il regista nella lavorazione di Justice League arrivarono Geoff Johns e Ben Affleck, quest'ultimo con un iter forse ancora più travagliato di Snyder in casa DC. E tra trailer, poster, rumor e discussioni (a volte molto sterili), infine il povero Snyder ha deciso di abbandonare la post-produzione del film, lasciando le redini del progetto in mano a Joss Whedon. Certo, Zack ha preso questa decisione per elaborare il terribile e inaspettato suicidio di una delle sue figlie, ma speriamo possa presto tornare a dedicare tutta quella passione e quel talento spesso incompreso a nuovi ed entusiasmanti progetti.

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