Zac Efron re della Top of the Flops: ecco i 5 peggiori film del 2016

Ecco la nostra classifica con i cinque titoli che, per noi, hanno segnato in negativo il 2016 nelle sale italiane.

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Tra gli appuntamenti immancabili di fine anno, sulle testate che si occupano di cinema, ci sono le varie classifiche dedicate al meglio che si è visto nelle sale nei dodici mesi appena conclusi, un esercizio stimolante ma anche frustrante per chi le realizza poiché, il più delle volte, capita di dover rimandare all'anno successivo l'inclusione di pellicole viste in occasione di festival o comunque arrivate nelle sale italiane con qualche mese (talvolta anno) di ritardo rispetto all'uscita in patria. Anche su Everyeye troverete una classifica di questo tipo, ma noi abbiamo pensato di rendere più interessante il gioco optando per una sorta di anti-Top 5, il peggio dell'offerta cinematografica in Italia nel 2016. Un esercizio che per certi versi è più divertente, poiché per meritare un posto in questo articolo i film in questione devono comunque aver fatto qualcosa di notevole, seppure in negativo. A loro modo, quindi, sono dei titoli epocali. (Ri)scopriamoli insieme, in ordine decrescente.

Nonno scatenato

Uno dei numerosi peccati di questo film è puramente italiano: il titolo scelto per la distribuzione nelle nostre sale, quel Nonno scatenato che edulcora l'originale Dirty Grandpa (inizialmente tradotto alla lettera con Nonno zozzone) e rimanda sacrilegamente a Toro scatenato, il capolavoro che fece vincere a Robert De Niro il suo secondo Oscar. Difficilmente vincerà premi importanti per questa commedia fiacca e gratuitamente cattiva, dove le gag politicamente scorrette si susseguono senza ritmo e senza una vera ragione d'essere, in nome di una volontà di scioccare e basta che mai ci saremmo aspettati dal regista Dan Mazer, sodale di Sacha Baron Cohen. Certo, è logico supporre che la premessa e i personaggi siano piaciuti a De Niro e Zac Efron per giocare un po' con la loro immagine (soprattutto nel caso di Efron), ma alla fine i loro battibecchi non fanno che stancare, in attesa dell'arrivo dei titoli di coda.

Una vita da gatto

Cosa avrà spinto Jennifer Garner e soprattutto Kevin Spacey (il quale in teoria, grazie a House of Cards, dovrebbe essere in grado di poter scegliere meglio cosa fare tra una stagione e l'altra) a recitare in Una vita da gatto, film privo di idee e zeppo di buoni sentimenti stucchevoli, che ci fa quasi rimpiangere Bill Murray nei panni di Garfield? Più giustificabile la presenza di Christopher Walken, il quale è famoso per aver dichiarato che non rifiuta praticamente mai una parte ed è anche l'unica presenza vagamente memorabile in questo oceano di gag inerti e pistolotti sull'importanza della famiglia. E per i suoi fan c'è comunque l'opzione, di gran lunga preferibile, di recuperare Il libro della giungla in versione originale.

Alice attraverso lo specchio

Ovvero: quando si fraintende completamente il motivo del successo di un film. Alice in Wonderland, uscito nella primavera del 2010, incassò un miliardo di dollari a livello globale perché all'epoca l'accoppiata Johnny Depp - Tim Burton aveva ancora una certa valenza commerciale e il 3D era nella fase immediata del post-Avatar, vale a dire teoricamente indispensabile per la fruizione in sala di determinati prodotti. Sei anni dopo, quindi fuori tempo massimo, la popolarità di Depp è calata vertiginosamente, e l'assenza di Burton in cabina di regia ha pesato su un sequel che si rifà al suo stile ma senza averne l'anima, fatto evidente soprattutto nella gestione alquanto maldestra della performance di Helena Bonham Carter. L'unico momento minimamente emozionante di Alice attraverso lo specchio? La dedica finale ad Alan Rickman, scomparso pochi mesi prima dell'uscita.

L'estate addosso

Dopo due flop americani, Gabriele Muccino con L'estate addosso è tornato (in parte a casa), combinando la sensibilità italiana degli inizi della carriera (storie giovanili con attori sconosciuti o quasi) e le più recenti ambizioni internazionali, con un viaggio di maturazione tra Roma e San Francisco per due giovani protagonisti che rapidamente perdono ogni simpatia da parte dello spettatore. Merito soprattutto di una scrittura che rapidamente scivola nei cliché più beceri, primo fra tutti il ritratto di San Francisco e della sua popolazione omosessuale, roba che quasi manco in un cinepanettone degli anni Novanta. Per non parlare del tristissimo cameo di Scott Bakula, unico volto abbastanza noto in un cast con ben altre potenzialità.

Mike & Dave: Un matrimonio da sballo

Ancora Zac Efron, che quest'anno ha avuto decisamente poca fortuna nella scelta dei progetti. Un'altra commedia "sporcacciona", tratta molto liberamente da una storia vera (il film va per la propria strada praticamente subito), con un matrimonio - per nulla "da sballo" - che non va per il verso giusto alle Hawaii in seguito a fraintendimenti e svariati episodi goliardici. Si ride mezza volta, nel vano tentativo di capire cosa possa avere convinto un'attrice del calibro di Anna Kendrick a partecipare ad un'operazione simile (a parte lavorare con l'amica Aubrey Plaza). D'accordo che interpretare una "cattiva ragazza" può essere un'idea allettante, ma non c'erano proprio occasioni migliori per farlo?

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