xXx con Vin Diesel: il guilty pleasure definitivo

xXx con Vin Diesel è tranquillamente uno dei migliori guilty pleasure mai fatti, creando sequel e proseliti. Scopriamo assieme come.

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Probabilmente se esistesse una scala di valori su cui misurare un guilty pleasure sarebbe da 0 a xXx. Perché il film con Vin Diesel racchiude tutto il senso stesso del termine: action fracassone alla Bad Boys, battute qua e là, un mondo da salvare, richiami trash a 007 e un critico così importante come Roger Ebert che gli dà tre stellette e mezzo su quattro. Insomma, xXx pompa i muscoli del nostro "piacere più colpevole" spingendosi a vette solo sfiorate dal primo Fast and Furious (con la stessa coppia attore-regista), con Rob Cohen che decide di mettere Vin Diesel su un piedistallo, renderlo un James Bond culturista drogato di adrenalina e sì, perché no, fargli anche salvare la Terra. Dopotutto, che sarà mai? Noi non potevamo restare indietro, e quindi ci siamo chiesti come mai xXx sia un perfetto guilty pleasure. Scopriamolo assieme.

"Benvenuti in zona Xander"

Vin Diesel è Xander Cage. E, probabilmente, viceversa. Un protagonista assoluto, gigione, fuorilegge "with a cause", strafottente quel tanto che basta per non fartelo odiare e, sotto sotto, dal cuore d'oro. Insomma, perfetto per interpretare un malato di sport estremi che viene costretto dal Governo statunitense a volare in Repubblica Ceca per infiltrarsi in un'organizzazione terroristica. E paradossalmente è pure comprensibile: ogni agente della NSA sotto copertura veniva scoperto ed eliminato, quindi ci voleva uno che somigliasse in tutto e per tutto ai criminali. Ecco allora Xander Cage, amato dal suo mondo e odiato dai perbenisti, il cocktail alla glicerina che lo Zio Sam è costretto a bersi per il bene di tutti. E Vin Diesel abbraccia perfettamente Xander, se lo coccola la notte con la pistola sotto al letto e un ponte sempre pronto da cui saltare. Canotta, giubbotto di montone e si va a salvare tutto il mondo con il sorriso.

"Perché sono sempre gli str***i a superare i test?"

xXx sa esattamente come intrattenerci, non a caso infila un serioso Samuel L. Jackson come Agente NSA che, per forza di cose, mette alla prova Xander prima di poterlo effettivamente reclutare. E le prove sono proprio quel tipo di "fanservice" coerente che esaltano lo spettatore nella strada verso il guilty pleasure. Prima la finta rapina in un diner, dove il caro Cage dimostra di non essere solo uno che surfa facendo strage di donne, scoprendo con inaspettata abilità il trucco, e poi, beh, la Colombia. Qui xXx si guadagna il badge di guilty pleasure inserendo uno dei re assoluti del genere: Danny Trejo. Anche se per poco, solo in un cameo, Danny rende tutto ancora più perfetto, dando poi il via a esplosioni, fughe in moto, salti acrobatici e ovviamente tantissime altre esplosioni. Dopotutto, non è che si può scappare da un cartello colombiano senza dare fuoco a qualcosa.

"Fuoco in buca!"

Signore e signori, i gadget. In un cugino trash di 007 non potevano mancare. Ancora una volta xXx soddisfa la voglia dello spettatore, sciorinandogli una lista di aggeggi e congegni vicini a Kingsman, coerenti nella loro presentazione ai limiti della realtà.

Dal binocolo a raggi X alla pistola che spara ventisettemila tipi diversi di pallottole, fino agli splendidi cerotti esplosivi. Presentati con gag varie da un ingegnere un pelo troppo simpatico, caricano a molla la curiosità dello spettatore, che vorrebbe subito uno Xander armato fino ai denti pronto a sgominare terroristi internazionali. E la chicca del film è quella di farli vedere tutti in azione, usati in maniera perfetta dal protagonista, che applica il suo pensiero trasversale a prodotti che, se fabbricati in massa, potrebbero tranquillamente rovesciare una piccola nazione.

"Quando mandi qualcuno a salvare il mondo, assicurati almeno che gli piaccia com'è"

Perché poi xXx, nell'essere un guilty pleasure perfetto, inserisce anche tematiche più profonde (per quanto il suo status comunque trash gli permetta), arpionandole con battute che sedimentano, inserite nel loro contesto. Morte e sofferenza, un rischio davvero globale, un villain (il sempre splendido Marton Csokas) inquietante e giustificabile nella sua lucida follia. xXx riesce con agile scioltezza a volersi far rivedere sempre e comunque, costellandosi di tantissimi microcosmi, dall'America madre e matrigna a un senso di fratellanza deviato, fino a un tentativo di love story con Asia Argento. Perché sì, in un guilty pleasure è giusto che ci sia pure lei. Anche tutte le piccole semine che il film compie vengono poi riprese, da una banale sigaretta fino al già citato "fuoco in buca". E l'adrenalina è palpabile e continua, per una pellicola che non si ferma mai, lanciata a perdifiato giù da una montagna (con valanga annessa, ovviamente), con motori che rombano in continuazione e ci sparano in vena una dose ininterrotta di thrill, mentre il gioco delle parti non smette mai di danzare.

Le ciliegine

Come si corona un guilty pleasure? Ovviamente, riempiendolo di camei. Così lo spettatore può fare quel piccolo balzo sulla poltrona, godersi l'ennesimo regalo del film e, forse, sentirsi un po' meno in colpa. Di Danny Trejo abbiamo già parlato, ma in xXx c'è anche la cantante e rapper Eve come amica di Xander e... tanti altri che impersonano loro stessi.
Tipo? Beh, i Rammstein (e già potremmo fermarci a un inchino), ma per rendere credibile l'appartenenza al mondo degli sport estremi di Cage ecco che arrivano lo skater Tony Hawk e il re della BMX Matt Hoffman, seguiti da campioni di motocross come Carey Hart e altri artisti della tavola a quattro rotelle come Mike Vallely. Insomma, xXx è davvero il guity pleasure perfetto, perché con tutte le idiosincrasie del caso riesce sempre e comunque a portarci a Bora Bora. Anche solo per un paio d'ore.

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