xXx: Il Ritorno di Xander Cage, 3 motivi per cui è il migliore della trilogia

Dopo un secondo capitolo deludente, il franchise spionistico con Vin Diesel sembra aver trovato la strada giusta con il nuovo film ora al cinema.

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Correva l'anno 2002 e sul grande schermo era possibile assistere, a seconda del periodo, alle avventure di tre diverse spie letterarie: il sempiterno James Bond, al quale Pierce Brosnan disse addio con La morte può attendere; Jack Ryan, interpretato da Ben Affleck in versione giovane in Al vertice della tensione; e Jason Bourne, portato al cinema con le fattezze di Matt Damon in The Bourne Identity. A questi tre venne aggiunto un personaggio creato appositamente per lo schermo: Xander Cage, antieroe al centro del film xXx che riuniva Rob Cohen e Vin Diesel, rispettivamente regista e interprete del primo Fast and Furious. Una pellicola modesta ma con un certo fascino, che purtroppo spianò la strada per il malaugurato sequel xXx: The Next Level, con il solitamente affidabile Ice Cube al posto di Diesel (il cui personaggio aveva ufficialmente tirato le cuoia tra un episodio e l'altro). Dopodiché quasi dodici anni di silenzio, fino alla resurrezione del protagonista originale in xXx: Il Ritorno di Xander Cage, che dovrebbe fare per questo franchise quello che fece qualche anno fa Fast and Furious 5, ossia rinvigorire la serie a livello soprattutto commerciale (non a caso, Diesel è ora menzionato nei titoli di testa anche come produttore, ruolo che svolge anche per la saga automobilistica). Un compito che, a detta di chi scrive, il film svolge abbastanza egregiamente, per tre motivi in particolare.

Autoironia, dolce autoironia

Nel tempo trascorso tra il secondo e il terzo film, Samuel L. Jackson - interprete dell'agente Gibbons, mentore di Cage - è diventato Nick Fury nel Marvel Cinematic Universe, e xXx: Il Ritorno di Xander Cage sottolinea con una certa irriverenza l'accostamento tra i due personaggi, soprattutto nella sequenza d'apertura dove la nuova recluta pensa di dover entrare a far parte degli Avengers. Fin dall'inizio, quindi, c'è una volontà di mettere le mani avanti per quanto concerne gli elementi più assurdi e/o prevedibili dell'intreccio narrativo, abbandonando l'asfittica seriosità presente negli altri episodi. Questa volta Diesel, Jackson e compagnia bella si divertono per davvero, visibilmente, e lo stesso vale per il pubblico. Per chi fosse ancora scettico, ci limitiamo a dire, senza svelare troppo, che ci sono anche delle frecciatine piuttosto efficaci nei confronti del secondo film e del danno che aveva fatto al franchise. E l'entrata in scena di Cage è quasi da applauso.

I need a villain!

Negli episodi precedenti, nonostante i nomi coinvolti (pensiamo soprattutto a Willem Dafoe nel secondo capitolo), gli antagonisti lasciavano alquanto a desiderare. Un problema che è stato finalmente risolto ne Il Ritorno di Xander Cage grazie alla partecipazione di Donnie Yen, il cui pedigree a livello di arti marziali lo rende l'avversario ideale in una pellicola dove l'azione, per quanto ipertrofica, preserva una certa componente verosimile. Senza dimenticare il suo carisma da attore, perfettamente calibrato per questo tipo di produzione, cosa evidente soprattutto nelle sue interazioni con Diesel. In altre parole, forse non sarà necessario reclutare Dwayne Johnson questa volta...

(Vere) botte da orbi

Come abbiamo già detto, la presenza di Yen - ma anche quella di Tony Jaa, protagonista del film di culto Ong-Bak - contribuisce al buon esito delle sequenze d'azione, finalmente intrise di quello spirito adrenalinico, tangibile ed "estremo" promesso nei film precedenti ma finora assente. Certo, non siamo ancora ai livelli invidiabili di Mission: Impossible o, restando in zona Diesel, di Fast & Furious, ma le premesse per un'evoluzione in positivo ci sono, sotto l'egida di un protagonista/produttore capace di capire quali siano i veri punti di forza del franchise e utilizzarli bene. Nello specifico, contrapporre Cage ad un avversario fisicamente formidabile, e regalarci momenti spettacolari con il giusto equilibrio fra verosimiglianza e divertimento. Vedere per credere: una sequenza ambientata su un aereo che non sfigurerebbe in mano a Tom Cruise...

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