X-Men: Dark Phoenix, quando gli spoiler non sono un problema

L'ultimo trailer ufficiale di Dark Phoenix ha mostrato alcune sequenze molto importanti, commentate senza alcuna riserva dal regista e dal produttore.

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Viviamo tempi strani, anche molto duri. Qualsiasi settore dell'entertainment è ammorbato dal pericolo degli spoiler, spauracchio di ogni lettore o fan che non voglia rovinarsi l'esperienza della scoperta, il fascino e il gusto della sorpresa. Cinema, servizi streaming, videogiochi, fumetti o libri si pagano - anche cari -, il che costringe da una parte le produzioni e distribuzioni ad arginare quanto più possibile la fuoriuscita di anticipazioni succose, mentre dall'altra i vari fruitori pretendono (il più delle volte giustamente) un'adeguata copertura mediatica di questo o quel prodotto. Nel secondo caso, questo significa avere in sostanza l'accortezza di segnalare le anticipazioni presenti in un testo, ma con lo sdoganamento della cultura nerd e popolare lo spoiler ha assunto anche proporzioni concettuali pericolose e fallate.
Pericolose perché si arriva a puntualizzare persino sugli aggettivi, fallate perché, di base, non tutte le anticipazioni possono essere catalogate sotto lo spoiler duro e puro, altrimenti ogni sottigliezza o qualsiasi analisi o resoconto dovrebbero utilizzare filtri grammaticali, pompose parafrasi o altre soluzioni sempre fruibili da tutti.
Dal nostro punto di vista, un "attenzione spoiler" può salvarci tutti, almeno il più delle volte; è una forma di rispetto per voi lettori, così come le campagne marketing dei progetti Marvel Studios, Warner Bros o Star Wars tentano con gli NDA (accordi di non divulgazione) e altri mezzi legali e promozionali di tutelare il diritto allo stupore dello spettatore.
[ATTENZIONE, SPOILER (altrimenti di cosa stiamo parlando?)]

Liberi dalle regole del gioco

L'inatteso è parte del gioco a cui noi tutti partecipiamo, quindi raccontare le svolte imprevedibili o sbalorditive di una storia, anticipare una mossa inaspettata, rende chiunque un pessimo giocatore, esattamente come nel caso di Simon Kinberg e della 20th Century Fox nella partita a X-Men: Dark Phoenix. L'ultimo full trailer rilasciato ha infatti colto di sorpresa un po' tutti: un po' perché era il primo filmato a essere diffuso online dopo i tanto chiacchierati reshoot del terzo atto e l'annuncio ufficiale della fine dell'era Mutante in casa Fox, ma anche per i tanti spoiler che si è trascinato dietro senza alcun problema, seguito persino dalle dichiarazioni esplicative di Kinberg e del produttore Hutch Parker.
Nel trailer si può capire benissimo che Mistica muore per mano di Jean Gray ormai dominata dalla Forza Fenice: la scena è decisamente chiara e, nel montaggio, il colpo sferrato a Mistica è seguito da un cut su Bestia che piange durante un funerale, mentre viene sotterrata una bara. In X-Men: l'Inizio, e per tutta la seconda continuity, i due hanno avuto una relazione prima amorosa e poi più complessa, tanto che proprio lo stacco su Bestia non lascia dubbi su di chi sia il corpo all'interno della bara.
Eppure a quanto pare il trailer non bastava e forse è stato considerato poco chiaro da Kinberg, che ha avuto l'accortezza di rilasciare un paio di interviste in cui si è profuso in un racconto dettagliato del film. Non stiamo esagerando: non solo ha confermato la morte di Mistica, si è anche inoltrato in un'analisi emotiva e cinematografica del film, discutendo dell'importanza di quel momento, dandone una precisa lettura e indicazione temporale all'interno del prodotto e scandagliando con interesse persino i vari risvolti emotivi dei compagni.
È riuscito a mettere perfettamente in fila gli eventi mostrati nel trailer, ha raccontato di alcune divisioni nel nucleo familiare e ha approfondito anche il ruolo e i poteri del personaggio di Jessica Chastain, salvo ripensarci un attimo e tenersi ben stretta la vera identità della villain. Tutto con incredibile precisione, con dettaglio ragguardevole.

La mossa ha lasciato interdetti molti fan, specie in questi tempi duri dove uno spoiler potrebbe costare milioni di dollari a uno studios, ma come spiegavamo in apertura questi sono anche tempi molto strani, specie poi se guardiamo alle mosse economiche e di mercato di due grandi società come 20th Century Fox e Disney. Quando parliamo di X-Men: Dark Phoenix, volenti o nolenti, discutiamo sostanzialmente di un film il cui valore in continuity e all'interno dei piani produttivi post-fusione Disney/Fox è praticamente nullo: il raro caso dell'ultima rondine di uno stormo che però no, non fa ancora primavera e anzi, è paradossale sintomo dell'arrivo di un rigido e infinito inverno per i Mutanti di Bryan Singer.
La Fenice Nera di Kinberg sarà l'ultima foglia dell'Universo X-Men della Fox, che una volta toccata terra metterà la parola fine a una saga lunga decenni che non sempre è stata apprezzata dal grande pubblico, con diverse vette qualitative ma anche con bassi clamorosi.

In termini di profitti, la Fox non è assolutamente interessata all'esito al box office del film, che resta un progetto sul quale si è investito molto e che, già solo per il nome che porta, è quasi certo possa almeno rientrare nei costi di budget, contando poi una parziale inesistenza di un chiaro modello promozionale e di marketing. Perché spenderci, in fondo? Basta spingerlo un po' e lasciare che l'interesse per il franchise faccia il resto, che vuol dire semplicemente non renderlo un flop, anche se gli introiti reali saranno relativamente bassi.
Questa, almeno apparentemente, sembra essere la posizione di una Volpe pronta a farsi mangiare da un Topolino sempre più grasso (no, non quello bloccato nel tombino e passato agli onori di cronaca), ma Kinberg, che ci ha speso tempo e salute, la pensa ovviamente in modo diverso, e tenta come può di approfittare delle varie interviste per creare hype e interesse intorno al film, anche spoilerando. Non lo fa però in modo disinteressato, come potrebbe sembrare, perché a parlare è la sua passione per un progetto che, dopo un annuncio in pompa magna, è immediatamente stato fagocitato - forse senza rispetto - da qualcosa di più grande di lui, dal ritorno a casa degli eroi che con tanta dedizione il nostro Simon ha cercato di trasporre ancora una volta al cinema nel suo film d'esordio alla regia. Mettetevi nei suoi panni: è come vedere un figlio, il primogenito, venire bistrattato dall'intera società. Come vi comportereste? Non cerchereste di difenderlo, di proteggerlo e di elogiarne le qualità - aggiungendone magari anche qualcuna che non ha?
Il senso delle dichiarazioni del regista e di quelle anticipazioni così vivide sta tutto qui: in un atteggiamento di difesa che vuole provare a salvare un qualcosa che viene a priori attaccata da tutti, spesso anche con molta rabbia, al grido di "morte ai Mutanti Fox" e lunga vita al reboot Marvel. Una fiamma che si sta spegnendo lentamente e con molta sofferenza, mentre dall'alto, uno dei suoi creatori, la sta guardando morire, incapace di fare altro se non aiutarla a tremare di meno.

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