Woody Allen: 5 film da riscoprire aspettando Rifkin's Festival

I cinema in Italia ripartono col nuovo film di Woody Allen, Rifkin's Festival: riscopriamo assieme 5 opere del passato da recuperare.

Woody Allen: 5 film da riscoprire aspettando Rifkin's Festival
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Nel corso della sua carriera Woody Allen è stato in grado di sfornare film raffinati e magistrali, opere sulla capacità immediata che l'audiovisivo ha di racchiudere con estrema semplicità e una precisione puntinista tutta la magia evocativa e il romantico lirismo delle storie dell'uomo, dei suoi difetti, dei suoi amori e delle sue fragilità. Il tutto standosene in piedi con la diligenza di un soldato sull'attenti nel crocevia in cui si incontrano realismo, fantasia, autorialità e industria.
Prima che l'ostracismo odierno lo bloccasse, infatti, dal 1966 Allen è riuscito a mantenere una media quasi perfetta di un film all'anno: Rifkin's Festival, in uscita questa settimana, passa alla storia come il 50esimo lungometraggio (contando New York Stories) di quello che è uno degli attori, registi e soprattutto sceneggiatori più significativi del '900 (detiene tuttora il record per il maggior numero di nomination ricevute nella categoria Miglior Sceneggiatura Originale, 16, con 3 vittorie).
Con lo status di autore più europeo di Hollywood, amante di Federico Fellini e Ingmar Bergman, ha affrontato i generi più disparati riadattandoli al suo stile teatrale, sofisticato e unico: ecco cinque film di Woody Allen da riscoprire aspettando Rifkin's Festival.

Amore e guerra

Uno strano film in costume ambientato durante l'epoca di Napoleone, così lontano dalle strade di New York che avrebbero fatto la fortuna dei film successivi ma anche diametralmente opposto rispetto alle opere slapstick dei primi anni di carriera, Amore e Guerra è il primo passo di Woody Allen verso il cinema verbale che avrebbe segnato gran parte della sua produzione.
Nella storia di Boris Grushenko, terzo di tre fratelli e fra loro il più pavido e goffo (e ovviamente intellettualoide), il regista-sceneggiatore-attore si diverte a strizzare l'occhio al cinema di Ingmar Bergman, a quello di Eisenstein e alla letteratura di Tolstoj e Dostoevskij, realizzando un'opera piena di battute indimenticabili ("Il sesso è la cosa più divertente che abbia fatto senza ridere!") e complessa, incentrata sui tanti aspetti della vita e le sue ambivalenze.

Irrational Man

In un mix tra le atmosfere di Alfred Hitchcock e quelle ironico-filosofiche alla Woody Allen (che il protagonista, non a caso filosofo ma molto cinico e sprezzante, irride come "masturbazione verbale") con Irrational Man l'autore sprigiona il suo tocco unico per creare un neo-noir romantico raffinato e divertente, una sorta di summa tra la tragicità morale di Crimini e Misfatti e il nichilismo disincantato di Match Point.
La chimica fra Emma Stone e Joaquin Phoenix infiocchetta i dialoghi brillanti e le situazioni magistralmente orchestrate dalla penna e dalla camera del regista, sempre attento agli intrecci e ai loro imprevedibili risvolti.

Hannah e le sue sorelle

Fra i migliori uomini in assoluto a scrivere le donne, Woody Allen a nove anni da Io e Annie torna alla carica con Hannah e le Sue Sorelle: incentrata sulle vite, i dubbi, le forze e i tantissimi pensieri di Hannah, Lee e Holly, interpretate da Mia Farrow, Barbara Herhsey e Dianne Wiest, la storia del film è quella tribolata e rocambolesca degli amori e i sotterfugi che segnano il matrimonio di Hannah con Elliot (Michael Caine) ed è l'emblema della commedia nel dramma e del dramma nella commedia, che contraddistingue l'ipertesto dell'autore.
Premiato con tre Oscar (alla sceneggiatura, a Michael Caine e a Dianne Wiest come non protagonisti) include anche uno dei momenti di cinema più alti della filmografia alleniana, quella carrellata circolare al ristorante che sarà citata in Le Iene e in Grindhouse - A prova di morte di Quentin Tarantino, un altro autore che sa come scrivere e far parlare le donne al cinema.

Café Society

Il film del 2016 con Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Steve Carell e Blake Lively si distingue per diverse prime volte nella carriera di Woody Allen.
Oltre a essere il suo primo girato in digitale, infatti, è anche la prima collaborazione con il direttore della fotografia Vittorio Storaro, che contribuirà direttamente a infondere nella regia di Allen alcuni virtuosismi inediti (come arditi movimenti di macchina o particolari giochi di luci e colori) che si ritroveranno anche nei film successivi del regista (Storaro sarà presente anche ne La ruota delle meraviglie, Un giorno di pioggia a New York e lo stesso Rifkin's Festival).
Café Society apre quindi un vero e proprio nuovo filone nella produzione alleniana, della quale vanta tutti i crismi (come i doppi-giochi d'amore all'interno dello stesso nucleo familiare) e anche un'eleganza formale che va a braccetto con quella dello scintillante setting della Hollywood anni '30.

La rosa purpurea del Cairo

Rifkin's Festival fa parte di quel filone di "cinema sul cinema" che Woody Allen ha visitato ben volentieri nel corso della sua carriera. Già con Stardust Memories, Celebrity e Hollywood Ending, solo per citarne alcuni, l'autore aveva raccontato la fama e il senso di adorazione che essa può suscitare nei confronti di chi la possiede, offrendo allo stesso tempo il ritratto perfetto dell'artista imperfetto.
Con La Rosa purpurea del Cairo Allen si mette dall'altra parte dello schermo - letteralmente - per inquadrare i sogni di celebrità dal punto di vista di chi non ne ha, una giovane donna innamorata del cinema. L'opera del 1985 racchiude perfettamente anche tutto un altro filone del cinema alleniano, quello del "realismo magico", che sarebbe tornato con folgorante romanticismo anche in Midnight in Paris, altro titolo premiato con l'Oscar.

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