Wonder Woman 1984, l'analisi del primo trailer sulle note di Blue Monday

Torna l'Amazzone interpretata da Gal Gadot in un sequel ambientato negli anni '80, età di sintetizzatori e immancabili super nemici.

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Dimentichiamoci per un secondo del suo ingresso in Batman v Superman e della sua esperienza nell'appena nata (e subito deceduta) Justice League. Torniamo all'unico film ora necessario alla continuity di Diana di Themyscira, Principessa Amazzone interpretata da Gal Gadot e meglio nota come Wonder Woman nell'omonimo cinecomic diretto da Patty Jenkins. Alla fine dell'avventura ambientata durante la Prime Guerra Mondiale, lasciavamo Diana a Parigi, nel 2017, alla fine del lungo flashback che dava struttura al lungometraggio.

Diciamo che la parte "moderna" del progetto serviva ad alimentare la connessione con la Lega della Giustizia, ma dato il fallimento del crossover di Zack Snyder la DC Films a guida Walter Hamada ha preferito tornare al passato, anche se più vicino ai nostri giorni, esattamente al 1984.

Anno iconico della distopia orwelliana e della Apple del primo Macintosh, tutto all'interno di un decennio che ha visto la nascita dei primi e giganteschi centri commerciali, l'ascesa del sintetizzatore e l'irrefrenabile potenza della disco music. Anni vibranti d'eccessi e cambiamenti, i mitici eighties, che fungono ora da background essenziale al sequel, il Wonder Woman 1984 mostratosi nel primo trailer ufficiale.

New Order

Il filmato si apre con Diana che sta parlando in modo amichevole con l'ambiziosa ma timida Barbara Ann Minerva, archeologa interpretata da Kristen Wiig che acquisirà nel corso del film i poteri del ghepardo di Urzkartaga, divenendo la villain Cheetah. Ma siamo già oltre, perché in quello che sembra essere un appuntamento di lavoro, le due stanno parlando di vita e amori, sorridenti e tranquille.
Si passa subito all'inquadratura di un centro commerciale in cui si scatenerà qualche tipo di attacco (forse terroristico) che costringerà Wonder Woman a intervenire (e usare anche la sua corona!), questo comunque dopo la presentazione dell'altro villain del film, il Maxwell Lord di Pedro Pascal.
Si tratta di uno spietato imprenditore miliardario che nei fumetti ha giocato un ruolo centrale nella formazione della prima Justice League, di cui conosciamo pochissimi dettagli in relazione al suo adattamento cinematografico. Lo vediamo in delle pubblicità motivazionali trasmesse su tubo catodico dire cose come "Benvenuti nel futuro" o "La vita è bella ma può essere migliore: perché mai non dovrebbe?".

Mentre Lord continua a parlare e a sostenere il potere della volontà e delle ambizioni, in sottofondo sentiamo l'inconfondibile intro di Blue Monday dei New Order, che descrive musicalmente in modo perfetto gli anni in cui il film è ambientato. Si susseguono nel montaggio Diana e Barbara Ann Minerva, quest'ultima già più intenzionata a cambiare la sua vita, a trasformarsi "in quello che ha sempre sognato di diventare", che nel caso specifico è proprio una donna come Diana, bella, affascinante, forte e carismatica.

Lo stacco verso un'elegante festa ci mostra poi l'anticipato e noto ritorno di Steve Trevor (Chris Pine), che non sembra invecchiato di un giorno per essere un semplice essere umano di circa 90 anni d'età. Si presenta davanti all'Amazzone con una semplicità disarmante, lasciandola sconvolta ma felice, tanto che lo abbraccia, innamorato come settantanni prima, quando pensava di averlo perduto per sempre. Qualcosa non va. È palese. È davvero Steve? Com'è sopravvissuto all'esplosione mortale dell'areo ad alta quota? Se non è il vero Steve, chi è? Un clone? Un qualche tipo di androide alieno? In fondo Maxwell Lord è connesso nelle sue run a fumetti a questa specie di computer malvagio chiamato Metron, quindi chissà che non possa rivelarsi tutto un piano per controllare le mosse di Diana.

Al rallenty

Mentre il trailer continua con insistenza a non mostrarci la Cheetah trasformata della Wiig, si intuisce come almeno parte della minaccia da sventare sia proprio costituita dalle malevoli intenzioni di Lord, che dice di "poter prendere quello che vuole" mentre il mondo "lo starà solo a guardare". Il mondo sì ma non Diana, che di stare ferma proprio non ne vuole sapere, anzi, nella seconda parte del filmato si mostra combattiva e risoluta nelle sue scivolate o frustate al rallenty, che si dimostra ancora una volta la tecnica preferita dalla Jenkins per spiegare meglio l'azione su schermo senza bisogno di organizzare chissà quali tipo di coreografie. Che si tratti di svogliatezza o meno, l'effetto non è per nulla stupefacente - purtroppo -, perché ricorda troppo da vicino le stesse identiche movenze approfondite nel primo film (ci sono momenti che sembrano proprio uguali).

Andando oltre, dopo una camminata sexy di Ann Minerva sbocciata in tutta la sua bellezza e un volo in jet di Steve e Diana circondati da fuochi d'artificio, ci ritroviamo in quello che sembra essere un paese del Medio Oriente, spaccato in due da un alto e robusto muro che nello stacco successivo di montaggio si sgretola come fosse sabbia. Si continuano poi ad alternare scene dall'attacco al centro commerciale e a quello alla Casa Bianca, mentre torniamo per brevi momenti anche all'infanzia di Wonder Woman, al suo allenamento come Amazzone nell'Isola di Themyscira.

Alla fine ascoltiamo nuovamente le parole della protagonista: "Dalle bugie non nasce niente di buono. E la grandezza non è ciò che pensi". Potrebbe rivolgersi tanto a Lord quanto a Cheetah, ma nel frattempo ribalta un veicolo militare in corsa, saltando oltre sotto gli occhi increduli di Steve. E poi fulmini, una tempesta e la frusta dorata che fende l'aria, questo prima di ammirare finalmente la spettacolare Golden Eagle Armor con tanto di elmo e ali, uno dei costumi del personaggio più amati di sempre. Un trailer convincente con diverse riserve, che non minano comunque le buone sensazioni sul film. Non ci resta che attendere l'estate del 2020 per ammirare sul grande schermo Wonder Woman 1984.

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