Wolverine al cinema: la rabbia, gli artigli e il sangue di Hugh Jackman

Wolverine è probabilmente l'X-Men più famoso in assoluto e uno dei personaggi Marvel più iconici e conosciuti. Il cinema è riuscito a valorizzarlo?

Wolverine al cinema: la rabbia, gli artigli e il sangue di Hugh Jackman
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L'iconico mutante Wolverine, uno tra gli X-Men più famosi e apprezzati di sempre, nel corso della sua lunga storia editoriale (iniziata nell'ormai lontano 1974 sulle pagine de L'incredibile Hulk) ha saputo affascinare un enorme numero di lettori tanto per il suo burbero carattere e le sue doti combattive quanto per il suo misterioso passato, svelato infine nella riuscita storia Wolverine: origini.
L'artigliato mutante canadese ha incontrato il successo anche al cinema, fin dalla sua apparizione nel primo film degli X-Men, uscito negli anni 2000 per la regia di Bryan Singer, per poi comparire in molte altre pellicole dedicate ai mutanti più famosi di casa Marvel anche in veste di eroe solitario.
In questo speciale proveremo a ripercorrere la parabola di uno tra gli X-Men più amati di sempre cercando di analizzare nel dettaglio tutti gli aspetti meglio riusciti (ma anche quelli meno) relativi alle sue apparizioni cinematografiche.

La trilogia classica e gli spin-off

Vista la grande popolarità di Logan/Wolverine (spesso conosciuto anche dalle persone totalmente estranee al mondo dei fumetti), lo stesso Singer ha deciso di puntare in maniera massiccia proprio sulla sua figura all'interno dei vari film con protagonisti i mutanti, nel tentativo di creare un forte legame empatico con lo spettatore.
Nella prima pellicola, infatti, Logan si ritrova completamente spaesato e allo sbando, incapace di ricordare il suo passato per un non meglio specificato trauma che lo porterà, proprio nel corso dei vari film, a ricostruire via via la sua drammatica storia personale.
Il personaggio, caratterialmente molto sfaccettato, nella trilogia originale (così come nei numerosi film successivi) risulta di fatto un vero e proprio outsider, accolto da Charles Xavier nella X-Mansion e promosso in seguito al ruolo di insegnante, seppur lo stesso Wolverine abbia sempre fatto parecchia fatica a integrarsi all'interno delle dinamiche sociali della scuola.
Logan però, nonostante il modo di fare da burbero e l'innata aggressività, nelle sue missioni sempre più pericolose al fianco degli X-Men inizia a capire il valore intrinseco dell'amicizia e del rispetto reciproco, attivandosi in prima persona per aiutare gli studenti maggiormente in difficoltà arrivando anche a respingere l'assalto di numerosi nemici all'interno della scuola, come ad esempio nell'iconica sequenza dell'attacco dei militari in X-Men 2.

Il suo stesso profondo legame affettivo con Jean Grey (interpretata nella trilogia originale da Famke Janssen), lo ha portato a compiere scelte tremendamente difficili, come in X-Men - Conflitto finale, in cui Wolverine si ritrova costretto ad affrontare la sua amata per evitare la fine del mondo.
Il mutante risulta così profondamente tormentato, più vicino in realtà alla figura dell'antieroe, in continuo conflitto prima di tutto con se stesso e la sua parte più bestiale e oscura, capace di ridestarsi nei momenti più disparati.
Nonostante la grande importanza riservatagli nella trilogia originale, il personaggio ha avuto comunque modo di farsi conoscere ancora meglio dagli spettatori attraverso i numerosi spin-off a lui dedicati, iniziando da X-Men le origini - Wolverine, arrivato nelle sale nel 2009.

I numerosi stand alone dedicati al mutante, seppur capaci di generare notevoli incassi al botteghino, si sono rivelati però spesso non all'altezza dei primi film sugli X-Men, per via di uno sviluppo del personaggio a tratti semplicistico e per la scelta, in realtà non così illuminata, di non focalizzarsi anche sul lato più feroce e brutale, un aspetto fondamentale della sua personalità, soprattutto in rapporto al progetto Arma X.

Gli stessi brevi flashback presenti nei film di Singer che ritraggono un Wolverine disorientato, sconvolto e ferino (incapace oltretutto di distinguere amici e nemici), sono riusciti a descrivere la sua personalità meglio di quanto visto nell'intero primo spin-off dedicatogli, così come ne L'immortale, un film ancora una volta incapace di mettere perfettamente a fuoco il personaggio nonostante l'enorme materiale di partenza da cui attingere (sia filmico che cartaceo).

La trilogia prequel e Logan

Vista la grande popolarità del brand X-Men, nel 2011 si è pensato di impostare un nuovo corso stilistico mostrando i mutanti più famosi di casa Marvel in una veste inedita, focalizzandosi così sulle origini dei vari personaggi più famosi della saga e sui loro profondi cambiamenti introspettivi, riuscendo in maniera tutto sommato soddisfacente a svecchiare l'intero brand con numerose trovate interessanti.
Wolverine, seppur non più centrale nei film prequel, è stato comunque protagonista di alcuni riusciti camei, capaci di strizzare l'occhio ai fan sfruttando tanto il registro comico (come quando Logan manda senza troppi giri di parole a quel paese i giovani Professor X e Magneto), così come quello più serioso visto in X-Men - Apocalisse, in cui lo stesso Singer è voluto tornare per un attimo a porre l'attenzione sul progetto Arma X.
Discorso a parte per Logan - The Wolverine, pellicola diretta da James Mangold perfettamente fruibile anche senza aver visto i numerosi film precedenti, capace di ritrarre Wolverine attraverso un taglio stilistico profondo, maturo e, in più punti, anche molto tragico.

Nonostante non sia da escludere a priori un ritorno di Hugh Jackman in uno dei suoi ruoli più celebri, l'opera risulta come una vera e propria parabola conclusiva del personaggio, immerso in uno scenario distopico in cui i pochi mutanti rimasti sembrano del tutto condannati all'estinzione.
In Logan, la stessa resistenza sovrumana di Wolverine ai danni (resa possibile per via del suo fattore rigenerante) è messa a dura prova da una terribile malattia che lo affligge, rendendo così per lo stesso protagonista ancora più difficile combattere contro i suoi agguerriti avversari, capitanati dallo spietato Donald Pierce.
Mangold, oltre a mettere in scena una storia cupa e profonda, è stato anche molto abile nel gestire la violenza, prendendosi la libertà di mostrare finalmente su schermo il lato più brutale e feroce del personaggio, attraverso combattimenti in cui è possibile vedere in ogni istante i tremendi danni causati dagli artigli di Wolverine.

Giorni di un futuro passato: rimettere tutto in ordine

Nonostante X-Men - Giorni di un futuro passato non sia in realtà l'ultimo film a essere uscito in ordine temporale, ancora oggi risulta forse la pellicola più adatta nel rappresentare la chiusura perfetta della X Saga, grazie anche all'ottimo connubio tra le due generazioni differenti di X-Men.
Singer, che ancora una volta ha puntato tutto su Wolverine, ha impostato l'intero film fornendogli un'enorme importanza, dando fondamentalmente al mutante il compito di salvare il mondo tornando indietro nel tempo.

C'è una scena che più di ogni altra è in grado di fornire un perfetto spaccato del personaggio e della sua sfaccettata personalità, cioè quella in cui lo vediamo risvegliarsi nella X-Mansion, nel presente, con tutti i suoi amici nuovamente in vita.

In poco meno di tre minuti, lo spaesamento (misto però a stupore e gioia) di Logan diviene anche quello dello spettatore che osserva la scena, andando così a riprendere lo stesso concetto visto nel primo film (in cui un Logan, stupefatto dall'ambiente circostante, ne provava a comprenderne i meccanismi basilari) puntando molto anche sul sense of wonder.
Logan non può che tirare un sospiro di sollievo nel rivedere nuovamente Rogue, Bobby, Kitty, Hank, Colosso e Tempesta, rimanendo di stucco nel constatare che la stessa Jean Grey sia ora in vita, così come Scott, quest'ultimo spiazzato dall'apparente generosità di Logan nei suoi riguardi, permettendo al tempo stesso di mostrare anche la grande umanità - spesso semplicemente repressa - del mutante.
La scena finale di X-Men - Giorni di un futuro passato risulta così il perfetto commiato di Wolverine (e di tutti gli altri X-Men) verso il pubblico, capace di emozionare tanto i fan del franchise così come dello stesso personaggio, ancora oggi uno dei più famosi e apprezzati di casa Marvel.

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