Winston Churchill: dalla realtà al cinema in L'Ora Più Buia

Personaggio iconico del secolo scorso, Winston Churchill continua a essere uno dei politici più rappresentati nella storia del cinema e della televisione.

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Lo vedremo presto al cinema interpretato magistralmente da Gary Oldman, già in profumo di Oscar per una delle prove attoriali più toccanti del 2017. Stiamo parlando de L'ora più buia, film in uscita il prossimo 18 gennaio, e di Winston Churchill, il mitico politico inglese del 900'. Nonostante siano passati "solo" poco più di 50 anni dalla sua morte, la figura dello statista inglese continua ad attirare le attenzioni di attori, registi e sceneggiatori, affascinati da un uomo tanto forte quanto complesso, simbolo di un'epoca che ha contribuito a costruire la modernità e gran parte del mondo come lo conosciamo oggi. Elementi che non potevano essere trascurati dal mondo del cinema e della televisione, che hanno fatto di Churchill uno degli uomini più rappresentati nella storia.

Chi era Churchill

Nato a ovest di Londra nel 1874, di origini aristocratiche, Churchill passò la prima parte della sua vita tra il servizio militare e il lavoro come giornalista. Abile scrittore - e vincitore di un Nobel per la letteratura - diede vita a numerose biografie dei suoi avi e ad alcuni racconti di guerra di gran pregio. Iniziò la carriera politica intorno al 1900, ricoprendo incarichi importanti dall'inizio della Prima Guerra Mondiale in poi. Divenne primo ministro per due volte, la prima durante la Seconda Guerra Mondiale e la seconda più o meno dieci anni dopo, tra il 1951 e il 1955. Il politico inglese sarà sempre ricordato per aver guidato il Regno Unito nel periodo più triste e cupo della sua storia, quello della Seconda Guerra Mondiale per l'appunto. Sono proprio le sue gesta di quegli anni ad accendere ancora oggi l'immaginario politico e sociale sulla sua figura. Dopo l'ascesa di Hitler e del Nazismo, l'uomo rimase a lungo il solo a combattere contro la Germania: mentre la maggior parte dell'opinione pubblica spingeva per una resa incondizionata ai rivali, Churchill decise di combattere strenuamente e non arrendersi, consapevole che vi erano in gioco la democrazia e la sopravvivenza del mondo occidentale.

Un eroe nazionale

Proprio durante "L'ora più buia" per il Regno Unito e l'Europa si costruiscono i tratti stilistici, estetici e caratteriali che tutti ancora oggi riconduciamo a Winston Churchill. In quegli anni l'uomo diede vita ad alcune delle invettive dialettiche più famose della sua carriera e ad alcuni discorsi rimasti scolpiti nell'immaginario del mondo moderno. La sua abilità letteraria si riversò tutta in un grande talento per la dialettica e per i discorsi, nei quali esprimeva grande carisma, determinazione ed energia, fondamentali per ridestare un popolo sfiduciato e debilitato dalle difficoltà di una guerra logorante e sfibrante. Fu proprio nel momento di massima solitudine della sua terra che Churchill riuscì a convincere i suoi che una strenua lotta su tutti i fronti contro la Germania era possibile. Con tenacia e caparbietà seppe battersi da solo contro tutto e tutti, ottenendo alla fine una vittoria schiacciante per tutti imprevedibile e inattesa. Seppe trasformare la cocente umiliazione di Dunkerque, recentemente raccontata da Nolan in Dunkirk, in un'arma per ridestare lo spirito ormai spento dei suoi concittadini. In un sol colpo e quando tutti lo davano per sconfitto, riuscì a tener testa al re, agli oppositori e a tutti quelli che chiedevano una resa incondizionata.

Un uomo controverso

L'uomo pubblico è sempre molto diverso da quello privato e il Churchill che tutti ricordiamo nascondeva degli aspetti che lo rendono ancora oggi figura complessa e controversa. Era sovente colpito da attacchi e periodi di depressione maniacale che spesso lo portavano ad avere paura di tutto e a pensare addirittura al suicidio. Durante questi momenti passava la maggior parte del tempo a letto, perdendo concentrazione e voglia di fare. Usava pillole di anfetamina per riprendersi dagli attacchi e, superati i periodi no, era fin troppo carico di energia, andava a lavoro sin dalle primissime ore del mattino ed era capace di passare con rapidità estrema da una questione all'altra. Questi suoi impeti di energia lo portavano ad appassionarsi facilmente, a entusiasmarsi con rapidità anche ai progetti più folli ed eccentrici e a prendere decisioni spesso avventate e controverse. Se questi tratti caratteriali lo aiutarono molto durante la Seconda Guerra Mondiale, si rivelarono invece un'arma a doppio taglio in altri momenti: nel 1919 appoggiò dei violenti gruppi paramilitari per sopprimere una rivolta in Irlanda; si dimostrò anche fin troppo pragmatico e ben poco sensibile alle sofferenze del popolo; appoggiò il bombardamento della popolazione civile tedesca senza preoccuparsi della morte o dei problemi delle persone coinvolte. Prima del grande successo la sua carriera politica si era inoltre contraddistinta per un continuo cambio di colore politico a seconda delle esigenze, cosa che portò i suoi colleghi a perdere quasi totalmente fiducia in lui. Le sue convinzioni politiche inoltre lo condussero a numerosi errori nell'ultima parte della sua carriera. Fermo sostenitore del grande impero britannico nella sua unitarietà, non seppe accompagnare con il giusto spirito moderno la fine dell'era coloniale, opponendosi fin troppo duramente ai movimenti per l'indipendenza che iniziavano a nascere lontano dalla madrepatria.

Dalla realtà al cinema

Un personaggio come Winston Churchill non poteva che trovare grande spazio nell'arte. Dal cinema al piccolo schermo sono state numerose le rappresentazioni del politico, incarnato nel corso degli anni da un gran numero di attori. Ed è anche grazie a queste storiche interpretazioni che si è creato un immaginario ben preciso su di lui, con tutta una serie di tratti stilistici sempre presenti in ogni sua rappresentazione. Queste hanno contribuito a creare un'aura quasi mitica intorno all'uomo e alle sue gesta, oscurando in buona parte problemi e controversie. Il periodo più ampiamente rappresentato per raccontare le gesta di Churchill è quello della Seconda Guerra Mondiale, più foriero di aneddoti e di quell'aura mistica e patriottica fondamentale per il cinema di genere. Questi ritratti, seppur spesso forzati ed estremizzati nelle sfumature caratteristiche, hanno contribuito a far conoscere la figura dello statista alle nuove generazioni. Anche quando il personaggio è presente in una minima parte o è solo raccontato indirettamente, come nel già citato "Dunkirk", si percepisce il misticismo e l'eroismo dei suoi gesti, dei suoi modi di fare, dei suoi discorsi e delle sue scelte, anche a costo di sacrificare aspetti ben più complessi del suo difficile carattere. Così il Churchill che più volte abbiamo visto al cinema appare come un uomo energico, dall'aspetto rude, grosso e fiero, con la voce cavernosa e solenne, amante dei sigari e del whisky.

Un "personaggio" perfetto

Attori, registi e sceneggiatori hanno sempre trovato in Churchill un carattere perfetto per le loro rappresentazioni. La forza e l'importanza delle sue azioni unite a un periodo drammatico e infinitamente affascinante per la settima arte hanno portato numerosi attori ad avvicinarsi alla sua figura: Albert Finney, Richard Burton, Michael Gambon e Brendan Gleeson sono stati solo alcuni degli artisti che, nel corso degli anni, si sono approcciati al mito del primo ministro inglese. Tutti attori che lo hanno interpretato in maniera egregia, non venendo mai meno ai tratti caratteristici che Churchill doveva avere, sia estetici che di comportamento. Il personaggio è così diventato un "feticcio" dai tratti sempre perfettamente riconoscibili. Ognuno con la propria personalità ha cercato di darne un aspetto diverso ma tutti, alla fine, hanno dovuto aderire al suo mito, al suo modo di essere e alle caratteristiche più peculiari e generalmente conosciute dall'opinione pubblica. Il Churchill cinematografico deve fare grandi discorsi davanti al microfono, deve fumare dei veri sigari, deve sempre vestire col panciotto, l'orologio e il suo immancabile cappello. "The Gathering Storm", film per la TV uscito in due versioni diverse nel 1974 e nel 2002, è il perfetto vademecum della perfetta e riconoscibile interpretazione di Churchill. Richard Burton prima e Albert Finney poi hanno degnamente rappresentato lo statista nel suo momento più difficile, quello dei grandi discorsi, quello della riscoperta dei grandi valori, quello che tutti hanno cercato di rappresentare maggiormente nel corso degli anni.

Una lunga storia sullo schermo

Tra serie TV, lungometraggi e film per il piccolo schermo sono oltre cinquanta le produzioni in cui, con ruoli più o meno importanti, appare la figura di Churchill. Nel Regno Unito le già citate interpretazioni di Burton e Finney sono tra le più conosciute e apprezzate, soprattutto grazie alla trasposizione dello stesso periodo di riferimento. Brendan Gleeson ha preso il posto di Finney in "Into the Storm", film che prosegue il racconto della figura di Churchill durante il difficile periodo della Seconda Guerra Mondiale e che ha regalato all'attore un Emmy nel 2009 per la sua interpretazione. Il 1981 è stato invece l'anno di Robert Hardy, che ha regalato la sua interpretazione in una miniserie inglese di otto puntate dedicate agli anni più bui della vita politica di Churchill. A livello puramente cinematografico le apparizioni sono state numerose, tutte più o meno aderenti allo stesso modello. Da ricordare il divertente cameo di Rod Taylor in "Bastardi Senza Gloria" di Tarantino e quello altrettanto riuscito e fuori dalle righe di Timothy Spall ne "Il Discorso del Re". Tutti questi film e tutte queste interpretazioni, seppur ottimamente realizzate, hanno tanti tratti comuni, tutti riconoscibili e tutti aderenti a quello che ci si aspetterebbe da un ben riuscito ritratto di Churchill. Registi e attori hanno sempre giocato sul sicuro. Ogni debolezza e ogni errore del personaggio è edulcorato dal buon esito delle sue azioni: è la storia stessa a dirci che Churchill ha avuto ragione e che il suo è solo un percorso tempestato, ricco di errori, ma con un fine virtuoso e perfettamente riuscito. L'uomo, seppur debole e contraddittorio, è sempre dalla parte dei buoni, sempre circondato da un'aura divina e affascinante impossibile da sradicare.

Le variazioni sul tema

In anni recenti, ancora grazie alla televisione, qualcosa si è mosso, con una maggiore consapevolezza nell'utilizzo del personaggio e una sua trasposizione anche in periodi diversi da quello "bellico di riferimento". Nel 2016 Michael Gambon in "Churchill's Secret" e John Lithgow in "The Crown" hanno incarnato il politico nella parte più turbolenta della sua vita, quella del dopoguerra, quella dei suoi acciacchi e dei suoi problemi, dei suoi errori politici e di una popolarità che si è andata pian piano spegnendo. Quella di Lithgow è forse l'interpretazione più candidamente sincera dell'uomo e delle sue debolezze, del tramonto di un'epoca che non tornerà più e di un uomo che, per forza di cose, non potrà più essere l'eroe che tutti hanno sempre ammirato. Due interpretazioni che hanno dato il via a rappresentazioni di un Churchill che non dev'essere per forza solo mito indiscusso ma anche uomo, come tale soggetto a errori e cadute fragorose. Nel 1972 Simon Ward, nel film "Gli anni dell'avventura", aveva provato a rappresentare un Churchill diverso, ma capovolgendo il punto di vista di partenza, raccontando gli anni della giovinezza dell'uomo, la sua militanza nell'esercito, i suoi errori, le sue precoci debolezze. Un "romanzo di formazione" sincero ma teso ad accendere il mito e non a raccontare l'uomo come Gambon e Lithgow hanno provato a fare con grande efficacia.

Churchill oggi

Il mito del grande statista che ha salvato il mondo dalla rovina è oggi più che mai vivo. Lo dimostrano i due film prodotti nel 2017 e a lui dedicati, "Churchill" e "L'ora più buia". Entrambi si propongono di aderire con forza e convinzione alla storica figura e ai suoi tratti caratteristici ma entrambi, seppur in modi diversi, hanno cercato di farlo abbracciando a tutto tondo la sua figura, con difetti, problemi e paure. Si è finalmente capito che dipingere questo grande uomo politico come un eroe senza macchia e senza paura è un copione riuscito ma ripetitivo: molto meglio mostrare un Winston Churchill coraggioso ma anche tormentato e incerto, divertente ma anche pauroso e maleducato, astuto e gentile ma anche iracondo e triste, spesso depresso. I suoi difetti erano parte di lui e devono per forza di cose far parte delle sue rappresentazioni. Cogliere questi aspetti è utile per rendere più umano un uomo che per troppo tempo è stato elevato e appiattito, dimenticandosi che quei tratti negativi hanno contribuito a renderlo quello che era e a fargli prendere tutte le sue importanti decisioni. Incarnava alcuni dei valori ancora oggi importanti della nostra società, ma ne rappresentava anche le infinite contraddizioni, quelle che troppo spesso sono mancate ma che oggi possono diventare nuova linfa vitale per continuare a raccontare un mito che, tra grande e piccolo schermo, sembra non volersi esaurire mai.

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