Will Smith non meritava l'Oscar 2022

Tra gli altri candidati al premio come Miglior Attore Protagonista, la nomination di Smith era senza dubbio la più debole.

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Facile pensare che questa affermazione derivi dal clamoroso schiaffo di Will Smith a Chris Rock. O che lo pensiamo in seguito a tutta la vicenda che ha poi coinvolto l'inchiesta dell'Academy contro Will Smith o alle successive scuse ufficiali di Will Smith. Perché lo schiaffo a Rock è il simbolo di un disastro, è vero, ma non è questo il punto. Il punto è che, semplicemente, Will Smith non meritava il premio come miglior attore protagonista del 2021 perché non è stato il miglior interprete dell'anno passato. Non con gli altri candidati al suo fianco.

Quattro contro uno

La cinquina composta per le nomination a miglior attore protagonista vedeva Andrew Garfield per Tick, Tick... BOOM!, Javier Bardem per A proposito dei Ricardo, Benedict Cumberbatch per Il potere del cane e Denzel Washington per Macbeth.

Se avesse vinto uno qualsiasi tra gli altri quattro attori in lizza, probabilmente, sarei stato soddisfatto in egual modo. Perché ciascuno di loro, per motivi diversi, ha confezionato un'interpretazione di altissimo livello. Will Smith, pur trattandosi di un vero e proprio gigante di Hollywood, di un attore di grande talento e di un professionista che merita rispetto e stima al netto di una carriera pluristellare, semplicemente era l'attore meno bravo, quello che meno di tutti avrebbe meritato il riconoscimento. Chi vi scrive pensa che a meritare concretamente quella statuetta era Andrew Garfield. Perché l'ex interprete di Spider-Man non si è limitato a vestire i panni di Jonathan Larson, protagonista dell'ottimo film Netflix (qui la nostra recensione di Tick Tick BOOM per capire di cosa parliamo): ne ha incarnato i valori, caricandosi sulle spalle un ruolo incredibilmente complesso e stratificato. Per l'occasione Garfield ha ballato e cantato, oltre che recitato, dimostrandosi showman assoluto, mattatore del palcoscenico, cantante splendido e performer poliedrico. Facendoci ridere durante gli stacchetti più leggeri ed emozionare, e facilmente commuovere, nei momenti più drammatici della pellicola di Lin-Manuel Miranda.

Non da meno è stato Benedict Cumberbatch, protagonista del film che ha vinto la regia ai Premi Oscar 2022: Il potere del cane. Il volto di Doctor Strange ha tirato fuori una performance assoluta, sfoggiando un notevole lavoro linguistico (lui, che è british fino al midollo, veste i panni di un americano duro e puro) ma soprattutto portando su schermo una figura straordinaria. Quella di un uomo intrappolato nel proprio machismo tossico, in un Far West che ormai deve lasciare il posto alla modernità, un individuo rude e crudele che deve fare i conti con la propria inconscia sensibilità. Un lavoro soprattutto di sguardi, che Cumberbatch ha svolto con la maestria di un grande professionista.

Soltanto una spanna sotto i primi due ci sono Javier Bardem e Denzel Washington. Il primo è protagonista di uno dei film più sottovalutati della cerimonia, un titolo passato sin troppo in sordina: A proposito dei Ricardo. Qui Bardem fa qualcosa di molto simile a Garfield: balla e canta, oltre a recitare splendidamente in tandem con una Nicole Kidman straordinaria. Anche Javier lavora moltissimo sulla propria base linguistica, e sulla scia del protagonista di Tick Tick BOOM propone al pubblico uno showman tanto affascinante quanto ambiguo.

Per quanto concerne Washington, il suo Machbeth è un sovrano complesso, pieno di sfumature, folle, intrappolato nella sua paranoia. Una recitazione che Denzel soregge grazie alla sua mimica eccellente, anch'egli affiancato da una chimica disarmante con Frances McDormand. La sua performance è poi arricchita dai testi, semplificati rispetto alla metrica di Shakespeare ma comunque molto fedeli all'originale, in grado di fornire al suo personaggio la giustissima dose di epica e solennità.

Uno contro quattro

Il povero Will, in Una famiglia vincente, non è mica stato scarso. Tutt'altro. Quello di Richard Williams è uno dei pochi ruoli davvero impegnati della sua carriera, e Smith l'ha affrontato con grande professionalità e maturità. Lo abbiamo già raccontato mesi fa nella nostra recensione di Una famiglia vincente King Richard, titolandola addirittura con una strizzata d'occhio alla candidatura di Will agli Oscar. E infatti WIll ha tirato fuori una performance sicuramente di spessore, intensa, drammatica, a tratti persino commovente. Certo, nella visione di WIll Smith ha preso piede una riscrittura del personaggio di Richard Williams, contraddittoria e discussa, edulcorandola fino a renderla quasi eroica.

King Richard è stata la scelta più facile e in pieno stile Academy per il miglior attore protagonista: quella del padre di Venus e Serena Williams è una storia di riscatto sociale, di determinazione, di sogno americano, forse il sogno americano per eccellenza. E Smith l'ha interpretato con sentimento, certo, ma anche in modo scolastico, con meno guizzi rispetto ai suoi poliedrici colleghi. Purtroppo per Will, a nostro modo di vedere, gli altri giocatori candidati giocavano una partita completamente diversa. Ma purtroppo per loro, il ruolo di King Richard ha avuto un appeal di gran lunga superiore.

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