Speciale Wes Craven

Uno sguardo alla carriera del regista di Scream

speciale Wes Craven
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Da non pochi considerato un maestro del cinema della paura, da altri solo il creatore del Freddy Krueger della serie Nightmare, da uno stuolo di giovani critici - che farebbero di tutto pur di apparire interessanti e controcorrente - semplicemente un sopravvalutato.
Mettetela come vi pare, ma, pur avendo accumulato una filmografia costituita da cult-movie (quando non classici o, addirittura, capolavori del genere), prodotti medi ed altri decisamente mediocri, non dobbiamo dimenticare che Wesley Earl Craven, nato il 2 agosto del 1939 a Cleveland e meglio conosciuto come Wes Craven, è il cineasta che, facente parte del quartetto di masters of horror anni Settanta e Ottanta insieme a George A. Romero, John Carpenter e Tobe Hooper, è stato capace di reinventare per ben tre volte l'horror su celluloide in circa quarant'anni di attività.

La conquista del Wes

Attività iniziata soltanto dopo essere stato chitarrista in un gruppo rock locale per un breve periodo ed insegnante di lettere e drammaturgia, professione abbandonata per imparare le tecniche essenziali di montaggio ed intraprendere lavori in proprio nell'ambito della pubblicità e della produzione hard.
Datato 1971 e co-diretto dallo Sean Cunningham futuro regista di Venerdì 13, infatti, il suo primo film fu il soft-porno Together, interpretato dalla star del genere Marilyn Chambers e che precedette di un solo anno la pellicola che lo ha inserito tra i maestri del new horror di cui sopra: L'ultima casa a sinistra , ispirato a La fontana della vergine di Ingmar Bergman e riguardante la sadica vendetta di due genitori nei confronti della combriccola di sbandati colpevoli di avergli stuprato e ucciso la figlia e una sua amica.
Un low budget piuttosto rozzo dal punto di vista tecnico, ma senza l'esistenza del quale, di certo, non sarebbero nati altri titoli noti del filone, a partire proprio dal Non aprite quella porta del succitato Hooper che, realizzato nel 1974, venne scopiazzato dallo stesso Craven (ma solo in seguito a un altro porno del 1975: The fireworks woman) con Le colline hanno gli occhi, di tre anni dopo, incentrato su una famiglia di turisti rimasti con l'auto in panne nel deserto e alle prese con un manipolo di cannibali.
Sicuramente uno dei suoi titoli più famosi, ma il cui unico merito, tra fiacchezza di narrazione e tanta noia, è con ogni probabilità quello di aver permesso al calvo Michael Berrymann di entrare nell'immaginario collettivo nel ruolo del temibile Pluto, personaggio poi ripreso nel tutt'altro che indispensabile sequel datato 1985 Le colline hanno gli occhi 2, con motociclisti quali vittime e tanti flashback provenienti dal capostipite.
Lo stesso Berrymann che fu al servizio del regista anche per Benedizione mortale, giostrato nel 1981 tra forze demoniache, una comunità agricola di Ittiti portati per la contestazione del progresso tecnologico e una ancora sconosciuta Sharon Stone nel cast, e per Invito all'inferno, concepito tre anni dopo per il piccolo schermo.

TeleWesione

Già, perché, oltre a questo soporifero racconto riguardante una setta che recluta persone attraverso l'iscrizione ad un club molto esclusivo, non poche volte Craven si è cimentato con la televisione.
A cominciare dall'altrettanto soporifero Summer of fear che, risalente al 1978, conosciuto anche con il titolo Stranger in our house e circolato nelle sale in una versione diversa (quella disponibile su dvd italiano), pone la Linda Blair de L'esorcista, il Jeff East del primo Superman e la futura Tata Fran Drescher nella vicenda di una famiglia che accoglie in casa una nipote rimasta orfana, senza immaginare che nasconda qualcosa di malvagio.
Ma fu soprattutto nel biennio 1985-1986 che il regista si dedicò al tubo catodico, sfornando, accanto a cinque episodi della mitica serie Ai confini della realtà, due tv-movie: Sonno di ghiaccio, con il Michael Beck de I guerrieri della notte pericolosamente risvegliato da un'ibernazione di dieci anni, e la commedia per ragazzi Casebusters, interpretata dal Noah Hathaway de La storia infinita e dal Pat Hingle poi commissario Gordon nei quattro Batman anni Novanta.
Una carriera televisiva, quella di Craven, a quanto pare arrestatasi dopo il non disprezzabile Delitti in forma di stella, che mostrò nel 1990 James"48 ore"Remar e Mitch"X-Files"Pileggi nei panni di due poliziotti alla caccia di un serial killer tramite i poteri paranormali di una dottoressa, ed uno dei sei episodi della serie Nightmare café, di due anni dopo, della quale fu anche creatore e produttore esecutivo.

Craven's nightmares

Quest'ultima, ambientata nella caffetteria del titolo, volta ad offrire ai suoi clienti una seconda possibilità al fine di modificare il proprio destino, vide protagonista lo stesso Robert Englund che proprio Craven, nel 1984, provvide a trasformare in uno degli attori più amati dai fan dell'horror grazie al succitato personaggio dell'artigliato e sfigurato Freddy Krueger, lanciato nello splendido Nightmare-Dal profondo della notte.
Senza esagerazioni, il capolavoro della filmografia craveniana, nonché uno dei più innovativi ed affascinanti film dell'orrore della storia della settima arte, capace di trasformare la dimensione onirica in uno spazio in cui far agire il massacra-teen-ager protagonista, bruciato vivo dagli abitanti di Springwood.
Il film con cui Craven, appunto, reinventò per la seconda volta il cinema della paura, riscuotendo un successo tale da generare, oltre alle innumerevoli imitazioni, la serie televisiva Freddy's nightmares, con il serial killer dei sogni ridotto a presentatore, e ben sei sequel (escludendo il cross-over Freddy vs Jason); dei quali soltanto l'ultimo, Nightmare-Nuovo incubo, datato 1994 e genialmente spostato sul versante metacinematografico ponendo gli attori del primo film nel ruolo di sé stessi ed impegnati a fronteggiare nella vita reale un demone dalle fattezze kruegeriane, diretto da lui.
Mentre la sua filmografia, prima d'includere, l'anno successivo, la non molto convincente commedia horror Vampiro a Brooklyn, con un Eddie Murphy dotato di lunghi canini, si era nel frattempo popolata di lavori destinati più o meno a lasciare il segno.

L'altra faccia di Mr Nightmare

Nella filmografia di Wes Craven, non c'è sempre stato spazio soltanto per l'horror e il thriller. Tratto dal fumetto DC Comics Swamp thing, Il mostro della palude (1982) ne è una poco esaltante trasposizione su pellicola; candidato all'Oscar per la miglior attrice protagonista Meryl Streep, La musica del cuore (1999) è la riuscita ricostruzione della vera vita dell'insegnante di violino Roberta Guaspari; Parigi, ti amo-Piccoli racconti di quartiere (2006) è un film collettivo costituito da 18 brevi episodi - uno dei quali diretto da Craven - riguardanti l'amore ed ambientati nella capitale francese.

L'ingiustamente stroncato Dovevi essere morta, del 1986, propose una non disprezzabile fusione di resurrezione e love story per ragazzi attraverso la vicenda di un giovane impegnato a riportare pericolosamente in vita l'amica del cuore tramite l'installazione del cervello di un robot nel suo.
Il serpente e l'arcobaleno, basato due anni dopo sull'omonimo romanzo di Wade Davis, fu un'avventura horror a sfondo politico volta a riportare allo zombi originario, quello di Haiti, attraverso un Bill Pullman proto-Indiana Jones approdato ai Caraibi per indagare su una misteriosa droga resuscita-morti.
La casa nera, invece, del 1991, fornì un'avvincente favola antirazzista tramite la sconcertante scoperta fatta da un ragazzino di colore nella dimora di una coppia di cinici proprietari immobiliari; ma solo due anni dopo Sotto shock, che tentò maldestramente di lanciare un nuovo Krueger attraverso la figura del prolifico serial killer Horace Pinker alias il citato Pileggi, capace di trasferirsi tramite la corrente in seguito alla sua uccisione sulla sedia elettrica.

Ice Scream man

E fu nel 1996, grazie al fondamentale contributo dello script ad opera di Kevin Williamson, che il papà di Freddy Krueger riuscì in maniera sorprendente a rinnovare il genere per la terza volta con Scream, il quale, giocando con le regole dello slasher-movie e senza dimenticare un indispensabile pizzico d'ironia, introdusse un misterioso omicida nascosto dietro una maschera ispirata a L'urlo, celebre dipinto espressionista di Edvard Munch.
Omicida presto ribattezzato Ghostface (nella foto con il regista), ma sotto la cui maschera può nascondersi chiunque, come testimoniato anche dal riuscito Scream 2, che vide tra le vittime, l'anno successivo, perfino la Sarah Michelle Gellar della serie tv Buffy l'ammazzavampiri, e dal deludente Scream 3, scritto dal sopravvalutato Ehren Kruger (sceneggiatore dei due The ring americani, per intenderci) ed ambientato nel 2000 addirittura tra le colline di Hollywood.
Una trilogia destinata a dare origine ad altre serie di successo, a partire da So cosa hai fatto e Urban legend, e che solo nel 2011 Craven - nel frattempo dedicatosi al thriller ad alta quota Red eye ed al licantropico in salsa humour Cursed-Il maleficio, entrambi del 2005 - ha deciso di trasformare in tetralogia con Scream 4, il quale recupera i tre protagonisti storici Neve Campbell, Courteney Cox e David Arquette.
Anche se il suo curriculum, intanto, ha visto aggiungersi nel 2010 lo slasher My soul to take, mentre L'ultima casa a sinistra, Le colline hanno gli occhi e Nightmare sono stati rifatti da Dennis Iliadis, Alexandre Aja e Samuel Bayer.

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