Warner Bros. e la distribuzione ibrida: il futuro è alle porte

Il calendario della major uscirà in contemporanea al cinema e in streaming, cambiando per sempre il modo di intendere la fruizione di un film novità.

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"Le grandi cose hanno piccoli inizi", diceva Lawrence d'Arabia nell'immortale capolavoro di David Lean, e a distanza di decenni è una verità che resta incontrastata. Non c'è campo dove non sia applicabile, e in contesto lo stiamo vivendo proprio in queste ultime ore con una storica decisione della Warner Bros. Pictures, una delle tante prese quest'anno ma forse la più importante. Non bastava infatti lanciare una piattaforma streaming iper-concorrenziale come HBO Max, chiudere DC Universe e inglobarne le serie all'interno del servizio, lo stesso dove è stato anche scelto di far approdare divisa in 4 parti l'attesissima Zack Snyder's Justice League, perché la major hollywoodiana doveva fare di più, doveva essere l'epicentro di un cambiamento sostanziale di un modello distributivo rivelatosi inefficace e obsoleto.
La Pandemia di Coronavirus è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, in verità. In un mondo occidentale più o meno efficacemente digitalizzato, con i tentacoli delle multinazionali di settore ormai avvinghiati ovunque nelle realtà internazionali e territoriali dei vari stati coperti, era ormai da tempo che iniziavano ad apparire assurdi degli ingiustificabili ritardi nella distribuzione globale.

Netflix o Amazon Prime Video hanno dunque cominciato a sostituirsi a un certo tipo di ripartizione cinematografica, acquistando titoli che altrimenti in Italia o in altre parti d'Europa o Asia non sarebbero mai arrivati. Il problema si è accentuato ed è in parte mutato ed evoluto con le recenti problematiche legate al Covid-19, che oltre a suggellare la gravità della crisi hanno anche sottolineato i limiti di fruizione di una distribuzione esclusiva e iniziale in sala, guardando alle chiusure obbligate dei cinema e a tutto l'indotto consequenziale generato delle piattaforme streaming, una delle poche cose al mondo praticamente lasciate intonse dalla Pandemia - che anzi le ha rafforzate. Facendo un passo indietro e mettendo meglio in prospettiva la situazione, valutando grandi pro e ovviamente pericolosi contro, Warner Bros. ha dunque deciso di agire e fare il primo passo verso la rivoluzione definitiva.

Un occhio alla sala e uno al salotto

Per essere del tutto onesti e puntuali, il germoglio del cambiamento lo ha seminato Disney+ con Mulan. Ormai il live-action del classico Disney è arrivato in versione home-video sugli scaffali dei negozi e in versione digitale, ma ricorderete come lo scorso settembre il film di Niki Caro approdava su Disney+ in Premiere Access a un costo aggiuntivo oltre l'abbonamento. In alcuni paesi (pochi, a essere onesti), il titolo è uscito anche al cinema, e come specificava Bob Iger "si trattava di una situazione una tantum" adottata per affrontare la chiusura delle sale. Ecco, questo è stato il nostro piccolo inizio.
Ovviamente erano e sono tuttora evidenti delle lacune strategiche nella Mossa Mulan, le stesse che infatti non hanno generato un risultato soddisfacente per la compagnia, anche se buono. Prima di tutto il costo eccessivo oltre alla sottoscrizione mensile o annuale alla piattaforma, secondo poi un rientro economico sul budget impossibile da raggiungere senza il supporto contemporaneo dei cinema, che è un po' come chiedere a un ristorante in zona gialla di lavorare solo con la sala ridotta a più della metà dei coperti e senza possibilità d'asporto o domicilio. Eppure questo ha fatto Disney, pensando fosse una mossa adeguata alle criticità del momento storico, sbagliando palesemente più di un tiro ma aprendo la strada a quella che è la diretta concorrente verso una rivisitazione migliore e sulla carta più efficace di un modello distributivo ibrido, con un occhio alla sala e uno al salotto, contemporaneamente.

Sì perché, dopo mesi di messa a punto strategica e commerciale, preparando tutto a dovere e annunciando la notizia in pompa magna e all'improvviso, Warner Bros. ha ufficializzato la scissione distributiva dell'intero calendario cinematografico 2021, sottolineando come la scelta sia "figlia dell'era Pandemica" e ragionata interamente per innovare il settore e "rispondere alle esigenze generate dal Covid-19".

Interessante e sorprendente, pensando che solo ad Agosto proprio Warner Bros. era stata l'unica major a credere così tanto in un progetto come Tenet da decidere (anche per volontà di Christopher Nolan) di distribuirlo in sala in favore dell'esperienza comunitaria cinematografica e degli esercenti in crisi che chiedevano a gran voce un aiuto dai grandi studios di Hollywood. Il pesante flop del film con John David Washington e Robert Pattinson e la Seconda Ondata di contagi che ha travolto nuovamente il mondo in questo tragico autunno hanno però costretto Warner a ricredersi e cambiare passo, e d'altronde non gli si può recriminare nulla, dato che quantomeno ha avuto la decenza, il rispetto e la volontà di provarci.

A volte purtroppo non basta e subentra per forza di cose l'istinto di sopravvivenza, che di per sé è prevaricatore delle esigenze e della salute altrui, in questo caso di quella degli esercenti che fino a pochi mesi fa la major aveva tentato di aiutare. Sapete, Fast Animals and Slow Kids: il predatore è la Pandemia, il bambino lento - purtroppo - il cinema come lo abbiamo finora inteso.

C'è bisogno di un cambio marcia per non essere divorati, e a parte un intervento strutturale che bisognerà forse adottare in termini produttivi (i budget milionari dovrebbero essere ridotti), tutto parte prima di tutto dalla distribuzione, dato che la scelta finale delle piattaforme o degli edifici di proiezione è quella che più di altre (insieme alla comunicazione e al marketing) è vitale per il profitto sano di un film.
Warner sceglie così di evolversi e accelerare il passo per sopravvivere. Tutti i film del 2021, da Dune a The Suicide Squad, da The Conjuring 3 a Matrix 4, usciranno dunque in contemporanea al cinema e su HBO Max, ovviamente dove il servizio è già disponibile (per intenderci: in Italia il problema non sussiste), anche se in questo secondo caso resteranno disponibili solo per il primo mese, per poi continuare la corsa in patria e internazionalmente come esclusiva delle sale. Un modello che favorisce prima di tutto il benessere economico del progetto in sé e poi il buon nome della Warner, che senza costi aggiuntivi fa un bel regalo ad appassionati e abbonati. La limitazione mensile è un po' una barzelletta, invece, perché un film importante sarà visto e rivisto nelle prime due settimane di programmazione, e tra paura del contagio e una certa pigrizia autoimmune ormai sviluppatasi nella testa di buona parte dell'audience, il salotto di casa sarà purtroppo o per fortuna sempre la prima scelta.

Questo lo sa bene anche AMC Theaters, uno dei più grandi e importanti circuiti cinematografici americani, che ha infatti dichiarato guerra alla decisione di Warner Bros, spiegando come - tornando ai "bambini lenti" - anche loro "faranno ciò che è possibile e richiesto per preservare l'attività", che in termini economici significa proseguire in modo aggressivo i costi per la proiezione dei film della major, probabilmente aumentandoli a cifre esponenziali.

Il CEO di WarnerMedia, Jason Kilar, ha risposto sostenendo "di credere fermamente che il mercato del cinema persisterà anche nei prossimi decenni" e che "la decisione Warner non inficerà gravemente sull'esperienza della sala", ma la sostanza è differente, almeno per il momento, forse per i prossimi anni.
C'è anche da dire che la scelta della compagnia "apre" le porte a un terzo mercato sommerso: quello pirata. Sì perché, proprio come accade già in casa Netflix, Disney+ o Amazon Prime Video, la distribuzione su piattaforma digitale è un bacino di pesca perfetto per i pirati del web, che possono ricaricare facilmente ogni prodotto in uscita in alta qualità e sottotitolato in molte lingue diverse.

Per il mercato americano non è un grosso problema, ma per quello internazionale sì. Immaginate l'uscita a maggio di Godzilla vs Kong, al cinema e su HBO Max ma solo in America e altri territori scelti. Il film sbarcherà nel giro di poche ore sul web in versione pirata e in alta definizione, gratis, e l'appassionato curioso o il casul viewer di un paese rimasto fuori dalla distribuzione primaria non perderà poi troppo tempo prima di scaricarlo e vederlo in formato pirata. Non una grande conquista, insomma.

Aspettando di capire come reagiranno Disney e Universal, le competitor più aggressive di Warner, a nostro avviso la major dovrebbe anche lavorare a un altro fattore qualitativo della distribuzione: quello dell'uscita worldwide, quanto meno nei mercati Europei e Asiatici più importanti o sistematicamente attivi, così da farci rientrare anche l'Italia. Una proposta aggressiva e immediata su scala globale tra cinema e salotto, con opzioni di scelta interessanti e pensata direttamente per arrivare al fruitore prima che quest'ultimo debba scegliere di arrivare anche con mezzi secondari alla proposta: il futuro è questo. Si tratta di necessità che a lungo sono state ignorate. Lo abbiamo anche scritto nella recensione di Mank di David Fincher, un film che parla della Hollywood della Golden Age, degli anni '40: è il cinema che deve arrivare al pubblico e non viceversa. Colta questa piccolezza, si è pronti a fare la storia.

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