Walt Disney: l'uomo che ha rivoluzionato il cinema d'animazione

Il 5 dicembre 1901 nasceva Walt Disney: con la sua opera non ha solo creato un impero ma ha cambiato per sempre il cinema.

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Dopo di lui nulla è più stato lo stesso per la settima arte, per il rapporto tra pubblico e cinema, soprattutto per la centralità che egli seppe dare all'infanzia, che fino a quel momento era sostanzialmente ignorata da Hollywood.
Walter Elias Disney, nato a Chicago, appassionato di cinema da sempre, fin dagli anni '20 cercò di dire la sua in un mercato che era in pieno mutamento ed espansione, di cui ancora non si riusciva a capire in modo esatto quali sarebbero stati sviluppi e prospettive.
Il cinema era la novità del secolo, era la magica invenzione che tutti volevano vedere ma, data la natura embrionale, non aveva ancora una direzione precisa.

Un inizio difficile e problematico

Partendo da cortometraggi, piccoli spot pubblicitari, abbracciando un'immagine quanto più professionale e moderna, Walt Disney si fece un nome come pioniere dell'animazione che aveva come protagonisti animali impegnati in avventure comiche e divertenti.
Tra difficoltà e grandi rischi, grazie a personaggi come Felix il Gatto o Oswald il Coniglio Fortunato, Disney acquisì esperienza, imparò anche a sue spese quanto sleali e spietati potessero essere i produttori e quel mondo.
Quando il 16 gennaio 1928 presentò al mondo Mickey Mouse, nessuno poteva prevedere che fosse l'inizio di qualcosa di assolutamente nuovo, una rivoluzione totale che avrebbe interessato non solo il cinema, ma la cultura del mondo in toto.
La grande intuizione di Walt Disney fu quella del sonoro sincronizzato. Per farlo Walt vendette persino l'auto, ottenne un sistema di sincronizzazione sottobanco al mercato nero, e finalmente, al Colony Theater di New York, Steamboat Willie donò a Disney quel successo che tanto a lungo aveva inseguito.
Era il primo cartone con sonoro sincronizzato di Disney, sancì la nascita di un impero che fece del merchandising un'arte e sfruttò in modo perfetto quel piccolo topo, creandogli attorno di anno in anno un universo immaginifico coerente, fantasioso, nuovo.

Il Miracolo di Biancaneve

Nel 1931 sarebbe arrivato Paperino, poi Pluto, un anno dopo Disney avrebbe optato per il Technicolor, cominciando così a creare film a colori. I fumetti, le serie animate e i cortometraggi sarebbero diventati tutt'uno con il pubblico più giovane che Walt stava plasmando.
Tuttavia dal punto di vista finanziario, la Walt Disney Enteprises era sempre a un passo dal fallimento, i costi erano notevoli, le entrate non erano più in grado di sostenere una creatura così complessa. Fu in quel momento che Disney capì e progettò il grande salto di qualità, la creazione di un lungometraggio d'animazione.
A Biancaneve e i Sette Nani sarebbe arrivato con pazienza e programmazione, con opere come le Sinfonie Allegre e Il Vecchio Mulino sperimentò nuove tecniche e solidificò la conoscenza del suo team delle vecchie, creò quindi una base di conoscenza grazie alla quale buttarsi in un'avventura in cui nessuno (neppure i suoi più stretti collaboratori o i rivali) credeva veramente. Tutti già prevedevano che sarebbe fallito e avrebbe dovuto chiudere.

Un film che cambiò la storia del cinema

Biancaneve e i Sette Nani non fu solo il suo successo, permettendogli di creare gli Studios, ma sancì la superiorità del suo modello, della sua impresa e del concetto che essa rappresentava.
Il pubblico dell'infanzia era perfetto per trainare al cinema intere famiglie, ottenendo così invece di 1 o 2 biglietti come al solito, molti di più, creando un vero e proprio rito collettivo, una consuetudine grazie alla quale il nucleo familiare del primo dopoguerra poteva trovare socialità e intimità.
Certo, la crisi del '29 fu un ostacolo non da nulla, ma quel 1937, quella sua Biancaneve che gli fruttò un Oscar onorario per la riconosciuta innovazione della settima arte, fu salutato dalla critica di registi di prima grandezza come il capolavoro che era. I cartoni smisero di essere una trascurabile appendice, il loro corpo si sviluppò per sempre dentro l'immaginario comune.
Biancaneve era un film d'animazione che, per i canoni moderni, sarebbe quasi inaccettabile. Oscuro, spaventoso, sovente terrificante e attraversato da una morte e sofferenza alquanto eloquenti, offrì però un prodotto che era sì studiato per il pubblico giovanile, ma che aveva tutte le carte in regola per piacere ai grandi.
La bellissima colonna sonora, le stupende animazioni nonché un doppiaggio a dir poco perfetto, furono la base su cui Walt Disney si mosse per donare di lì a poco al mondo il suo Pinocchio.

Pinocchio e Fantasia

Opera più strutturata secondo canoni narrativi e grafici più classici, Pinocchio rimaneggiava il libro di Collodi in modo alquanto pesante, però in cambio donava maggiore ottimismo, lucentezza, plasmò uno stile che sarebbe poi perdurato per gli anni a venire in casa Disney.
Certo, a causa del Secondo conflitto mondiale gli incassi furono alquanto inferiori alle attese, ma la perfezione tecnica, il grande carico sentimentale, aiutarono Disney a essere riconosciuto come il grande uomo di cinema che era.
Un qualcosa che oggi leghiamo soprattutto all'altro suo film di quel 1940, a quel capolavoro di creatività ed eleganza che fu Fantasia.

Fantasia dimostrò che l'animazione poteva andare oltre, diventare qualcosa di raffinato, colto, mai visto prima, qualcosa che il New York Times definì "una svolta epocale nella storia del cinema".
Era vero. Il pubblico non gradì eccessivamente, anzi in quegli anni Fantasia (costato moltissimo e frutto di un lavoro pluriennale) fu un peso non indifferente per le casse di Walt Disney, per essere poi riscoperto nel dopoguerra in tutto il mondo. Sull'importanza di questo film si potrebbe scrivere per giorni, ci limiteremo a dire che grazie a esso Walt Disney dimostrò che i cartoni animati potevano parlare di ogni cosa, affrontare ogni emozione, esplorare ciò che ogni altra forma di cinematografia non poteva fare.

Dumbo: la consacrazione finale

Parlando di quegli anni '40, i più pericolosi, rischiosi e temerari della storia di Walt Disney, bisogna concludere con Dumbo.
Costato molto meno dei tre precedenti (nonostante lo sciopero indetto dal sindacato dei disegnatori) fu capace di spiazzare ancora una volta la critica.
Molto più simpatico, "gentile" (tale fu definito), ironico e con una parte musicale assolutamente geniale, Dumbo conquistò il pubblico, e a dispetto della Seconda Guerra Mondiale fu un grande successo al botteghino.

Sotterranea però, si agitava anche in esso la sperimentazione, nonché tematiche serie e importanti quali il razzismo, l'intolleranza, le condizioni miserevoli degli animali nel circo, la disabilità fisica, che poi avrebbe fatto tanti anni dopo la fortuna di capolavori come Alla Ricerca di Nemo.
In tutto e per tutto, Dumbo perfezionò la struttura base del cartone Disney, sia per ciò che riguardava l'iter narrativo che per la caratterizzazione dei personaggi, che poi sarebbe proseguita con Alice nel Paese delle Meraviglie, Peter Pan e Cenerentola.

In quegli anni Disney si fece anche notare per l'eccezionale qualità dei documentari e dei corti, creò un parco a tema diventato mito, ma nulla e nessuno potrà negare che il geniale cineasta sia stato soprattutto colui che riuscì non solo a rivoluzionare l'animazione, ma a cambiare il modo in cui una sala era concepita. Non un contributo da poco per l'ex strillone delle strade di Kansas City.

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