Vita, stile e carriera di Ryan Coogler: ecco chi è il regista di Black Panther

Ripercorriamo insieme i tratti salienti che hanno portato questo giovane filmmaker al successo internazionale, raggiunto con soli tre film.

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Tre sono i registi autori appartenenti a una piccola new wave di ricambio generazionale che ha investito il mondo del cinema da tre anni a questa parte. Su tutti, forse, il talento a volte grezzo e spesso levigato di Xavier Dolan è quello che risalta di più, specie se si pensa che il suo debutto dietro la macchina da presa sia avvenuto a soli 20 anni in un film acclamato dalla critica come J'ai tué ma mère. A 29 anni il pupillo canadese è uno dei registi più apprezzati e discussi del momento, proprio come il Damien Chazelle di Whiplash e La La Land, classe 1985, 33 anni e un successo indescrivibile raggiunto grazie a due film molto diversi ma incentrati entrambi sulla musica e sui sogni. Uno stile, quello di Chazelle, ricco di spunti di regia entusiasmanti, potenti, unici, che in pochi della sua generazione sanno imitare. Non che ce ne sia bisogno, comunque, ma tra chi riesce a mantenere il passo di questi due fuori classe c'è il buon Ryan Coogler, che da oggi sbarcherà al cinema con il suo attesissimo Black Panther e di cui vogliamo ripercorrere la breve ma intensa carriera, così da raccontarvi nel dettaglio la punta afro-americana di una triade di filmmaker assolutamente eccezionali.

Da Oakland alle stelle

Come dicevamo, insieme a Dolan e Chazelle, Coogler è uno dei registi più apprezzati e talentuosi della sua generazione, quella di fine anni '80, soli 30 anni di vita che gli sono bastati per raggiungere vette davvero elevate. Ryan Kyle Coogler nasce così nel 1986 a Oakland, California, città nella quale vive fino ai suoi otto anni. La madre, Joselyn, è un'organizzatrice di comunità, mentre il padre Ira è un addetto alla sorveglianza. Entrambi sono laureati alla California State University, quindi pretendono una buona formazione per il figlio, che frequenta infatti una scuola cattolica privata nella quale eccelle già in giovane età in matematica e scienze, senza contare la passione per il calcio. Adolescente, Coogler si iscrive al Saint's Mary College, 9° nella classifica dei migliori college americani, e una volta lì, frequentante, un professore lo incoraggia a intraprendere la carriera di sceneggiatore. Il ragazzo dimostrava infatti una spiccata sensibilità alla scrittura, vissuta come un'esigenza di esprimersi, un modo per mettere nero su bianco i suoi pensieri, riguardanti idee legate soprattutto alla lotta per i diritti civili degli afro-americani, ai soprusi subiti dalle comunità, alla lotta al razzismo. Prima di gettarsi anima e corpo nella carriere da regista, però, Coogler vince una borsa di studio con la quale si laurea in finanza al Sacramento State, passo dopo il quale comincia a studiare cinema presso l'USC School of Arts. Qui produce una serie di documentari, tutti premiati, che sono Locks (2009), Fig (2011) e The Sculptor, quest'ultimo girato nel 2013, stesso anno del suo debutto alla regia di un lungometraggio, l'intenso Prossima fermata Fruitvale Station, prodotto addirittura dall'attore Premio Oscar Forest Whitaker. A soli 27 anni, Coogler decide di entrare nel mondo dei big con un film ovviamente incentrato sul tema dei diritti e del rispetto razziale, raccontando con pochi filtri, molto vigore e un'emozione lancinante la vera storia di Oscar Grant, ucciso nel 2009 dalla polizia della Bay Area Transit District di Oakland.

Il titolo viene presentato in anteprima al Sundance Film Festival, dove vince il Gran Premio della Giuria e il Premio del Pubblico, i riconoscimenti più importanti dell'evento, che puntano in questo modo i riflettori su Coogler, già descritto come "uno dei migliori registi esordienti di quell'anno". La allora rinomata The Weinstein Company acquisisce così i diritti di Fruitvale Station, facendo arrivare il film anche all'Un certain regard di Cannes, dove vince il Premio Avenir. Con un solo film, insomma, un regista ancora in erba ha saputo condensare perfettamente tematica, tecnica e originalità in un titolo impattante, che ha letteralmente cambiato la vita a Coogler, portandolo alle meritate luci della ribalta.

Pugni, sudore e graffi

Protagonista del film d'esordio di Coogler, per chi non lo sapesse, è Michael B. Jordan, al tempo appena consacrato come nuova scoperta grazie al Chronicle di Josh Trank. Dicevamo che Prossima fermata Fruitvale Station ha goduto di un successo incredibile, osannato in giro per il mondo dalla critica, fatto, questo, che spinge la MGM a ingaggiare senza troppi pensieri Coogler per lo spin-off di Rocky Balboa incentrato sul figlio di Apollo Creed.

È come se alla produzione sia caduto tra le braccia un angelo nel momento del bisogno, dato che necessitava di un regista che sapesse tradurre su schermo non solo la forza della determinazione di Adonis (sempre interpretato da Jordan), ma nello specifico anche una cultura afro-americana che non risultasse posticcia nello sviluppo, nelle tematiche e nel linguaggio. Coogler firma così a quattro mani con Sylvester Stallone la sceneggiatura di Creed - Nato per combattere e confeziona anche grazie alla sua regia un film sul pugilato corposo, entusiasmante, tecnicamente sublime, sicuramente tra i migliori dell'intera saga, anche grazie alle sontuose interpretazioni di Jordan e Stallone, quest'ultimo candidato anche agli Oscar del 2016. Il titolo dà ancora più risalto alle capacità di Coogler, alle sue prima armi in un film di quella portata e decisamente a suo agio nel sorprendere, specie in relazione al trattamento che riserva alla sua cultura, fedele, attento e rispettoso. Proprio grazie a Creed ottiene anche l'ingaggio più sostanzioso della sua già speditissima carriera, quello per Black Panther, in uscita oggi in Italia e già definito dalla critica d'oltreoceano "il miglior cinecomic Marvel di sempre". La verità è in parte vicina e in parte distante da questa definizione, di certo il film dedicato all'eroe del Wakanda è tra i più importanti dell'Universo Cinematografico Marvel per tematica e narrazione, due elementi che uniti allo stile di Coogler hanno reso semplicemente grande e rilevante il suo cinema sino ad ora.

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