Viaggio a Kandahar: l'Afghanistan dei talebani ora come allora

Nel 2001 Mohsen Makhmalbaf dirige un film documentaristico che mostra la situazione nel Paese afghano sotto il regime talebano di inizio millennio.

Viaggio a Kandahar: l'Afghanistan dei talebani ora come allora
Articolo a cura di

La situazione dell'Afghanistan è in questi giorni sotto gli occhi del mondo intero, con la salita al potere dei talebani in seguito al ritiro della truppe USA che ha scatenato il caos nel Paese. Il ritorno di dogmi restrittivi che erano stati allentati durante il periodo di controllo da parte delle potenze straniere è ora un pericolo per gran parte della popolazione, in particolare per tutte quelle donne che non vogliono sottostare alle crudeli regole di un'oppressione maschilista e retrograda nei loro confronti.

E allora più che mai è oggi doveroso per ogni cinefilo, nonché per tutti coloro che vogliono avere un ulteriore sguardo su quel mondo, recuperare - qualora non si sia già visto - un film come Viaggio a Kandahar, che nel 2001 scosse le coscienze non solo del pubblico di Cannes, dove in concorso vinse il Premio della giuria ecumenica, ma di ampie platee di spettatori.
Un successo dato anche dalla tragica concomitanza con l'11 settembre, che spinse in molti a interessarsi a certe dinamiche vigenti in tali angoli del nostro pianeta, e che rese la pellicola diretta da Mohsen Makhmalbaf una sorta di piccolo cult del periodo.
Sono passati vent'anni dall'uscita nelle sale ma quanto raccontato è tragicamente attuale e permette, ora come allora, di aprire gli occhi su una realtà troppo spesso edulcorata o trattata con superficialità dai nostri organi di informazione.

Viaggio a Kandahar: una corsa contro il tempo

Nafas è una donna afghana che da tempo si è trasferita in Canada. Quando riceve una lettera della sorella, che le annuncia il suo prossimo suicidio durante la notte di eclissi, Nafas si mette in viaggio per cercare di farle cambiare idea e fa così ritorno in quella patria che aveva abbandonato molti anni prima.

La meta della donna è la città di Kandahar, dove risiede la consanguinea, ma il tragitto per arrivarvi non sarà per nulla semplice.
Dopo essere atterrata in un villaggio iraniano con un elicottero, Nafas chiede aiuto e collaborazione agli abitanti del posto e si finge come la quarta moglie di un uomo anziano che si stava recando con la sua famiglia proprio a Kandahar.

Ma durante il percorso l'intervento di uomini armati cambia le carte in tavola e il viaggio di Nafas per giungere a destinazione la vedrà incrociare molti altri personaggi nonché altrettante insidie e situazioni che le fanno ulteriormente comprendere perché avesse deciso di abbandonare il suo Paese.

Il cinema del reale

Il taglio è quello documentaristico e non è un caso che la pressoché totalità del cast interpreti se stesso. La stessa protagonista, Nafas Palari, è una regista canadese ma di origini afghane ed è cresciuta a Kabul, quindi conscia di quella realtà che oggi è quanto mai attuale.

Viaggio a Kandahar è stato girato per buona parte in Iran, con alcune riprese effettuate in Afghanistan, e ci consegna una realtà più intima e privata ma non meno drammatica, che ripercorre quanto la popolazione ha vissuto e sta vivendo nuovamente sotto un regime religioso di questo tipo.
Non solo la condizione delle donne, come vedremo più avanti, ma uno sguardo a tutto tondo su una cultura che tende a imporre e reprimere, qui raccontata letteralmente senza filtri.

Non è un caso che la scena forse più significativa coinvolga degli individui mutilati, vittime delle mine disseminate nel loro territorio, che corrono disperati con le stampelle dopo che col paracadute sono state lanciate nel deserto delle sorte di gambe-protesi.
Una sequenza al rallentatore di rara potenza evocativa, che trasporta il reale all'interno dello schermo.

Al regista più che la storia in sé importa il mostrare e non è un caso che l'epilogo sia aperto e non concluda in maniera lineare il plot iniziale.
Perché è quello che "sta in mezzo" a stargli a cuore, il far vedere al mondo intero quanto accade nel suo Paese d'origine, con le donne coperte da onnipresenti burqa e sottostanti a rigidissime regole, nonché vittime di violenza da parte di uomini senza scrupoli. Basti vedere lo scippo da parte dei briganti, che non hanno pietà neanche per le ragazzine, nella prima metà del film.

Senza mai essere crudo e gratuito nei suoi ottanta minuti di visione, Viaggio a Kandahar riesce a mandare chiaro e forte quel messaggio su una realtà che ora come allora è di nuovo tragicamente presente.
Un film per riflettere e conoscere, capire senza filtri il dramma vissuto oggi da migliaia di persone e per questo quanto mai prezioso anche per lo spettatore di oggi.

Quanto attendi: Viaggio a Kandahar

Hype
Hype totali: 3
63%
nd