Via col vento: non giudicate il presente usando il passato

Le polemiche che hanno colpito Via col vento in questi giorni sono sorprendenti, dimostrando una leggerezza inattesa da parte di HBO.

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È sotto gli occhi di tutti quanto accaduto a Via col vento: il film di Victor Fleming, ritenuto essere uno dei migliori mai realizzati nella storia del cinema, è stato ritirato temporaneamente dal catalogo di HBO a causa dei suoi contenuti razzisti. Via col vento è il primo, e sicuramente non l'ultimo, a subire le conseguenze del movimento Black Lives Matter, da giorni al centro di moltissime tematiche sociali dopo l'orrendo omicidio di George Floyd. Non entriamo chiaramente nel merito di una questione che è stata già snocciolata in ogni modo possibile e che, ovviamente, sosteniamo nelle sue forme più civili, ma ci soffermiamo su quanto ci compete, ossia sull'inaspettata decisione presa da HBO di "censurare" una colonna portante dell'arte cinematografica.

Era razzismo, ma erano gli Anni Trenta

Via col vento racconta una storia ambientata nel 1860, ben 160 anni fa, traendo spunto da un romanzo che era stato pubblicato nel 1936, mentre il film è datato 1939. Stiamo parlando di quasi un secolo intero lontano dalle nostre attuali condizioni di vita. Chiariamo: non vogliamo giustificare ciò che è successo e le nefandezze compiute dagli uomini prima di raggiungere il grado di civiltà che adesso ci troviamo a vivere, checché se ne possa dire.
Ciò che è chiaro però è il non poter giudicare un'epoca utilizzando il metro di giudizio di oggi, perché il rischio è quello di andare in direzione di una pericolosa ristrettezza mentale.

Rhett Butler, il protagonista di Via col vento che pronunciava la frase "francamente me ne infischio", passata alla storia come una delle più famose citazioni della settima arte, era un personaggio sicuramente centrato sull'eterosessualità, sull'uomo occidentale, e soprattutto maschilista: si trattava di un'epoca in cui questa era la normalità.
In Italia, per affidarci rapidamente alla storia contemporanea, il primo suffragio universale, che permise anche alle donne di votare, risale al 1946, esattamente al referendum che sancì il passaggio dalla monarchia alla repubblica.
Con Via col vento siamo in un periodo ancora più indietro rispetto a questo evento nostrano che non possiamo assolutamente cancellare, né spazzare sotto al tappeto. Non sciacqueremo la nostra coscienza ripulendo il passato, o cercando di affidarci a un revisionismo storico che non è possibile.

Qual è la soluzione adesso?

La novità è che molto probabilmente HBO, nella sua rimozione temporanea dal catalogo, andrà a rimettere Via col vento con un'introduzione a cura di uno storico esperto di studi afroamericani che possa contestualizzare il periodo e il film. L'utilizzo di un narratore era un evento che negli Anni Quaranta aveva sperimentato Walt Disney, che decise di inserire Deems Taylor negli inframezzi di Fantasia, con l'unico obiettivo di presentare la musica classica a chi, come lui, non la masticava e non la comprendeva, per rendere più snella la visione.
A chi ignorava ciò che avrebbe visto di lì a poco venne fornita una guida che anticipava i segmenti di un'opera sperimentale, che giustificava la presenza di qualcuno che spiegasse dinanzi a cosa ci trovavamo. Non a un pubblico che se decide di affrontare la visione di Via col vento si possa scandalizzare per i temi trattati.

Approcciare, quindi, il film di Victor Fleming oggi convinti di poter contestare la situazione degli afroamericani in pellicola non fa altro che ammettere in maniera abbastanza puerile e genuina la propria ignoranza nei confronti della storia dell'uomo, che è passata attraverso numerosi eventi catastrofici, sin dai primordi, e che potrebbe subirne tantissimi altri, purtroppo, in futuro.

Il criticato Oscar a Hattie McDaniel

Altro aspetto focale sul quale concentrarsi è l'Oscar che vinse Hattie McDaniel, prima donna afroamericana della storia a portarsi a casa l'ambita statuetta dell'Academy.
All'epoca ci fu un'importante controversia associata proprio all'attrice, che nel film interpretava la domestica Mami, doppiata in italiano in maniera molto anacronistica, ma figlia dei tempi.
La sua vittoria agli Oscar venne gestita nello stesso modo in cui veniva trattato Jesse Owens dopo aver vinto le Olimpiadi del 1936. L'atleta americano a Berlino conquistò quattro medaglie d'oro, ma Adolf Hitler si rifiutò di riconoscerle, oltre al fatto che in America, nonostante fosse un eroe sportivo, venne costretto ad accedere a qualsiasi tipo di locale dalla porta di servizio.

Owens fece la storia, eppure il colore della sua pelle non cambiò la situazione di vita negli Stati Uniti. La McDaniel, allo stesso modo, dovette ricevere il premio in un edificio separato dalla sala principale della cerimonia, proprio perché vigevano le segregazioni razziali. L'attrice, poi, nel 1946 recitò anche ne I racconti dello zio Tom, film girato, voluto e prodotto da Walt Disney.
Con molto meno clamore di Via col vento, è stato completamente occultato nel 1986 e su Disney+ non arriverà mai, per evitare qualsiasi tipo di problema di contestualizzazione storica.
C'è da dire che, con tutto il rispetto per l'opera realizzata a Burbank, I racconti dello zio Tom non ha lo stesso peso di Via col vento nell'importanza storica del cinema, quindi possiamo accettare la decisione con meno livore, ma soprattutto è una scelta che è stata compiuta a prescindere dagli avvenimenti di queste settimane.

Un'opera d'arte va analizzata per il periodo in cui vive e si sviluppa: lo abbiamo fatto tutti, a scuola, partendo dalla letteratura fino ad arrivare alla pittura e alla scultura.
I concetti di razzismo, sessismo, omofobia eccetera sono figli del nostro tempo, non di quello della storia: altrimenti non vivremmo mai un'evoluzione del pensiero sociale.

Il politicamente corretto sta vincendo troppo

La censura operata da HBO nei confronti del film di Victor Fleming, in conclusione, sembra solo un gesto di estrema leggerezza da parte della piattaforma streaming.
Un modo per affiancarsi in maniera dozzinale e improvvisata alle polemiche che stanno colpendo tutto il mondo e il nostro Paese, tanto da arrivare in Italia a contestare un evento che fa parte della vita privata di Indro Montanelli, nel medesimo periodo storico al quale appartiene Via col vento: gli Anni Trenta. Ancora una volta, erano altri tempi, storie diverse, e ci vuole la capacità di contestualizzare ciò che vediamo all'epoca cui fa riferimento.

Tra cento anni i nostri nipoti leggeranno delle manifestazioni dei gruppi LGBT e si meraviglieranno nel vedere che era necessario, nel 2020, scendere in piazza per far valere l'amore in tutti i modi e i sensi, ma non per questo - siamo sicuri - cercheranno di cancellare qualsiasi film che abbia mostrato in questi anni opere eterocentriche. Sarebbe un suicidio per il cinema e per la cultura, che nel corso del tempo ha abbracciato evoluzioni e novità.
Quanto ancora dovremo sacrificare l'arte al politicamente corretto non lo sappiamo, ma speriamo possa finire il prima possibile, perché perpetrare questo atteggiamento ci sta danneggiando più di quanto potevamo pensare.

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