Venom e l'ultra violenza, dai fumetti al grande schermo

Parassita, nemico e anti-eroe: un personaggio di psiche "trina", ricco di sfumature e indissolubilmente legato a un'inguaribile aggressività.

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Leggende e miti ci hanno sempre raccontato degli eroi, persone eccezionali che per abnegazione e spirito di sacrificio antepongono il benessere comune alla propria vita. Uomini e donne di caratura morale elevata, figlia di un'etica che pone le responsabilità derivanti dalle proprie capacità al servizio di un unico scopo da perseguire, al solo obiettivo di rendere la propria esistenza utile e significativa.
Negli anni '30, per allontanare lo spettro della Seconda Guerra Mondiale, gli ideali eroistici vengono poi traslati nei fumetti e uniti a un elemento prettamente fantastico come i superpoteri, così da plasmare la figura del supereroe, il cui archetipo massimo e oggi classico è il Superman di Joe Shuster e Jerry Siegel.
Dal Super-Uomo si evolve la Golden Age, che cade successivamente in declino a causa di una fisiologica perdita di interesse nei confronti di questi personaggi straordinari, dando modo agli editori e a grandi autori di ripensare nuovamente la stessa figura del supereroe e renderla decisamente più sfumata, anche se il filone dei "supereroi con super problemi" arriva solo verso l'inizio degli anni '70 - sviluppandosi naturalmente fino ai nostri giorni.
Ed è proprio in questo contesto che arrivano alcuni dei personaggi più controversi e al contempo amati dai lettori, come il Venom di Todd McFarlane e David Micheline, presentato al grande pubblico prima come nemesi, poi come un vero e proprio anti-eroe, problematico, internamente combattuto, dalla psiche molto fragile.
Eppure, nella sua natura trina di parassita, nemesi e anti-eroe, un elemento lo contraddistingue sempre e comunque: la sua inguaribile aggressività e una marcata e significativa violenza, che a quanto pare non mancherà affatto nell'attesissima trasposizione cinematografica di Ruben Fleischer con protagonista Tom Hardy.

Un personaggio brutale

Quando parliamo di violenza nei tipici fumetti supereroistici Marvel, non si tratta dello stesso tipo di aggressività dei prodotti marchiati come "consigliati agli adulti".
Ci sono ovviamente passaggi molto tesi, con sequenze veementi e anche esplicite, ma un titolo come Spider-Man non potrà mai essere comparato a un The Punisher di Garth Ennis. E Venom è un personaggio che è stato introdotto inizialmente proprio in Spider-Man, come grande cattivo, per poi trovare una specifica e sfaccettata personalità e ricevere anche testate a lui dedicate, l'ultima in ordine di tempo quella (magnifica!) di Danny Cates, un autore che fa proprio della violenza uno dei suoi marchi di fabbrica - un po' come fa Quentin Tarantino con i suoi film.
La scelta di mettere Cates alla guida di Venom ci fa capire come l'identità stilistica del personaggio sia ormai fortemente legata a un certo tipo di aggressività, evidente e manifesta, e per rispettare questa grande e significativa parte della natura stessa del personaggio, la Sony ha dovuto per forza di cose sviluppare la trasposizione in Rated-R, vietata ai minori.
Questo rende l'adattamento il progetto apriprista di un Universo supereristico mirato a portare su schermo contenuti forti rispetto alla policy family friendly della Marvel e quella PG-13 della Warner Bros, così da marcare un territorio già esplorato con successo dalla 20th Century Fox con i suoi Deadpool e Logan.
Come spiega Fleischer, "nei fumetti Venom strappa via il cranio ai nemici e ne mangia il cervello, quindi sarebbe strano e sbagliato non mostrare questo suo aspetto". L'intento - come comprensibile - è quello di onorare il fumetto e creare una storia di origini forte, e uno dei personaggi più dark e violenti dell'intero universo Marvel deve per forza di cose apparire in tutta la sua brutalità senza troppe censure.
Il fatto che sia poi un cattivo, o anti-eroe, rende Venom un protagonista dalla psiche contorta e dai pensieri oscuri, tanto che Fleischer sottolinea come "la maggior parte del film sarà ambientata di notte, anche per rispettare il tono dei fumetti, che è diverso da quello più solare degli altri personaggi".
Il regista va anche oltre e accosta il suo Venom, nelle tonalità, alle atmosfere cupe dei film DC di Zack Snyder, avvicinandolo invece nell'intrattenimento ai titoli Marvel: "Direi che si trova proprio nel mezzo", spiega Fleischer, anticipando un film che potrebbe essere una sorprendente crasi tra i due universi nemici.
A fare da eco alle parole del regista, che promette un film cupo, di grande intrattenimento e decisamente violento rispetto ai cugini dei Marvel Studios, c'è anche Tom Hardy, che vuole dar vita a un Eddie Brock che non sarà in alcun modo "uno dei buoni".Uno dei poteri più particolari del simbionte, infatti, è quello di agire in modo psico-attivo sulla mente dell'ospite, e nel caso di Eddie Brock parliamo di un uomo che ha visto la sua carriera andare in pezzi ed è disposto a tutto pur di raggiunge il proprio obiettivo, "anche compiendo azioni malvagie".

Hardy spiega ancora meglio che "la struttura etica di Eddie è completamente disattivata ed è privo di ogni scrupolo", descrivendo perfettamente il personaggio che ci ritroveremo di fronte, privo di morale e sostanzialmente rabbioso e scatenato.
Come spiegavamo, però, non esiste anti-eroe senza giusto contraddittorio, e infatti l'attore specifica che Eddie "non è un cattivo ragazzo e anzi, ha intenti inizialmente molto nobili, ma si ritrova in questa bestia aliena che lo controlla e non sa assolutamente cosa fare".
Spiega che Eddie vuole sfruttare e cercare di controllare il simbionte per sventare i piani del villain di turno, solo in modo molto meno controllato dei supereroi tour-court: "Direi che deve rompere qualche uovo per fare una frittata", dice Hardy, anche se forse, in clima Rated-R, sarebbe meglio dire che deve strappare qualche spina dorsale dai suoi nemici per salvare il mondo. E a quanto pare lo farà. Oh, se lo farà!

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