Venom, cosa ci è piaciuto del cinecomic con Tom Hardy

Nel suo generale disappunto, il film targato Sony Pictures diretto da Ruben Fleischer ha comunque qualche interessante freccia al suo arco.

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Venom si è rivelato un film nettamente divisivo. La critica - generalmente - ha optato direttamente per delle impietose stroncature, mentre il pubblico si è scisso in due fazioni: chi dalla parte della stampa e chi, invece, a favore del cinecomic con protagonista Tom Hardy. Su Rotten Tomatoes il divario è testimoniato dallo score critics e audience: il primo è fisso al 31% mentre il secondo vola altissimo all'89%.
La verità è che Venom è un film che non merita né un trattamento tanto crudele da parte della stampa di settore, né un simile plebiscito entusiasta del pubblico. Per quanto ci riguarda, il film con Tom Hardy ci è sembrato un titolo valido nella sua totalizzante mediocrità, sia in termini di pura azione che di forma e tecnica. Questo, tradotto, significa che Venom avrebbe dovuto applicarsi di più, perché si nota anche un certo impegno, ma forse era sbagliato proprio il metodo di "studio" del personaggio sul grande schermo e, più importante, il suo sviluppo al cinema. Tuttavia, non tutto è da buttare, cerchiamo di capire quindi cosa funziona nel film con Tom Hardy.

Il salvabile

Quello che è chiaro fin dall'inizio è la grande contaminazione della Formula Marvel, qui però ridotta alla sola parte ironica-commediata e privata di tutto il resto. Paradossalmente, funziona anche così, almeno in termini di purissimo intrattenimento o divertimento, che è silly, sciocco, pieno di battute anche di bassa lega ("Ti è entrato nel culetto anche a te?"), che nell'economia della visione fanno ridere o sorridere.
Questo significa che per quanto riguarda il corpo centrale dell'opera, la scrittura così leggera, virata al comic rilief costante e prepotente di una storia che abbozza soltanto la parte drammatica, è in qualche modo comoda allo sviluppo della vicenda, perché aiuta a rendere confortevoli dei passaggi altrimenti fin troppo poveri di contenuto, dove questo viene invece sostituito - appunto - dalle battute.
È un escamotage confortevole e stra-abusato che ha incontrato il favore del grande pubblico, che ha premiato Venom con 205 milioni in tutto il mondo nel solo weekend d'apertura, doppiando il budget di produzione (spese di marketing escluse).
Il prologo poco entusiasmante del film e tutta l'apertura con Eddie Brock "miglior giornalista d'inchiesta di San Francisco" vengono così curati dalla Terapia della Risata, che non solo alleggerisce le atmosfere dell'opera, ma aiuta anche a stemperare un iniziale dissenso.
In ogni caso, a clima alleggerito, Venom non si sposta neanche di un centimetro da quel baricentro tonale conquistato con fatica, traballando continuamente per restare in equilibrio, ma almeno arrivando fino alla fine regalando una quantità innumerevole di risate all'audience.
Molti hanno voluto sottolineare il miscasting di Tom Hardy nella parte di Brock, ma qui non siamo d'accordo: la cosa migliore di tutto il film è proprio l'interpretazione dell'attore britannico, divertita, sprezzante e sopra le righe.
Hardy si gigioneggia un'ora e mezza tra faccette che vanno puntualmente tra lo sconvolto, l'inorridito, il compiaciuto e - Boris ci insegna - il basito. È una performance evidentemente figlia della volontà del regista e dello sceneggiatore di ridurre il pathos a livelli bassi per aumentare la leggerezza dialogica e narrativa del progetto, che Hardy abbraccia perfettamente regalando - in sostanza - uno One Man Show eclettico che lo vede un secondo eccitato e su di giri gettarsi nell'acquario di un ristorante per mangiare aragoste vive, l'altro cadere vittima del controllo del Simbionte.
Lo fa con una naturalezza disarmante, esagerando dove serve e dando sempre l'idea di essere più che a suo agio in un ruolo tanto strambo, che però riesce a rendere efficacemente su schermo, con dovizia di esasperazioni espressive e tenendo sempre sott'occhio l'overacting, che non affligge mai il suo lavoro.
A funzionare anche due scene d'azione: la scazzottata nell'appartamento di Eddie e il lungo inseguimento in moto per le strade di San Francisco, che pur con i loro difetti aiutano a stabilizzare l'elemento action del film.

Per quanto riguarda il lungo inseguimento, c'è da dire che la costruzione della scena, seppur ammorbata dalla shaky cam di Ruben Fleischer, è la più interessante e riuscita del cinecomic, con alcuni passaggi in cui vengono anche sfruttate un paio di idee interessanti per rendere la sequenza un pizzico più virtuosa.
Non siamo ai livelli dell'inseguimento a Parigi visto poche settimane fa in Mission: Impossibile - Fallout, ma fosse stato più corto, diretto con più "stabilità" e votato al coraggio, ci saremmo ritrovati davanti una chicca niente male, mentre invece bisogna accontentarsi di una fuga rocambolesca in cui il Simbionte prende più volte il controllo dell'azione e la rende dinamica e avvincente.
Una sequenza più che discreta, che tiene alto l'interesse e inietta il progetto di una quantità sopportabile di adrenalina, senza esagerare.
Sulla scazzottata, infine, Fleischer sfrutta forse al meglio i poteri del simbionte attaccato a Eddie: lo rende al contempo estensione e parte integrante del protagonista, quando trasformandosi in scudo, quando in possente pugno o in lance acuminate.
Venom, curiosamente, funziona meglio così che nella sua forma finale, sia per questioni legate alla CGI, sia perché Hardy resta su schermo e le sue reazioni sono analizzabili, sempre e comunque inondate di ironia.

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