Venom 2: il potere di fallire, il dovere di non farlo

Con la produzione del sequel diretto da Andy Serkis ormai ai nastri di partenza, proviamo a capire la direzione del nuovo cinecomic Sony.

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Intriso delle idee produttive anni '90 di Avi Arad, al netto di una revisione in chiave drasticamente più ironica e subito anti-eroica del personaggio di Eddie Brock, il Venom di Ruben Fleischer del 2018 non ha saputo in verità conquistarsi un posto adeguato nel ricordo dei fan. Colpa di un regia melliflua e senza spina dorsale, una sceneggiatura povera di acume e un comparto action tendenzialmente confusionario e incapace di sfruttare al meglio le potenzialità fisiologiche della natura del Simbionte.
Non un completo disastro grazie alla presenza di Tom Hardy e ad alcune scelte azzeccate (l'inseguimento in moto, parte del rapporto tra Eddie e Venom), eppure un cinecomic fuori tempo massimo, un passo indietro rispetto alle logiche di mercato odierne a cui è mancato coraggio, visione e contenuto.

Un gran peccato, considerando quello che avrebbe potuto essere, ma fortunatamente gli incassi stratosferici al box office hanno immediatamente convinto la Sony a metterne in sviluppo un sequel, per ora conosciuto solo come Venom 2, diretto da Andy Serkis (Black Panther, Il Signore degli Anelli), qui alla sua seconda prova registica. Di quello che ci aspettiamo di vedere dal tocco di Serkis ne abbiamo già discusso in modo approfondito in uno speciale dedicato, mentre in queste righe vogliamo provare a capire quali siano gli errori da non ripetere, quali i percorsi possibili da seguire per confezionare un secondo capitolo molto più avvincente e riuscito del predecessore.

Outsiders

Questo atteso sequel dovrebbe prima di tutto configurarsi come una discesa più intima e in focus sugli aspetti di comunione e contrasto tra i due protagonisti che condividono lo stesso corpo, cioè Eddie e Venom. Se lo scorso anno questo elemento era tra i meglio caratterizzati rispetto al disastroso contorno drammatico ed emotivo, andando avanti nell'approfondimento dei due diversi ma sorprendentemente simili personaggi (un po' reietti, un po' outsider, un po' badass) si dovrebbe tentare un approccio marcatamente più introspettivo e leggermente più sofisticato, così da rendere dialoghi e contenuti più sfumati, eterogenei e d'impatto.
Inquadrato poi com'è per introdurre e trasporre per la prima volta in assoluto sul grande schermo l'iconico Carnage, interpretato per l'occasione dell'ottimo Woody Harrelson, il secondo capitolo del franchise ha tra le mani il grande potenziale di portare in sala una delle coppie fumettistiche di outsider più idolatrate tra quelle dell'etichetta Marvel. Si potrebbe dunque configurare un ottimo tracciato narrativo e raccontare con ingegno e competenza traspositiva la controversa, brutale e instabile figura di Cletus Kasady in aperto e diretto confronto-scontro con quella di Eddie Brock, uomini completamente agli antipodi che condividono però la stessa natura binaria.

Ne nascerebbe un film concept dedicato allo scontro psicologico tra i due, mettendo in risalto gli aspetti più vari e critici del simbionte alieno, inoltrandosi dunque anche in diverse sue caratteristiche e mostrando apertamente la diversa aderenza al corpo e alla moralità della persona a cui si lega. Il Carlton Drake/Riot di Riz Ahmed non è stato in grado di mostrare la forza recondita di questo particolare aspetto, che è poi una delle caratteristiche che rendono i simbionti così affascinanti: la loro costante esistenza a parità di una mutazione psicologica a seconda dell'ospite designato.

E Kasady è un sociopatico schizofrenico assetato di sangue, tanto che il suo costume simbiontico è - e sarà nel film - di un vivo rosso scarlatto, a testimonianza della sua corruzione morale fino al midollo e della sua dirompente quanto violenta sete di carneficina, che gli dà anche il nome.
Capite bene che sfruttare un personaggio tanto amato e famoso non è cosa facile come utilizzare Riot, il che rende Venom 2 decisamente più interessante già in partenza ma anche molto più rischioso, potendo sbagliare interamente l'adattamento del personaggio e la partita in gioco con Eddie Brock e addirittura rivelarsi più fallimentare del primo capitolo.

Con in mano una figura tanto travolgente, folle e inarrestabile e la possibilità di uscire finalmente in sala con il bollino Rated-R, senza poi contare la presenza confermata di un'altra nemesi pericolosa come la Shriek di Naomie Harris, in realtà il cinecomic di Andy Serkis ha quasi il dovere di non fallire, perché un secondo sbaglio dopo gli innumerevoli feedback ricevuti dal pubblico e dalla critica significherebbe soltanto perseverare su di una strada sconnessa e deturpata che avrebbe invece bisogno di una bella asfaltata.

Ora che alla sceneggiatura del film c'è soltanto Kelly Marcel (Bronson, Saving Mr. Banks, Cruella), ammettiamo come la fiducia in uno sguardo diverso e dialogicamente sofisticato (sempre guardando all'ambito di sviluppo) abbia guadagnato una certa sostanza, pensando inoltre a come potrebbe calibrare al meglio Shriek e ridimensionare attraverso la scrittura, in chiave critica e intelligente, la violenza mentale di Carnage, mediata poi in territorio action da un esperto come Serkis, che resta prima di tutto attore ed esperto di effetti speciali e tecniche d'avanguardia. Pur essendo contemplato, insomma, l'insuccesso qualitativo dovrebbe essere tenuto a debita distanza, imparando tanto dai propri errori quanto dal panorama cinematografico contemporaneo, che in questo preciso ambito di genere ha tanto, tantissimo da insegnare.

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