Venom 2, cosa vorremmo dalla regia di Andy Serkis

Ora che il secondo e attesissimo capitolo del franchise cinecomic Sony ha un regista è possibile speculare su qualche sperato cambiamento.

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Con la bellezza di 856 milioni di dollari incassati in tutto il mondo, il Venom di Ruben Fleischer si è rivelato (a sorpresa) uno dei maggiori successi del 2018, nonostante siano state molte le critiche mosse al cinecomic con Tom Hardy. Al netto di un incasso stratosferico e a fronte di un budget di appena 100 milioni, infatti, il film targato Sony Pictures non è stato accolto molto positivamente dalla critica, che a differenza del pubblico - generalmente più entusiasta ma senza esagerare - lo ha prontamente bollato come "un film uscito direttamente dagli anni '90", un titolo visivamente e narrativamente fuori tempo massimo.
A funzionare sono state soprattutto la presenza di Hardy e qualche barlume ironico della sceneggiatura, anche se poi in definitiva Venom non si è dimostrato un cinecomic all'altezza dei suoi cugini.
Niente di trascendente insomma, eppure il grande successo ai botteghini ha convinto lo studio a procedere velocemente con il sequel, che sappiamo adesso verrà diretto dallo stimato Andy Serkis (Il Signore degli Anelli, The War - Il Pianeta delle Scimmie), al cui tocco affidiamo tutte le nostre speranze.

Il suo tesoro

Attualmente Serkis ha all'attivo due soli film da regista, ed esattamente Ogni tuo respiro e il Mowgli distribuito su Netflix. Non esattamente dei titoli tornasole su cui fare affidamento per comprendere le doti tecniche della firma in questione, specie perché il primo è una dramma sentimentale diretto in maniera classica e il secondo è stato "ceduto" a buon mercato dalla Warner Bros. dopo diversi posticipi, con un risultato finale scricchiolante una volta approdato sulla piattaforma streaming.
È insomma difficile capire appieno le capacità di Serkis, ma una cosa è certa: questo lavoro lo conosce perfettamente, essendo anche stato second unit o third unit director di Peter Jackson ne Il Signore degli Anelli e ne Lo Hobbit.
Interessato com'è poi da sempre alle nuove tecnologie di settore e dunque all'aspetto tecnico cinematografico, tutto si può dire di Serkis tranne che non sia un innovatore, uno di quegli elementi che tendono solo in parte a guardare al passato, puntando dritto verso il futuro con visione e consapevolezza.
Quando allora dice di sperare che "Venom 2 possa essere un nuovo pezzo della storia del cinema", da un lato c'è fiducia e rispetto per la sua carriera e per la sua passione ed entusiasmo, ma dall'altra anche un pizzico di diffidenza, soprattutto perché sembra che Serkis sia stato scelto più come una specie di subordinato di Tom Hardy, che vuole che questo secondo film sia, se non impeccabile, per lo meno spettacolare.

Forse è per questo che, come rivelato dallo stesso regista, l'interprete ha deciso di partecipare attivamente alla sceneggiatura, per smussare e modellare momenti, dialoghi e criticità di un progetto che non si può sbagliare.
Hardy non ha certo la stessa faccia tosta di Tom Cruise e quel carisma da schiaffi che da sempre accompagna le crociate produttive e gestionali dell'attore di Mission: Impossibile, ma siamo comunque certi che, mettendoci la faccia, l'interprete voglia assicurarsi un risultato migliore e che possa scendere in campo ad armi pari con gli altri colleghi di genere, il che significa più libertà creativa, più soldi e soprattutto più azione.

Serkis è un regista che conosce molto bene il mondo dei blockbuster e dei film studios, consapevole dell'importanza dell'inserimento di scene cult e di trovate di regia elettrizzanti almeno sul piano action, dunque è questo che vogliamo da lui, una decisa presa di posizione in termini di intrattenimento, un dialogo aperto con Hardy, gli stunt coordinator e i geni degli effetti visivi per creare un prodotto che possa dirsi d'impatto.
Avessero voluto dare reale anima al franchise, avrebbero imitato da vicino la formula Marvel Studios nella scelta di piccoli autori indipendenti da lanciare nell'oceano hollywoodiano pieno di squali affamati, e invece la Sony ha preferito un nome navigato nel settore che sapesse bilanciare dramma, ironia e dinamicità dell'azione senza metterci poi troppo di suo, restando affidabile, capace ma generico. E se ci pensiamo bene, a Venom 2 serve ripartire proprio dalla basi, annullare quell'atmosfera cinematografica che fa tanto anni '90 per esplodere finalmente in un tripudio di combattimenti frenetici e violenza, pensando poi all'arrivo del Carnage di Woody Harrelson come villain del film.
Ci vuole carattere ma non troppo, insomma, giusto lo stretto necessario per dire "ci siamo anche noi", per dimostrare di saper fare bene anche se in modo diverso dai Marvel Studios o dalla DC Films. Sarebbe splendido arrivare a un Rated-R e assistere a meno compromessi ma così è il cinema: un mistero da svelare piano, dall'idea alla sala. E chissà se poi l'apporto di Hardy alla sceneggiatura e la regia di Serkis non riescano a regalarci un Venom inaspettato.

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