Venezia 75 apre a Netflix e allo streaming: il piccolo schermo si fa grande

Se il Festival di Cannes vieta, la Mostra di Venezia 75 permette ogni cosa, guardando a un futuro che in pratica è già arrivato.

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In battaglia tutto è permesso, in ogni settore, almeno sul piano comunicativo. Pensiamo, ad esempio, a cosa è accaduto nel nostro Paese dopo l'arrivo di Iliad - ufficialmente il quarto operatore "fisico" dopo la fusione di Wind e Tre - nel settore telecomunicazioni: il mercato è stato improvvisamente scosso da offerte, prezzi al ribasso, promesse e persino macchine della verità, poiché in un ambiente concorrenziale tutto è lecito, soprattuto prendere posizioni completamente opposte rispetto agli avversari.
Lo sanno bene anche due dei più grandi festival del cinema d'Europa e del mondo, Cannes e Venezia, che negli ultimi anni si sono scontrati senza esclusione di colpi, con un rispetto di fondo certo.
Se la kermesse della Costa Azzurra è sempre più famosa per il suo conservatorismo, la mostra della laguna sta invece facendo impazzire stampa e pubblico per via del suo avanguardismo spinto.

Un direttore all'avanguardia

Anche se all'inizio dell'evento veneziano manca ancora un mese, il direttore artistico Alberto Barbera ha già svelato tutte le carte in suo possesso, scoccando non poche frecciate al di là delle Alpi - e rendendo questo 2018 un anno cruciale a 360 gradi.
Parliamo infatti di un anno ricco di polemiche e sfottò, a causa delle rigide posizioni prese dal festival cannense appena pochi mesi fa: riassumendo brutalmente, ricordiamo la questione legata ai selfie sul red carpet, vietati poiché rei di "sporcare" la solennità delle proiezioni di gala, e la querelle legata a Netflix & Co.
La regola di accettare in concorso soltanto film con distribuzione (almeno) nelle sale francesi, ha tagliato le gambe alle maggiori società di streaming online come la grande N, Amazon Studios, Hulu e così via. Tutte società che, per protesta, hanno evitato di presenziare il festival. Sulla questione sala cinematografica vs televisione si può certamente discutere, come del resto facciamo da tempo, ma una cosa è certa: l'assenza di queste nuove realtà a un evento come il Festival di Cannes ha rappresentato una grande mancanza, sia a livello materiale che simbolico, poiché sempre di più sono gli investimenti e i grandi nomi che sbarcano sul piccolo schermo.
Questo ci traghetta direttamente alla 75esima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dove si potrà fare tutto ciò che Cannes ha letteralmente vietato.

Il piccolo schermo diventa grande

Il direttorissimo Barbera, sempre più volto del cambiamento, ha non solo aperto ironicamente la strada a qualsiasi tipo di selfie e foto sul red carpet, ha anche spalancato i cancelli allo streaming, portando al suo arco frecce preziose e prestigiose.
Sono infatti sei i film a marchio Netflix che arriveranno in laguna, tutti titoli di primissimo piano: pensiamo a The Ballad of Buster Scruggs di Joel e Ethan Coen, 22 July di Paul Greengrass, Roma di Alfonso Cuaròn, tutti in concorso.
E ancora Sulla mia pelle di Alessio Cremonini nell'ottima sezione Orizzonti, film sul controverso caso relativo alla morte di Stefano Cucchi con Alessandro Borghi, e due opere "ritrovate" di Orson Welles come The Other Side of the Wind e They'll love me when I'm dead, rifiutate di recente sulla Croisette.
Non solo grande N però, anche Amazon avrà da fare con l'atteso remake di Suspiria firmato Luca Guadagnino e Peterloo del veterano Mike Leigh, sempre in concorso per il Leone d'Oro.
Nel primo weekend della Mostra troverà spazio anche un evento speciale dedicato al mondo delle serie TV, sempre più rilevante e di peso nel settore dell'intrattenimento: Rai e Wildside mostreranno al pubblico veneziano i primi episodi de L'Amica Geniale, adattamento dei romanzi di Elena Ferrante con la regia di Saverio Costanzo, tremendamente atteso anche oltreoceano.

Tradizione e innovazione

Tutti titoli eccezionali che accenderanno sul lido di Venezia riflettori enormi, con grande risonanza estera, dopo un Festival di Cannes 2018 ricco di proteste ma impoverito nei contenuti (almeno rispetto alle annate d'oro).
Venezia inoltre fa decadere anche l'ultima linea di confine fra piccolo e grande schermo, una realtà ancora difficile da digerire per molti (leggasi gli esercenti delle sale, ovviamente).
L'Anec, Associazione nazionale esercenti cinema, e l'Anem, che raccoglie gli esercenti dei multiplex, hanno redatto un comunicato per protestare contro le recenti scelte del festival veneziano di accettare in concorso film che non avranno passaggi in sala o che usciranno in parallelo online - poiché sia Netflix che Amazon faranno uscire i loro prodotti sulle relative piattaforme, rivoluzionando completamente la distribuzione.

La parola "rivoluzione" è spesso usata a sproposito, abusata, combacia però perfettamente con ciò che le società di streaming stanno portando avanti: solitamente un film che passa a un festival può avere un finestra di distribuzione in sala che va da pochi giorni a un anno e mezzo, a partire dalla proiezione in anteprima - più ulteriori mesi necessari ad approdare al mercato home video.
Netflix ha invece intenzione di rendere disponibile Sulla Mia Pelle, ad esempio, già dal 12 settembre, per tutti gli abbonati in Italia. Una modalità distributiva quasi inedita, assolutamente democratica, che permette a chiunque abbia una connessione a internet (e un abbonamento a Netflix ovviamente) di accedere a una novità di grido - anche in località in cui non sono presenti cinema o multisala.
Qualcosa di improponibile in Francia, al momento, poiché una legge obbliga i prodotti home video a uscire dopo sei mesi dopo il passaggio in sala. Netflix e Amazon stanno dunque usando l'Italia come banco di prova, per un modello distributivo che potrebbe presto diventare la prassi, in un mondo 4.0 che avanza inarrestabile.

Il futuro oggi

Un modello che Alberto Barbera (sempre politicamente impeccabile) non ha né appoggiato né criticato, definendo il problema "esterno alle competenze di un festival". In merito ha solo affermato: "Non vedo ragioni per escludere dalla competizione di un Festival un film firmato dai fratelli Coen o da Alfonso Cuaron solo perché prodotti da Netflix. In Italia non abbiamo le leggi presenti in Francia, nulla ci vieta di accogliere un film che esce in contemporanea al cinema e in streaming", lasciando la patata bollente ai distributori e ai governanti.

Da osservatori, ci ritroviamo nelle parole del produttore Andrea Occhipinti di Lucky Red, coinvolto personalmente con Sulla mia pelle, che ha così riassunto la situazione: "Il vero nemico della sala è la pirateria, non lo streaming legale: a volte i film vengono scaricati illegalmente lo stesso giorno dell'uscita. Grande e piccolo schermo invece possono e devono convivere, sono due modalità di fruizione diversa e pienamente compatibili. È il pubblico che sceglie dove vedere i film."
Questo è probabilmente l'unico scenario che non lascia né vinti, né vincitori, che abbraccia semplicemente un cambiamento figlio dei nostri tempi. Cosa che la Mostra di Venezia ha fatto a braccia larghe, quest'anno, vincendo su tutta la linea. Chissà che i francesi non dicano "Touché".

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