Vampyr e i cinque film essenziali sui vampiri da recuperare

Una lista di validi titoli cinematografici con i quali accompagnare le sessioni di gioco dell'action RPG di Dontnod Entertainment.

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Tutti i grandi mostri oggi conosciuti hanno avuto origini folkloristiche. Prendiamo ad esempio la Mummia, mito nato e diffusosi capillarmente dopo la scoperta della Tomba di Tutankhamon nel 1922, o anche al Frankenstein di Mary Shelly, romanzo scritto dall'autrice britannica nel 1818 prendendo spunto sia dal mito di Prometeo che dall'usanza tipica dell'età gotica di profanare i cadaveri per scopi medici. C'è insomma sempre una radice popolare nel "mostro", mista sicuramente alla cultura del creatore e diffusore vero e proprio, e la figura del vampiro non è stata certo da meno. Nonostante esistessero infatti entità simili a quella vampiresca anche in diverse epoche e culture, è soltanto nel corso del 1700 che il termine vampiro cominciò a imporsi alle masse, spinto anche dalle leggende e dalla superstizioni balcaniche. Serie televisive come The Strain di Guillermo del Toro hanno poi insegnato al grande pubblico che in Romania, ad esempio (sempre in Europa dell'Est), la figura succhia sangue che si aggirava nel buio della notte si chiamava Strigoi, mentre in Grecia Vrykolakas, ma di base si parlava sempre e comunque della stessa creatura.
Il divulgarsi delle varie superstizioni diede poi forza al mito e portò a vere e proprie forme di isterie di massa, ma è soltanto nel 1819 che Il Vampiro di John Polidori si impose come opera cardine della figura carismatica e affascinante del vampiro, anche se ottant'anni dopo arrivò con forza immaginifica e potenza prosaica il Dracula di Bram Stoker a dare più completa configurazione all'essenza di questa creatura della notte. E se nel XIX Secolo fu la letteratura, allo scoccare del XX toccò alla neonata arte cinematografica approfondire il tema, già a partire dall'anno della scoperta della Tomba di Tutankhamon (il che non è assolutamente un caso), per arrivare al XXI in cui è il videogioco a diventare protagonista.
Partendo così dalla recensione del Vampyr di Dontnod, oggi vogliamo proporvi cinque film essenziali da recuperare per vivere un'esperienza completa in compagnia dell'ematologo Jonathan Reid - protagonista del videogioco -, in modo da sentire direttamente nel sangue il brivido di un'avventura dark, scoprendone anche il lato cinematograficamente derivativo.

Nosferatu (1922)

Dicevamo come l'opera di Bram Stoker abbia influenzato gran parte della produzione letteraria successiva al 1897, ma anche con il cinema ebbe un rapporto molto importante. Ad oggi, nonostante un piccolo e sconosciuto film minore del 1921, il Nosferatu del tedesco Friedrich Wilhelm Murnau è infatti ricordato come il primo titolo dedicato alla figura vampiresca della storia del cinema, ed è proprio ispirato al romanzo gotico di Stoker. A causa dei problemi legali insiti in un adattamento indiretto del Dracula, Murnau ebbe diverse beghe con la legge e con i discendenti dell'autore britannico, motivo per cui si trovò costretto a cambiare nome da Conte Dracula in Conte Orlok e a spostare le location da Londra a Wisborg. Il film resta comunque un grande capolavoro di estetica del cinema muto e in bianco e nero, capace di creare immagini forti nello spettatore proprio grazie alla potenza visiva coadiuvata da un allora silenzio forzato del suono, che permetteva e permette tutt'ora una concentrazione maggiore sulla figura mostruosa di Orlok. Curioso anche come dietro la lavorazione del progetto si nascondano diverse leggende che hanno portato addirittura a girare un film sulla vicenda, L'Ombra del Vampiro, con John Malkovich nei panni di Murnau.
Lo status di cult dell'orrore di Nosferatu ha infine portato Werner Herzog verso la strada del remake nel 1979 con Nosferatu, Il principe della notte, film nel quale il regista decise di ripristinare i nomi originali del romanzo di Stoker. Il film di Murnau resta comunque oggi insuperabile e gli stessi developer di Dontnod hanno apertamente dichiarato che si tratta di una delle maggiori ispirazione del loro Vampyr, se non addirittura la maggiore.

Dracula di Bram Stoker (1992)

Se il Nosferatu di Murnau non poté sfruttare la nomenclatura originale del romanzo di Stoker, discorso diverso fu invece per i film della Universal e della Hammer, gli stessi che videro protagonisti nei panni del Conte della Notte i grandi Bela Lugosi e Christopher Lee. Ebbero un grande successo di pubblico, ma questo costrinse poi nel 1992 Francis Ford Coppola a dover diversificare il titolo del suo adattamento diretto dell'opera stokeriana, che prese il nome più specifico di Dracula di Bram Stoker, così da sottolinearne anche la fedeltà al romanzo. Data però la grande mole di titoli che in circa 80 anni si erano susseguiti e tutti dedicati a Dracula, l'intenzione di Coppola era quella di rileggere in chiave più romantica e gotica la figura stessa del Conte, qui interpretato da un immenso Gary Oldman. Per farlo si rifece a un'estetica impressionista con molti giochi cromatici e di luce, costruendo anche dei set imponenti e spendendo molto in costumi e trucco.
Il Dracula di Oldman appare così nel film di Coppola come un anti-eroe romantico, vicino nella narrazione all'opera originale ma con sfumature emotive più marcate e un look iniziale decisamente inquietante, molto più tenebroso e affascinante dell'Orlok di Murnau. Resta ancora oggi uno dei migliori film sui vampiri della storia del cinema, sia grazie alla grande lezione di cinema di Coppola, tra artigianalità e visione d'insieme, che all'imponente prova attoriale di Oldman.

Intervista col vampiro (1994)

Andando oltre la figura comunque essenziale di Dracula, la letteratura e conseguentemente anche il cinema hanno visto l'imporsi di numerosi altri personaggi molto amati dagli appassionati di vampirismo, tra i quali i protagonisti di Intervista col vampiro, film del 1994 basato proprio sull'omonimo romanzo di Ann Rice. A soli due anni dal film di Coppola, il titolo con protagonisti Tom Cruise e Brad Pitt superava l'estetica impressionista del regista della trilogia del Padrino, tentando un lavoro di ricostruzione storica dal 1791 al 1990 attraverso la storia dei suoi due protagonisti, i vampiri Lestat de Lioncourt e Louis de Pointe du Lac. Qui si scavava quindi affondo nell'animo oscuro del vampirismo, che poteva ma non doveva necessariamente prendere il sopravvento sull'essere tramutatosi in creatura della notte.

E proprio Lestat e Louis rappresentano in qualche modo i poli opposti di questo dualismo e il film si regge soprattutto sull'ambivalenza dei sentimenti del secondo, prima schiavo di Lestat e infine libero dopo secoli grazie all'amore, tematica molto vicina al Dracula di Stoker. La struttura narrativa del film è poi complessa e sfaccettata e si sviluppa attraverso il rapporto tra i due protagonisti, le loro divergenze, i loro numerosi confronti morali. È essenziale nel genere perché è probabilmente un ottimo connubio comunque perfettibile tra l'essenza della figura vampiresca del folklore e la configurazione romantica alla Stoker, superata soltanto da un altro grande titolo che riporteremo anche in classifica.

Lasciami Entrare (2008)

Tratto dall'omonimo romanzo di John A. Lindqvist, il Lasciami Entrare di Tomas Alfredson è stato un successo del tutto inaspettato, merito soprattutto dell'incredibile materiale di partenza e della rilettura cinematografica che ne ha fatto lo stesso regista svedese. Insieme a Nosferatu e al ben più banale Dracula di Stoker, infatti, proprio questo Lasciami Entrare ha dato spunti su cui riflettere anche ai ragazzi di Dontnod, specie relativi all'inquietante fascino del vampiro in territori est europei, dove il mito affonda le sue più antiche radici. A differenza di molti altri titoli sui vampiri che esulano dalla Transilvania e da Dracula, Lasciami Entrare vede al centro del racconto un bambino, Oskar, e il rapporto di questo con Eli, ragazzina dai lineamenti gitani trasferitasi da poco nel suo quartiere. Nel perenne grigiore svedese, tra nebbia e neve, cominciano così a verificarsi strane scomparse ed efferati omicidi, tutti fenomeni che invece che spaventare Oskar lo affascinano. È infatti un ragazzino preso di mira dai bulli, che soffre molto la sua mancanza di amici e il suo status sociale, tanto da arrivare a desiderare che l'autore degli omicidi possa occuparsi anche dei bulli. La storia si sviluppa poi con profondità emotiva e scelte morali anche opinabili, ma sono soprattutto l'atmosfera e la mano di Alfredson a rendere grande Lasciami Entrare, un film dove il vampirismo è messo per gran parte del tempo sullo sfondo, quasi fosse uno spauracchio o la sciocca superstizione che poi è, finché tutto non prende una piega più spaventosa e meno scontata del previsto. È un titolo incantevole e sofisticato, a tratti tenero, quasi da accostare all'Io non ho paura di Niccolò Ammaniti, con due protagonisti indimenticabili ed emotivamente toccanti.

Solo gli amanti sopravvivono (2013)

Con Intervista col Vampiro parlavamo di perfettibilità estetica e narrativa tra folklore e romanticismo stokeriano, e con Solo gli amanti sopravvivono arriviamo all'assoluta perfezione di questa formula, riletta e migliorata dalla poetica cinematografia di Jim Jarmush, che fonde insieme anche gotico e musica. Solo gli amanti sopravvivono è in quest'ottica un inno all'amore immortale e al contempo alla morte, unica via di scampo da una vita di dannazione, dove quello stesso amore può arrivare a non bastare più. Il film di Jarmush tratta così le tematiche più disparate sempre tenendo al centro del racconto i suoi due amanti protagonisti, Adam ed Eve, interpretati da due scavati e magnetici Tom Hiddleston e Tilda Swinton, vampiri che non si nutrono più direttamente dagli umani ma collaborando con dei medici per ricevere del sangue "pulito". Vivono sostanzialmente di musica e cultura, ma la reiterazione degli stessi atti nel tempo, il ripetersi delle stesse giornate fino all'infinito pare aver profondamente stancato Adam, che pensa addirittura al suicidio. Si approfondisce in questo modo anche la rinuncia alla propria natura, che nel caso del vampiro è predatoria, in virtù di un superamento acculturato e ragionato di un passato barbaro e oggi poco consono per vivere tranquillamente in società.
Vengono esternati dubbi morali e problematiche interpersonali di una certa rilevanza attraverso il racconto di un amore pensato eterno ma forse giunto al limite. Eppure, come insegna proprio Stoker e ribadisce in chiave moderna Jarmush, l'unica forza capace di sopravvivere al tempo è proprio l'amore, e il vampiro in questi termini è mera personificazione orrorifica di esso.

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