Underworld: parabola discendente di una saga iniziata con il piede giusto

Ripercorriamo insieme tutti i capitoli della saga horror/action Underworld, analizzandone tanto i pregi quanto i difetti.

Underworld: parabola discendente di una saga iniziata con il piede giusto
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Da sempre i vampiri e i lupi mannari sono comparsi al cinema sotto numerose vesti, arrivando talvolta a trasformarsi in qualcosa di molto distante dalla loro versione classica, legata indissolubilmente a una dimensione oscura e inquietante. Prima però dell'avvento di Twilight, la saga letteraria di Stephenie Meyer che ha contribuito non poco al depotenziamento (se così possiamo chiamarlo) delle figure dei vampiri e lupi mannari in un'ottica moderna, un'altra saga di successo ha provato nel difficile compito di svecchiare queste figure mostruose: Underworld.
Nell'articolo cercheremo di soffermarci sui vari film per capire i punti più alti (quanto quelli più bassi) raggiunti dal franchise.

Mondi sotterranei ed evoluzioni

Il primo film uscito nel 2003 e diretto da Len Wiseman, pur di fatto non incontrando il plauso della critica, ha saputo ritagliarsi una nutrita schiera di fan, capace in poco tempo di portare al successo la pellicola con protagonista Selene, l'abilissima guerriera vampira protagonista delle vicende.
Fortemente influenzata da opere cult dell'epoca come Matrix, mette in scena la millenaria lotta tra due fazioni contrapposte, cioè quella dei Vampiri e quella dei Lycan.
Il ritmo si attesta su un buon livello, grazie anche alle varie scene action che si susseguono senza soluzione di continuità, in cui la stessa protagonista fa sfoggio delle sue doti atletiche e delle sue straordinarie abilità di tiratrice.
L'opera punta così su un mondo borderline e sotterraneo per incentivare l'idea dello scontro segreto tra le due razze contrapposte, totalmente sconosciute agli umani.
Numerose ancora una volta le analogie con Matrix, tanto verso il concetto di mondo alternativo quanto in relazione al look dei protagonisti (su tutti Selene).
La trama, di base semplice, mette al centro della scena il medico Micheal Corvin, un - almeno in apparenza - comune umano che Lucian (il capo dei Lycan) vuole a tutti i costi catturare.
L'opera, ambientata nel presente, riesce abbastanza bene a svecchiare tanto le figure dei lupi mannari quanto quelle dei vampiri senza snaturarle completamente, sfruttando sia i punti di forza che di debolezza di entrambe le razze in modo da rendere le numerose battaglie tra creature oscure sempre avvincenti.

Da una parte abbiamo così le casate dei vampiri, organizzate attraverso una rigida gerarchia aristocratica, mentre dall'altra abbiamo i Lycan, presentati come esseri maggiormente brutali e considerati dai loro avversari come inferiori.
Nel corso dell'opera veniamo poi via via a conoscenza di alcuni retroscena importanti, in grado di fornire al film un grado di profondità tutto sommato soddisfacente, anche grazie a un paio di colpi di scena ben orchestrati.
Nel sequel Underworld: Evolution, ritroviamo Selene e Michael Corvin alle prese con nuove minacce. Seppur l'eterna lotta tra le due fazioni sia sempre il focus del racconto, la seconda pellicola assume maggiormente i canoni di un road movie rispetto al film precedente, con la vampira e l'ibrido impegnati a sfuggire dalle grinfie di Marcus, un potentissimo lord vampiro sulle loro tracce.

Nonostante nel sequel si sia persa la spinta propulsiva delle origini (assieme a un po' di atmosfera underground), l'opera risulta comunque godibile nella sua interezza, soprattutto per merito di un ritmo sostenuto e di un villain capace di incarnare molto bene un senso di minaccia costante.
Il film si chiude in una maniera più drastica rispetto al precedente, lasciando poco spazio a possibili avventure successive, nonostante siano alla fine usciti tre ulteriori film (di cui un prequel) appartenenti alla saga.

Ribellioni, risvegli e guerre

Il mostrare solo brevi sprazzi del passato nei film precedenti si è rivelata a conti fatti una scelta vincente, momenti capaci di fornire allo spettatore pochi ma efficaci elementi per comprendere alcune sfumature del racconto senza divenire didascalici.
Puntare totalmente sulla backstory di alcuni personaggi è stata invece una mossa abbastanza superflua, senza oltretutto riuscire a creare una storia realmente avvincente (nonostante le premesse accattivanti).
Underworld - La ribellione dei Lycans riporta in scena vecchi personaggi come Lucian e Viktor, ma il film avanza stancamente per tutta la sua durata, cercando di suscitare l'interesse dello spettatore mostrando passo dopo passo le varie cause che hanno portato alla faida millenaria tra vampiri e lupi mannari, senza però riuscire a raccogliere in maniera efficace l'eredità dei due film precedenti.
L'opera si pone comunque come l'ultimo capitolo della trilogia originaria, mettendo di fatto la parola fine alla mitologia complessiva di Underworld.
Purtroppo però, l'inclinazione di Hollywood a puntare fino allo sfinimento su brand consolidati ha portato al concepimento del capitolo peggiore della saga.

Underworld - Il risveglio più che un sequel assume quasi la valenza di un reboot: nell'arco di pochi minuti lo spettatore si ritrova infatti in uno scenario completamente diverso da quanto visto in precedenza, con gli umani intenzionati a sterminare senza pietà tanto i Lycan quanto i Vampiri una volta venuti a conoscenza della loro esistenza.
L'idea di base, che poteva davvero svecchiare il brand puntando su un tono ancora più maturo e dark rispetto ai primi due film, in realtà si è trasformata in un semplice pretesto per imbastire una trama totalmente priva di solidità.
Personaggi chiave come Michael vengono infatti liquidati in una manciata di secondi e la stessa protagonista Selene viene gestita in modo assurdo, partendo proprio dalla sua ibernazione (durata dodici anni) che in realtà non ha alcun risvolto narrativo efficace.
Il cambio di status sociale che vede gli umani diventare dei veri e propri sterminatori ci viene infatti descritto nei primissimi minuti di film, particolare che depotenzia in questo modo la stessa ibernazione di Selene.
Improntare l'intero racconto su una protagonista che si ritrova in un mondo a lei sconosciuto avrebbe sicuramente portato una ventata d'aria fresca al brand che, inspiegabilmente, decide di giocarsi tutte le carte migliori all'inizio, proseguendo poi stancamente verso il finale attraverso un collage di momenti anonimi.

Underworld - Il risveglio risulta così un film completamente fuori focus e contesto, privo di personaggi interessanti e oltretutto colpevole di stravolgere i capisaldi della saga (tra cui la guerra sotterranea tra le due fazioni) in maniera inconcludente.
Nonostante un film sbagliato su tutti i fronti, si è deciso di portare avanti il brand con il capitolo (almeno per ora) finale della saga, Underworld: Blood Wars.
Contro ogni aspettativa (visto l'incredibile disastro compiuto con il precedente), è riuscito in un certo qual modo a riportare la saga sulla retta via, nonostante una stanchezza di fondo - soprattutto a livello contenutistico - ormai davvero difficile da eliminare.
Optando per l'ennesimo riavvio/reboot (davvero infelice la scelta di inserire un nuovo riassunto delle puntate passate) il quinto capitolo decide di azzerare quanto visto nella pellicola precedente, provando a focalizzarsi nuovamente sulla lotta tra Lycan e Vampiri senza farsi alcun problema di coerenza narrativa riguardo la fazione degli umani (semplicemente dimenticata).

Ritroviamo Selene braccata da chiunque senza sapere dove sia finita sua figlia (altro personaggio chiave che come Michael è stato ignorato), impegnata a lottare contro la vampira Semira e il Lycan Marius.
Il film nonostante tutto riesce a risultare godibile, con scene action ben gestite e con alcuni momenti più compassati in grado di fornire un minimo di profondità all'intera struttura generale.
Il problema principale del capitolo conclusivo risiede però nella sua essenza tremendamente vicina al concetto di more of the same.
Pur infatti non essendo un film pessimo, Blood Wars non fa altro che riunire insieme tutti gli aspetti caratteristici della saga senza puntare in alcun modo sull'innovazione.
Il dubbio più grande relativo al franchise risiede comunque nella possibilità di vedere in un prossimo futuro ulteriori nuovi capitoli che, a meno di inversioni di tendenza clamorose o idee davvero efficaci e accattivanti, non potranno che portare il brand a capitombolare malamente, senza la possibilità di risollevarsi in extremis facendo leva sull'effetto nostalgia.

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