Una vita al servizio dell'orrore: viaggio nella mente di Stephen King

In 40 anni di carriera, l'amato autore si è imposto come uno dei più grandi novelist della storia, tra horror, thriller e racconti di vario genere.

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Il destino è spesso scritto nel nome. Intendiamoci, è più una frase retorica e d'impatto che reale, ma nel caso del grande e prolifico Stephen King è senza dubbio calzante. Lui Re ci è nato, ereditando al suo primo respiro l'importante cognome del padre, in verità nato David Spansky, che forse con lungimiranza cambiò in King anticipando la carriera del figlio, ad oggi Maestà indiscussa della letteratura horror, con più di ottanta opere all'attivo, innumerevoli trasposizioni cinematografiche e una voglia irrefrenabile di continuare e riversare il suo estro creativo su pagine bianche da riempire di brividi, emozioni e sogni. A causa di problemi familiari, a soli 2 anni il piccolo Stephen perse il padre, nel senso letterale del termine, dato che uscito di casa "per una passeggiata" non fece più ritorno. L'episodio fu segnante per King, che lo raccontò in seguito più e più volte in varie interviste, lasciandone traccia in libri famosissimi come Cujo o Shining. La madre, Nellie Ruth Pillsbury, d'altro canto garantì a Stephen e ai suoi fratelli un'ottima educazione, instradandoli al mondo della cultura tra musica e letteratura. Per comprendere inoltre quanto la sua infanzia e i problemi riscontrati in fase di crescita abbiano influenzato la sua intera bibliografia, all'età di 4 anni assistette alla morte di un suo caro amico, che giocando finì per cadere su delle rotaie venendo travolto da un treno in corsa, episodio che, interiorizzato nel corso degli anni, Stephen riportò in qualche modo in uno dei suoi più grandi capolavori, Stand By Me, poi adattato per il grande schermo nell'omonimo, meraviglioso film di Rob Reiner. Ma già dalle elementari la sua passione per la scrittura iniziò a esplodere, tanto che nel '60 inviò alla rivista Spaceman un suo primo scritto, ispirato ai racconti di H.P. Lovecraft, Richard Matheson e Poe, purtroppo mai pubblicato. Poco importa però, perché sempre in quegli anni scoprì l'horror e la fantascienza, innamorandosene e portandolo a scrivere brevi racconti di genere, soprattutto trasposizioni letterarie di b-movie visti nei drive-in. A 11 anni divenne direttore del giornale scolastico The Drum, la cui esperienza lo portò ad essere assunto giovanissimo in un vero giornale, il Lisbon Enterprise, nel quale si occupò soprattutto di articoli sportivi, approfondendo in questo modo tecniche e trucchi della scrittura di settore e creativa.

L'incontro con Tabitha e il successo di Carrie

Iscrittosi all'Università del Maine, King si rivelò un talento innato già in età adolescenziale, scrivendo in circa 7 anni ben 4 romanzi, anche questi rimasti inediti ma che sono un altro, significativo sintomo di una passione e di una creatività in piena, davvero incontenibile. Ed è nel '69 che conobbe durante il suo lavoro alla biblioteca universitaria la futura moglie Tabitha Jane Spruce, poetessa laureanda in storia che sposò soli due anni dopo, quando accettò la cattedra di professore di lettere alla Hampden Academy. Due figli dopo, King cominciò purtroppo a riversare la sua insofferenza e i suoi problemi nell'alcool, vizio che segnò per diversi anni la sua vita. Provò ad annegare quel senso di incompiutezza come romanziere in fiumi etilici, ma il dolore restò a galla, imbattibile, almeno fino alla pubblicazione nel 1974 del suo primo libro, Carrie, destinato a imprimersi nella mente dei milioni di appassionati del Maestro dell'Orrore come uno dei migliori racconti dello scrittore, un esordio pazzesco da oltre 1 milione di copie, incoraggiato inoltre dalla moglie Tabitha, che supportò con fermezza King quando questo non ripose alcuna fiducia nella storia. Ed è qui che iniziò la vera carriera autoriale di Stephen, dato che grazie ai diritti sull'edizione economica potè rinunciare alla cattedra da insegnate e dedicare tutto il suo tempo alla stesura di romanzi. Affondando così in modo penetrante le radici della sua penna in un terreno creativo saturo di suggestioni orrorifiche, rifacendosi anche alla letteratura gotica dell'800, specie a Bram Stoker, e a monster movie quali Dracula della Universal o Nosferatu, King pubblicò solo l'anno successivo il suo secondo scritto di successo, Le notti di Salem, che fece seguire da un altro, importantissimo romanzo, Shining, che Stanley Kubrick traspose poi nell'omonimo - ma diversissimo! - film con protagonista l'immenso Jack Nichsolson. Anche Le notti di Salem fu adattato (addirittura tre volte, tra film e miniserie TV), ma il successo cinematografico di Shining fu colossale, totalmente cambiato su grande schermo e reso più un thriller psicologico, tecnicamente innovativo sotto le mani di Kubrick. Date le enormi differenze, King si scagliò sin dall'uscita nelle sale contro il film, definendolo successivamente in alcune interviste come "una splendida Cadillac senza un motore sotto al cofano". Ed è curioso come, almeno per il momento, proprio Shining sia considerato il miglior adattamento dei suoi romanzi, l'unico purtroppo sinceramente odiato dall'autore.

All'ombra dello scorpione

Nel 1978 è poi la volta del primo romanzo post-apocalittico, L'Ombra dello scorpione, tra le sue opere più discusse e complesse, nel quale introdurrà un personaggio che diverrà ricorrente nei suoi romanzi, Randall Flagg, che svilupperà poi meglio nei libri de La Torre Nera. Sul finire degli anni settanta, però, tra successi e affermazioni, la madre di King morì di cancro, rigettando lo scrittore in gravi problemi con l'alcool e con la cocaina. Molto noto è ad esempio l'episodio in cui recitò il discorso di addio al funerale della donna completamente sbronzo. Intanto, tra l'83 e l'86, King pubblicò tre dei suoi romanzi più amati e studiati, tra l'altro tutti trasposti in cinema o TV, che sono Pet Semetery, IT e Misery. Libri in cui lo stile narrativo dell'autore si fa sempre più maturo e improntato sui personaggi, psicologicamente molto descrittivo e capace di creare sempre più tensione con piccole trovate geniali. IT, in particolare, segnò la sua seconda, grande storia con protagonisti dei bambini, in un romanzo mastodontico e dalla struttura delicata a calibratissima, ormai imitata e lodata in tutto il mondo. L'autore continuò però il suo percorso di autodistruzione tra droghe e alcool fino al 1987, quando, ormai divenuto un problema serio, la tossicodipendenza cominciò a inficiare la sua produttività, fino a quel momento intatta, costringendo familiari e amici a far iniziare a King un percorso di disintossicazione.

L'incidente e La Torre Nera

Uscito dal rehab, Stephen King continuò poi a scrivere secondo la sua rinomata e invidiabile routine quotidiana, fatta di quattro ore obbligate di lavoro mattutino per la stesura di almeno 2.500 parole, cifra necessaria da raggiungere per alzarsi dalla scrivania e posare la penna sul foglio. In una recente intervista, a quasi 20 anni di distanza dalla prima ammissione di questo suo metodo, King si è inoltre confrontato con George R.R. Martin, confermando il prosieguo del "produttivo rituale di scrittura" al contrario del collega, che pur scrivendo molto, una volta rilette le stesure, è più volte "convinto di dover cancellare parte del lavoro svolto e ricominciare daccapo". Nonostante la dedizione dello scrittore, però, per circa un mese nell'estate del 1999 fu costretto ad abbandonare tale routine a causa di un tremendo incidente che lo costrinse in ospedale con gravi ferite. L'autore venne infatti investito da un'auto in corsa, la stessa che comprò dopo aver denunciato il colpevole una volta dimesso, sfasciandola pezzo per pezzo nel mentre della riabilitazione, in una vera e propria liberazione catartica. Intanto, come anticipavamo, proprio negli anni di dipendenza da alcool e droghe, King pubblicò tra il 1982 e il 1997 i primi quattro romanzi della serie La Torre Nera, che divennero però un vero successo solo qualche anno dopo. Ispirata ai poemi Childe Roland alla Torre Nera giunse di Robert Browning e The Waste Land di Thomas Stearns Eliot, la saga è considerata dallo stesso King come il suo opus magnum e fulcro centrale di quello che è il Mondo Condiviso dell'autore, che comprende molte delle opere più famose e lette, da IT a Shining fino a L'Ombra dello Scorpione. Sei anni dopo il quarto romanzo della serie, King pubblicò poi nel 2003 il quinto, I Lupi del Calla, proseguendo poi con i restanti due l'anno successivo e concludendo una delle serie letterarie più di successo nella storia dell'editoria. Nel 2012 ha anche rilasciato un racconto legato a La Torre Nera intitolato La leggenda del vento. Negli anni 2000 King continua comunque a stupire con alcuni titoli come The Dome, 22/11/63 e Revival, tutti enormi successi commerciali e tutti molto differenti tra loro, un viaggio nei generi tra fantascienza, horror e romanzo di formazione che continuerà poi tra il 2014 e il 2016 con i sorprendenti romanzi stile hard-boiled detective novel di Mr. Mercedes. Ed escluso Revival, tutti hanno ovviamente ricevuto una loro trasposizione. Uno scrittore che in definitiva non smette mai di preoccuparsi delle esigenze del suo pubblico variegato ed eterogeneo, sempre pronto a regalare sorprese, instancabile, stilisticamente raffinato nella sua esageratezza e felice di portare ancora una corona che negli anni ha dimostrato di meritare. Lunga vita al Re!

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