Una Notte da Leoni 2: il cinico mondo di Todd Phillips

Nel 2011 usciva il secondo capitolo di una saga capace di coniugare demenzialità e analisi di un naufragio generazionale.

Una Notte da Leoni 2: il cinico mondo di Todd Phillips
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Quando uscì, il secondo capitolo di Una Notte da Leoni fu accolto con un certo scetticismo, vista l'immancabile tendenza da parte di Hollywood di rovinare qualcosa di buono spremendolo fino all'osso, distruggendo ogni velleità di fantasia e creatività.
Una Notte da Leoni 2 riprese invece le atmosfere demenziali del primo capitolo, ma vi aggiunse anche una non indifferente dose di intelligenza, o perlomeno di cinica visione della vita e della società americana, che vede il mondo come un immenso parco giochi.
L'elemento sorpresa era ovviamente venuto meno, ma nonostante questo il film di Todd Phillips riuscì a stregare il pubblico, a far ridere e a sposare un'atmosfera tanto grottesca quanto scatenata e divertente, creando anche il precedente di un film ambientato in un altro Paese che fosse conforme e allo stesso tempo distante dai cliché a esso connessi.

Tutto comincia con un matrimonio in Thailandia

Tutto parte con il matrimonio di Stu Price con la sua fidanzata thailandese Lauren. La cerimonia nel suo Paese d'origine è l'occasione giusta per coinvolgere Phil, Alan e Doug in un'altra reunion, in un momento finalmente felice della sua vita.
Tuttavia il gruppo non ha fatto i conti con due fattori determinanti: Teddy, il fratello di Lauren, e soprattutto Alan, che sarà la causa di un altro devastante viaggio nel peggio del peggio che la sua fantasia e quel Paese hanno da offrire, tra risse, scimmie ammaestrate, monaci maneschi, l'immancabile boss Chow, l'Interpol, tatuaggi bizzarri e la solita amnesia che richiederà la pazienza di un Tenente Colombo per essere ripianata.
Una Notte da Leoni 2 era un film che per quanto connesso ad atmosfere deja-vu (molto meno del terzo capitolo), aveva il grande pregio di sposare appieno un'ambientazione e un Paese, presentati come in realtà lo specchio del peggio di chi lo visita.
Bangkok non è meno degradata di Las Vegas o di qualsiasi altra città, lo è perché la distruzione la portano questi quattro cavalieri dell'Apocalisse, tipici esemplari del maschio medio americano, ammantati dell'insoddisfazione della loro vita, della repressione della loro anima, che cercano in tutti i modi di sfogare.
A conti fatti il film di Phillips fu un buddy movie grottesco e dissacrante, ma anche una cinica e puntuale critica alla dimensione americanocentrica che da sempre connatura gli occhi con cui gli abitanti degli Stati Uniti guardano il mondo, vedendolo come la loro personale sala giochi.

L'immagine fatta e finita del turismo distruttivo occidentale

Vi era anche di più in questo film. Certo, l'amicizia virile, il gruppo unito, ma in fin dei conti, nel loro perdersi come solo i peggio universitari in Erasmus, Una Notte da Leoni 2 ci ricordò anche la possibile derivazione tossica del concetto di amicizia.
In questo il personaggio di Alan si rivela come illuminante, nel suo farsi carico del peggio della generazione millennial e non solo, dei quarantenni eterni bamboccioni incapaci di crescere del nostro tempo, incatenati al loro passato, costretti a riviverlo per sentirsi parte di qualcosa.
Senza scomodare Il Grande Gatsby di Luhrmann, si può sicuramente trovare molto di inquietante e manipolatorio nel suo personaggio, che tanto deve alla straordinaria verve di Zach Galifianakis, capace di dipingere una sorta di agente del Caos, simbolo dell'inconscio più egoista e manipolatore che si sia mai visto nel genere negli ultimi vent'anni.
I trans, i trafficanti, la mafia, ci sono come c'erano negli States, ma il film va oltre, appiattisce il fascino "esotico" di una cultura sovente dipinta dal cinema come una sorta di parodia involontaria, a uso e consumo del nostro storytelling.

Una notte da leoni 2 è un film che sprezzante ci mostra quanto noi occidentali siamo tossici, una pestilenza per Paesi che a causa del nostro turismo da uomini impenitenti hanno visto la loro realtà culturale distrutta, nel nome della dimensione da divertimento fuori di testa per il maschio anglosassone medio.
Basta informarsi su Bangkok, come su Hanoi, Cuba, Rio de Janeiro... di base il film di Phillips fu assolutamente ferreo nel dileggiare e massacrare il turismo da mezza età dei bianchi occidentali, quelli che hanno creato e fomentato il mercato del sesso, della droga e delle peggio nefandezze da neocolonialismo.

Crescere è imparare a stare senza il branco

Una Notte da Leoni 2 ha sketch irresistibili, personaggi che ripetono all'infinito gli stessi errori, si trovano alle prese con le stesse dinamiche, paure, fobie e sfide. C'è anche Mike Tyson, simbolo di quello stile di vita tra l'eccessivo e il libertino che a molti ancora oggi è più noto delle sue doti di pugile. Epifania generazionale o simbolo del decadimento occidentale? Ma forse è un allargare troppo il campo, nobilitare questo film oltre i suoi meriti e riferimenti, che però esistono, come esiste anche la critica (e assieme l'elogio) al concetto di "branco".
In quel sistema, in quel gruppo, ognuno è slegato dalle proprie responsabilità, ognuno scarica sulle altre scelte e colpe, eppure allo stesso tempo trova il coraggio per andare avanti, per inseguire quel sogno americano che in realtà nessuno di loro ha mai preso veramente.

Molti da noi hanno visto in questa saga, nei due primi film in particolare, quasi la versione americana della "cinematografia della fuga" di Salvatores, quella che trovò l'apice in Marrakech Express e poi in quel capolavoro di Mediterraneo. Ed è vero. Quei quattro bene o male continuano, chi più chi meno, a scappare, a non volersi legare al modello di vita borghese, di cui amano i lati positivi ma non l'inevitabile strutturarsi dentro il circuito familiare da cui sono atterriti. Un caso che lo stesso Stu si sposi con una ragazza straniera invece che americana? Un caso che ci sia sempre il tentativo di rimanere dentro una dimensione di libertà assoluta, di sperimentazione e di totale esclusione del mondo esterno da parte di Alan?
Egli bene o male rappresenta qualcosa che tutti e quattro hanno dentro: la paura di crescere, di essere come "gli altri", di dover imparare a stare da soli senza più quel "branco" che dai tempi di Stand By Me abbiamo imparato che avremo solo da giovani. Dopo, bene o male, dovremo crearci il nostro.

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