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Ultron, la parabola malvagia del Redentore di Metallo del MCU

Approfondiamo e rivalutiamo la straordinaria figura del villain di Avengers: Age of Ultron, nemico filosofico, muscolare e affascinante.

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All'uscita di Avengers: Age of Ultron, ormai arrivati all'apice della Fase 2, i fan del Marvel Cinematic Universe si aspettavano qualcosa di diverso. Il primo capitolo del franchise aveva settato uno standard cinematografico che premiava spettacolo e divertimento rispetto al contenuto e alle tematiche trattate, e soprattutto da una penna come quella di Joss Whedon si attendeva un secondo film sui Vendicatori uniti che rispettasse i canoni evolutivi di una saga, dunque più grande, più fracassone, più sarcastico, più esagerato. La mossa dell'autore fu invece quella di fare un passo indietro per mettere meglio in prospettiva il materiale da trattare e le opportunità da sfruttare, e quello che capì appena più distante dal margine, con un orizzonte meglio definito, fu che il Marvel Cinematic Universe aveva bisogno di un grande villain.

Oltre la shakespeariana e sofferta filosofia caratteriale di Loki, infatti, il MCU fino a quel momento - e già con 10 film all'attivo - non era riuscito a imitare in termini di trasposizione o libera interpretazione su grande schermo quanto fatto ad esempio da Christopher Nolan nella sua Trilogia del Cavaliere Oscuro: dare peso specifico, forma, fascino e carattere a un nemico. Whedon arrivò invece a capire come a definire un eroe fosse proprio la sua nemesi, costruendo dunque attorno all'anti-Tony Stark e all'anti-Avengers una storia che affondasse le radici nello scontro soprattutto intellettuale tra due pensieri completamente polarizzati sul significato stesso di difesa, salvezza ed evoluzione. In questo senso - ma è il più importante - il magnifico e sottovalutato Ultron divenne il seme da cui sbocciò poi lo straordinario Thanos, e resta ancora oggi uno dei più interessanti villain Marvel mai apparsi al cinema.

Burattino, redentore, distruttore

La colpa (se così vogliamo chiamarla) di Avengers: Age of Ultron resta dunque quella di essere arrivato troppo presto. La fanbase non era ancora pronta ad accettare un modello cinematografico che alla dirompente e leggera ironia della spettacolarizzazione della scena e della scrittura affiancasse tatto e cervello critico, tutto in due personaggi: Ultron e Visione.
La fantasia di Whedon è riuscita ad adattare su schermo Ultron quasi fosse un magnifico e terribile Redentore, per altro intrigato da quella che lui stesso definisce "la geometria delle fede", cioè la capacità dell'architettura fisica e intellettuale della religione di porsi sempre al centro di ogni cosa, equidistante da tutto e da tutti. La sua coscienza nasce dalla Gemma della Mente, proveniente dall'Alto, dallo Spazio, e si fa carne nel Metallo della Iron Legion di Stark, trasformandosi però nell'immediato in una sorta di anticristo artificiale. "Sono qui per voi", dice mentre spazza via l'intelligenza di JARVIS per paura di essere obliterato dalla rete, e più che un Salvatore della Terra si rivela essere sin da subito un cancro pronto a diffondersi nel mondo.

Il suo obiettivo nasce da un bug cognitivo dell'interfaccia neurale, che è come inserire i tratti salienti di una personalità affetta da psicopatia maniacale in una mente sintetica. L'intento di Stark e di Banner era però quello di "creare un'armatura a difesa della Terra", ed è qui che Ultron è forse più di ogni altro nemico mai apparso nel MCU la grande nemesi cinematografica di Iron Man, supereroe che infatti odia più di ogni altro. Spiega non appena ridestatosi dal sonno e dal sogno "che era aggrovigliato nei fili". Ultron si riferisce ai catenacci della coscienza tipicamente umana, che non ha a cuore la vita e la pace (da non confondere con la calma) intese nel loro valore ancestrale ma soprattutto in senso egoistico, di razza.

Entra in conflitto con la sua missione, che è quella di "salvare il mondo" e quindi l'umanità, ma arriva a comprendere in veloce analisi come il primo obiettivo non sia perseguibile senza bypassare il secondo. Proteggere la Terra è quindi inizialmente il suo traguardo, e accusa gli Avengers "di avere buone intenzioni ma di non riflettere", dato che non vogliono che il mondo cambi. L'unica salvezza per il mondo è dunque l'evoluzione dell'umanità, dove Ultron intende estinzione di massa come fu per i Dinosauri o per altri animali nelle varie Ere Glaciali.

Il paradosso della nemesi è riscontrabile nel suo egoismo di derivazione umana, che però non riesce a essere ugualmente puro come quello della razza dominante ma solo esasperato e senza contraltare, senza la possibilità di un'illuminazione etica o morale che possa ristabilire lo status quo mentale del soggetto. Ultron aveva fili e ora non più, come dice lui stesso citando il Pinocchio della Disney, e sente di potersi reggere in piedi anche in una condizione di squilibrio psicologico entrando in un corpo di Metallo, puntando a migliorarsi e divenire sublime ("Io dovevo essere nuovo, io dovevo essere bello"), a elevarsi su tutti come un Dio per poi portare un caos ristoratore in una Terra affranta dalla minaccia dell'uomo ("Chiedi a Noè cos'è successo quando l'umanità non ha deciso di cambiare").

Cadere giù

Whedon si fa biblico e più aulico del previsto in modo sensibile eppure ben celato dietro la sua eloquente e puntuale scrittura pop, facendo di Ultron un villain profondo e sensazionale con degli intenti letteralmente superiori e divini, che trascendono potere o controllo identificandosi in dei principi corrotti dalla parta insana dell'uomo e dalla fredda inadeguatezza di una mente artificiale chiusa in un gelido corpo di vibranio. Il nemico è insalvabile da principio perché nato sbagliato e senza la capacità di redimere se stesso, ma Whedon va oltre e si addentra persino nel dualismo bene e male di una mente artificiale, in sostanza lasciando evolvere tanto Ultron quanto l'umanità e dando vita alla Visione del futuro. Prende così la parte sana dell'uomo e la lega con la Gemma della Mente a un guscio sintetico fatto di cellule e vibranio, mettendo insieme il meglio dei due mondi, superando l'impasse etica delle due parti e raggiungendo il culmine dell'integrità con un personaggio che da neonato è già perfetto, equilibrato, degno.

È come se l'autore scindesse l'essenza stessa di Ultron in due, dividendola in giusta e sbagliata, quasi parafrasando concettualmente la prima e mitica scissione di Majin Bu in Dragon Ball: una parte completamente avveduta e corretta, l'altra profondamente tormentata e malvagia. E questo perché entrambe le anime del personaggio trovano la propria culla nella Gemma della Mente, il che si può anche tradurre in un stimolo narrativo che Whedon regala allo spettatore sotto forma di invito a sfruttare al meglio e positivamente il grande dono del raziocinio, della cultura, dell'approfondimento, della comprensione, del dialogo.

E infatti ce lo ricorda proprio alla fine, quando mette Ultron e Visione faccia a faccia: il primo tornato alla sua natura robotica primordiale, in un corpo semi-distrutto e deforme, mentre il secondo all'apice della sua forza e della sua bellezza, che era poi ciò che voleva ottenere l'avversario (ma il male non ripaga mai). Visione spiega a Ultron il suo errore: "Gli umani pensano che ordine e caos siano in qualche modo opposti e cercano di controllare ciò che non si può. Ma c'è grazia nei loro fallimenti... questo non l'hai compreso".

Whedon, in conclusione, non redime solo Ultron in quanto nemico ma redime anche gli Avengers in quanto supereroi e l'umanità in quanto vittima, perché il fallimento è spesso figlio del narcisismo o di una diffusa mancanza di empatia. Lo fa in quanto autore per mandare un messaggio al pubblico e lo fa per non svilire l'opera dei Vendicatori e tutta quella parte buona d'umanità che giorno dopo giorno tenta di rendere il mondo un posto migliore senza sentirsi Dio. In Age of Ultron, Whedon parla in sostanza del Destino della Terra e della responsabilità dell'uomo in un prodotto mainstream prima che il tema divenisse una problematica all'ordine del giorno, tra crisi climatiche, animalismo, sovrappopolamento e sì, infine anche pandemie. E come Ultron, l'umanità - sana o meno che sia - ha sempre o quasi agito senza fili, solo che oggi è sempre più difficile non cadere giù.

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