L'ultimo trailer di Joker è un preoccupante ritratto della società moderna

Joaquin Phoenix è un comico fallito nella storia delle origini del Joker scritta e diretta da Todd Phillips, uno studio sociale sotto forma di cinecomic.

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In attesa di poterne scrivere dopo l'anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia, il Joker di Todd Phillips torna a mostrarsi in un secondo e stupefacente trailer ufficiale. Ancora lontano dall'eviscerare con brutale meticolosità la psiche di Arthur Fleck, il filmato vuole soprattutto addentrarsi nel dilemma della disparità e dell'indifferenza sociale, mostrando infatti come il protagonista interpretato (sembra magnificamente) da Joaquin Phoenix, uno degli ultimi, praticamente un invisibile, riesca a subire colpo dopo colpo angherie e soprusi, sguardi malevoli e discriminatori, accusatori, introiettando rabbia e odio fino al punto di auto-distruggersi.

Nessuno sembra volerlo aiutare a uscire da un baratro sempre più profondo, neanche chi dovrebbe farlo (come ad esempio la sua psichiatra) che infatti nel trailer gli comunica "che non ci saranno altri incontri" oltre a quello che si vede nel filmato. È comunque tardi per un emarginato come Arthur, che vive solo con la madre, in condizioni precarie, con il seme della follia che germoglia quotidianamente nella sua mente.

Impossibile riprendere le redini di un uomo allo sbando, anche se è comunque segno di umanità prestagli assistenza per mitigare le sue sofferenze, per lasciargli almeno un barlume di dignità prima che si spenga davvero tutto intorno a lui. Eppure Arthur non ci sta, perché la società e le persone che la abitano lo hanno maltrattato fin troppo senza mai cercare di capirlo, come se non fosse mai esistito, quasi fosse un fantasma di Gotham messo lì a gironzolare tra malessere e povertà a testimonianza di come gli ultimi passino davvero inosservati.
La verità, però, è che la gente sceglie di farlo e che basta una sola persona per far esplodere il caos e dimostrare che sì, la coda sporca, malvoluta e persino ignorata della comunità può farsi spazio fino alla testa di un singolo individuo, colpendo duro per attestare la sua forza e - di conseguenza - la sua esistenza.

Tutto è negativo

Quello che ci viene mostrato nel filmato è un quadro preoccupante della società moderna, seppure Phillips abbia scelto di ambientare le origini del suo Joker negli anni '80. Si dimostra semplicemente che le disparità civili sono sempre esistite e che l'odio è ciclicamente puntuale all'interno delle comunità, dando in sostanza uno spaccato quasi perfetto della situazione attuale, risultando spaventosamente contemporaneo. Il diverso è messo da parte ed è con immutata protervia che si gioca costantemente sulla pelle dei meno fortunati, incolpandoli persino di scelte che non gli sono state permesse di prendere o di essere differenti, anormali perché così ha voluto la loro psiche (sempre e comunque riflesso dell'ambiente che li ha cresciuti) o forse a causa delle loro tendenze sessuali o per il colore della pelle.
Joker sembra un titolo costruito non tanto per raccontare le origini del personaggio dei fumetti DC, con cui obiettivamente sembra spartire ben poco se non qualche tratto caratteriale e l'ambientazione a Gotham, quanto un progetto nato dall'esigenza di Phillips di donare decoro a quella moltitudine di persone che ogni giorno vengono sopraffatte dal disinteresse della collettività, dai falsi aiuti ricevuti, dalle promesse costantemente eluse.

Ed è allora che la strada più facile per sopravvivere diventa quella poco battuta dall'uomo comune, che riguarda criminalità e pazzia, maschere sotto le quali nascondersi per dimostrare la propria presenza, per far capire al mondo che il solo passo necessario verso una rivolta popolare è lontano solo una presa di coscienza dettata da una lucida follia.

"Siamo tutti clown", recita uno dei cartelli che si vedono nel filmato, ed è un po' come ammodernare l'attore che si sbraccia e si dimena sul palco dell'opera shakespeariana, rendendo il pagliaccio una metafora che di ironico non ha paradossalmente nulla se non il fatto che a ridere, in definitiva, saranno quegli ultimi bistrattati dai primi, mossi comunque da un capo carismatico quale diventerà Arthur, suicidatosi moralmente per abbracciare in toto la sua sagace e anarchica pazzia. È un moto critico verso le derive populiste e al contempo un piccolo studio della società civile contemporanea, pensato inoltre per essere apolitico e post-idealogico, montato emotivamente per elogiare empatia e compassione, sentimenti positivi che oggi stanno scomparendo del tutto. In definitiva, Joker appare provocatorio perché sottile: un film indagatore della natura umana e delle possibili cause di una rivoluzione, dai suoi piccoli inizi alle più grandi conseguenze. Il problema, adesso, è saper aspettare fino al 3 ottobre per capire quanto profondo, meticoloso e drammaturgicamente valido sarà il progetto, finora presentatosi al massimo delle sue possibilità.

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